Archivio tag: Festival di cannes 2019

Il lago delle oche selvatiche, la recensione

Il regista/sceneggiatore Diao Yinan è una vera rivelazione; nonostante abbia pochi lungometraggi al suo attivo, ha già collezionato una stupefacente mole di riconoscimenti internazionali in prestigiosi Festival. Il lago delle oche selvatiche (The Wild Goose Lake) è la sua ultima fatica ed è l’ennesimo punto di vista da cui parte per osservare l’universo poliziesco cinese.

La metropoli di Wuhan era poco conosciuta fino a tre mesi fa, ma le cronache di attualità le stanno dando una enorme, e molto triste, notorietà mondiale; tutto il racconto è ambientato nelle sue periferie (degradate ma non per forza). I due assoluti protagonisti sono Hu Ge (il fuggitivo Zhou Zenong) e Gwei Lun Mei (la “bagnante” Liu Ai’ai); lui è inseguito, anzi, braccato perchè reo di avere ucciso un poliziotto e lei è una prostituta il cui luogo di lavoro è sulle sponde del lago di cui al titolo.

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Valutazione: 8.0/10 (su un totale di 1 voto)
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La Belle Époque, la recensione

Storicamente parlando, con l’espressione “belle époque” possiamo definire quel periodo che va dall’ultimo ventennio dell’800 fino ai primi quindici anni del ‘900, ovvero finché non scoppiasse la Prima Guerra Mondiale, localizzando il centro del un fermento culturale e tecnologico nella capitale francese. Idealizzazione nostalgica di un periodo fiorente per la Parigi dell’epoca, ma anche di altre capitali europee in una manciata di anni in cui l’arte e la scienza avevano notevolmente alzato gli standard di benessere e culturali della classe borghese. Una valutazione retroattiva, ovviamente, coniata quando la povertà e la guerra avevano lasciato molti di quei luoghi in cumuli di macerie, sedati da morte e disperazione.

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Valutazione: 7.0/10 (su un totale di 1 voto)
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La vita invisibile di Eurídice Gusmão, la recensione

Due sorelle, Eurídice e Guida, vivono a Rio De Janeiro in un’epoca in cui l’istituzione “famiglia” é caratterizzata da un forte senso di patriarcato; siamo negli anni ’50, infatti. Fin dall’inizio veniamo indirizzati verso una precisa direzione. Quella battuta sibillina (pronunciata nella primissima scena) “Vieni, sta per piovere” sembra preludere chiaramente ai cambiamenti non solo climatici ma anche sociali che le giovani donne stanno per affrontare – o meglio – subire. Il percorso sarà lungo e periglioso ma ben raccontato da uno “script” che presenta pochi difetti.

Stiamo parlando del film La vita invisibile di Eurídice Gusmão, diretto da Karim Aïnouz e basato sull’omonimo romanzo di Martha Batalha. Dopo avere vinto nella sezione Un Certain Regard dell’ultimo Festival di Cannes, esce nelle sale italiane il 12 settembre distribuito da Officine UBU.

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Valutazione: 7.0/10 (su un totale di 1 voto)
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