Archivio tag: david fincher

Mindhunter: stagione 2. Mens sana in corpore sano

Si riparte proprio da dove ci eravamo lasciati.

La scena iniziale di Dennis Rader – sì, è proprio lui, il famigerato BTK Killer – è sinonimo di ansia pura, che scema in uno dei migliori anticlimax della serie tv.

All’inizio di (quasi) ogni puntata ci sono pochi minuti dedicati proprio ad uno dei serial killer più efferati della storia degli USA e quasi fanno presagire sia lui il main villain di questa seconda stagione, ma così non è… tutto lascia presagire diventi la vera nemesi di Holden nella terza stagione.

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Love, Death + Robots: l’orgia di animazione che fa impazzire i geeks di tutto il mondo

Eravamo già gratissimi a Tim Miller per averci dato Deadpool, il primo cinecomic per adulti con sottotesti nerd e battutacce a sfondo sessuale, ma evidentemente il genio creativo di questo regista poteva dare di più, quindi è tornato alle origini, l’animazione, e, collaborando con David Fincher, ha dato vita alla serie antologica di corti d’animazione Love, Death + Robots: un vero tripudio per gli occhi di tutti i geeks che si rispettino.

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David Fincher e Ben Affleck per il remake di Delitto per delitto di Hitchcock

Dopo il grande successo di L’amore Bugiardo – Gone Girl, la coppia David Fincher e Ben Affleck, rispettivamente regista e interprete protagonista, potrebbe riunirsi prestissimo per un altro thriller che – udite udite – sarà Strangers, remake del capolavoro di Alfred Hitchcock Delitto per delitto – L’altro uomo.

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La possibilità di un sequel per L’amore Bugiardo e lo spin-off letterario

Una notizia bizzarra gira per il web da qualche ora, ovvero la possibilità che L’amore bugiardo – Gone Girl possa avere un sequel.

Follia, direte voi, visto che non è proprio il tipo di prodotto che si presta alla serializzazione.

Marketing, aggiungiamo noi. Visto che a parlarne è la stessa sceneggiatrice del film e autrice del romanzo da cui Gone Girl è tratto, Gillian Flynn.

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L’amore bugiardo – Gone Girl, la recensione

Tra i registi artisticamente nati e affermatisi negli anni ’90 e diventati poi di culto nel decennio successivo, David Fincher ricopre probabilmente una delle vette più alte, per coerenza narrativa e stilistica. Perfino quelle opere che oggi possiamo ritenere “intruse” nella sua filmografia, come The Social Network e Il curioso caso di Benjamin Button, hanno un senso, sono dei tasselli di un gigantesco mosaico che gioca con la natura umana, spesso autodistruttiva e irrimediabilmente votata alla solitudine. In questo panorama, che spesso e volentieri pone forti figure femminili al centro di tutto, si va ad inserire L’amore bugiardo – Gone Girl, incredibile e bellissimo thriller, presentato in concorso alla nona edizione del Festival Internazionale del Film di Roma.

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John Doe

JOHN DOE

In una non precisata città degli Stati Uniti qualcuno sta seminando il panico. Un uomo, un assassino, un genio del male che si fa chiamare John Doe e che sta commettendo una catena di delitti senza precedenti. Ispirandosi ai sette peccati capitali (gola, lussuria, invidia, accidia, ira, avarizia e superbia), quest’uomo non lascia tracce di sé e sembra impossibile catturarlo. Un fantasma a tutti gli effetti.

I detective Mills e Somerset brancolano nel buio tra i mille indizi che l’assassino lascia sui luoghi dei delitti: un quadro al contrario, impronte digitali che nascondono messaggi segreti, occhi nelle foto cerchiati di sangue e il nome del vizio capitale di cui la vittima era peccatore, scritto a caratteri cubitali con materiale organico di ogni genere.

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