Archivio tag: festa del cinema di roma 2018

Se la strada potesse parlare, la recensione

Forte dell’inaspettato Oscar portato a casa dal suo Moonlight nel 2017, il regista Barry Jenkins torna alla carica, con più mestiere e maggiore ambizione per raccontare al “suo popolo” e al mondo intero una storia d’ingiustizia, amore e sensibilizzazione verso un argomento che sembra essergli particolarmente a cuore, così come all’odierno establishment cinematografico americano: il razzismo verso la comunità afroamericana. Questa volta la base da cui partire è tanto celebre quanto rischiosa perché Jenkins adatta uno dei romanzi più celebri per un’intera generazione di afroamericani, Se la strada potesse parlare di James Baldwin.

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La diseducazione di Cameron Post, la recensione

Fresco vincitore del Gran Premio della Giuria all’ultimo Sundance Film Festival e presentato nella sezione “Tutti ne parlano” della 13esima edizione della Festa del Cinema di Roma, The Miseducation of Cameron Post (La diseducazione di Cameron Post) va a rinverdire il sempre avvincente filone dei film sulla segregazione e, stavolta, trova un efficace mix nella tematica della scoperta dell’identità sessuale.

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Stan & Ollie, la recensione

Con 106 film interpretati in coppia tra il 1921 e il 1951, Stanlio & Ollio sono una delle più grandi leggende del cinema e della storia dell’intrattenimento mondiale, vere icone della risata e punto di riferimento imprescindibile per chiunque abbia intrapreso dopo di loro la strada della comicità. Al centro di una produzione gargantuesca, che comprende anche il teatro e altre forme di intrattenimento arrivate dopo la loro morte (pensiamo alla serie a cartoni animati prodotta da Hanna e Barbera nel 1966 o, addirittura, il videogame per Commodore 64 negli anni ’80!), Stanlio e Ollio, al secolo Stan Laurel e Oliver Hardy, sono ora protagonisti di un film, Stan & Ollie, prodotto da BBC Films ed Entertainment One e diretto dallo scozzese Jon S. Baird

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Il mistero della casa del tempo, la recensione

C’era una volta Eli Roth, regista di proibitissimi film horror, uno dei pochi ad essersi beccato il VM18 per la distribuzione in sala in Italia per ben due volte (Hostel: Part II nel 2007, e The Green Inferno nel 2013), uno cresciuto a pane e splatter, pupillo di Quentin Tarantino e tra gli apripista dell’ormai tramontato filone del torture porn. C’era una volta e forse non c’è più perché il maggior successo economico mai realizzato da Roth è un film per bambini, Il mistero della casa del tempo (The House with a Clock in the Walls), prodotto dalla Amblin di Steven Spielberg e interpretato da re della risata Jack Black.

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7 sconosciuti a El Royale, la recensione

Avevamo lasciato Drew Goddard-regista immerso in un bagno di sangue mentre antichi déi decimavano la razza umana. Era il 2012 e il film questione era Quella casa nel bosco, folgorante e cultissimo esordio dietro la macchina da presa di uno degli sceneggiatori di punta della Bad Robot di J.J. Abrams. Da allora, Goddard ha continuato una brillante carriera come sceneggiatore (avvicinandosi all’Oscar con The Martian – Sopravvissuto), ha iniziato un’importante collaborazione con Netflix distinguendosi come showrunner e produttore della serie Marvel Daredevil, e ci ha riprovato con la regia, dirigendo la sua sceneggiatura 7 sconosciuti a El Royale (Bad Times at the El Royale).

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