Archivio tag: festival di venezia 2016

Il Viaggio – The Journey, la recensione

Presentato fuori concorso alla 73esima edizione della Mostra Internazionale d’arte cinematografica di Venezia, The Journey – Il Viaggio del regista irlandese Nick Hamm è la prova definitiva di come sia possibile trasformare il racconto di un importante e serio avvenimento della storia irlandese (e mondiale), in un’occasione di divertimento, oltre che di riflessione rispetto alla realtà politica contemporanea.

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Valutazione: 8.0/10 (su un totale di 1 voto)
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Jackie, la recensione

Jaqueline Kennedy è forse una delle più popolari First Lady nella storia degli Stati Uniti. Il suo stile e la sua eleganza hanno ispirato milioni di donne in tutto il mondo. Ma quanto sappiamo veramente della donna che si celava dietro l’immagine pubblica? Della madre e della moglie?

Quando il 22 novembre 1963 a Dallas, gli Stati Uniti videro il loro Presidente morire assassinato per un colpo di pistola alla testa, quello che vide Jackie fu l’uomo che amava e alla cui causa aveva dedicato la vita, morire tra le sue braccia in un lago di sangue.

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Valutazione: 6.0/10 (su un totale di 1 voto)
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La battaglia di Hacksaw Ridge, la recensione

Sono passati dieci anni dall’ultima volta in cui Mel Gibson si è cimentato dietro la macchina da presa, tra l’altro con ottimi risultati vista la felice riuscita di Apocalypto. Dieci lunghi anni in cui l’attore statunitense, tra diverse interpretazioni e comparsate in progetti non sempre di alto livello, ha covato e preparato il suo grande ritorno alla regia che avviene in grande stile alla 73° Mostra Internazionale d’arte Cinematografica di Venezia con il suo ultimo lavoro dal titolo La battaglia di Hacksaw Ridge, film che racconta le gesta di Desmond T. Doss, il primo obiettore di coscienza della storia americana a ricevere la medaglia d’onore dal Congresso per aver salvato diversi soldati durante una ferocissima battaglia con i giapponesi a Okinawa.

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Valutazione: 7.0/10 (su un totale di 1 voto)
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La La Land, la recensione

Essere un film d’apertura non è un compito affatto facile. È necessario riprodurre l’anima di un festival e portare l’attenzione del pubblico verso qualcosa di completamente innovativo; bisogna costruire un ponte cinematografico fra vecchio e nuovo.

Tra cinefilia e intrattenimento, musiche che hanno già un posto libero nell’Ipod e regia magistrale, Damian Chazelle dirige una vera e propria lezione di cinema con il suo La La Land, film d’apertura della 73esima Mostra del Cinema di Venezia.

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Arrival, la recensione

Attorno all’invasione aliena sulla terra si è ormai creata un’antologia cinematografica vecchia ormai di decenni e fonte inesauribile di capolavori senza tempo come La Cosa, Ultimatum alla Terra, Incontri ravvicinati del terzo tipo, Independence Day, solo per citarne alcuni. Tutti titoli che per la maggior parte avevano come obiettivo quello di rappresentare una guerra tra uomo e alieno, cercare di scoprire le tecnologie delle entità venute dallo spazio oppure tentare di immaginare un’ipotetica interazione tra le due razze. Denis Villeneuve, invece, si pone il problema di raccontare il come comunicare con i visitatori dallo spazio e quale linguaggio possa unire due esseri viventi così lontani e così diversi. Questo e molto altro accade nel suo nuovo thriller fantascientifico Arrival, presentato alla 73° Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, che in realtà utilizza soltanto gli elementi cardine dello Sci-fi per raccontare una storia molto più aderente alla realtà di quanto si possa pensare.

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Robinù, la recensione

Portare sullo schermo un fenomeno ormai conosciutissimo come quello della camorra e della vita dei gangster non è mai un’impresa facilissima, soprattutto dopo il successo della serie tv Gomorra che ha inevitabilmente creato un prototipo di riferimento. In questi casi i pericoli sono due: o imitarlo alla lettera, oppure lasciarsi prendere dalla voglia di distaccarsi dal modello del momento perdendo così di vista l’obiettivo del racconto e andando clamorosamente fuori tema. La soluzione migliore, quindi, sarebbe quella di attuare una via di mezzo proprio come fa Michele Santoro il quale, presosi una pausa dalla conduzione di salotti politici, si cimenta in un documentario di stampo molto tradizionale che però ha il grande merito di fornire un quadro dettagliato dei piccoli protagonisti della camorra, i cosiddetti baby-boss, e il contesto sociale in cui crescono. Questo e altro è Robinù, presentato al 73° Festival di Venezia.

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Animali Notturni, la recensione

“Lo stile deve servire la sostanza”, questo è il mantra di Tom Ford che torna al Lido di Venezia (dopo la presentazione della sua opera prima, A Single Man), con Animali Notturni, un thriller angosciante circondato dallo stile di una passerella di Gucci.

Al centro del film vi è Susan, affermata mercante d’arte, che un giorno riceve un pacco dal suo ex-marito con all’interno il suo ultimo romanzo. La tragica storia di un uomo e della sua famiglia comincia sulle strade del Texas e prenderà vita davanti agli occhi di Susan portandola a mettere in discussione il suo presente e le scelte prese in passato.

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Piuma, la recensione

Che cosa è esattamente un film da concorso?

Passeggiando per il lido, tutti (o quasi) sembrano avere la risposta pronta quando affermano: “Piuma non è certamente un film degno del concorso”. Il film, diretto da Roan Johnson e secondo titolo italiano presentato in concorso alla 73^ Mostra d’Arte Cinematografica di Venezia, è stato accolto con applausi e qualche fischio dalla critica; si ha l’impressione che analizzare un film in concorso a Venezia voglia dire dimenticarsi cosa significa godere della pellicola al di là di distinzioni, categorie e generi di ogni tipo. Ci si dovrebbe domandare in primis: Piuma è un’ottima commedia?

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Pets – Vita da animali, la recensione (CONTRO)

Che cosa fanno i giocattoli quando non c’è nessuno in casa?

A questa domanda ha risposto Toy Story nell’ormai lontano 1995 portando alle lacrime grandi e piccoli di tutto il mondo. Ma si sa, se l’idea è buona, rivederla in altri film è solo una questione di tempo. Pets riprende il detto “quando il gatto non c’è i topi ballano” e lo muove dai giocattoli verso gli animali domestici.

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Indivisibili, la recensione

Viola e Dasy sono due gemelle siamesi, attaccate per il bacino, che hanno da poco compiuto diciotto anni. A Castel Volturno, comune in provincia di Caserta, sono delle vere e proprie star della canzone neomelodica e vengono chiamate per esibirsi di continuo a matrimoni o feste di compleanno. Con le loro esibizioni, Viola e Dasy danno da mangiare a tutta la famiglia, composta da un padre/manager attaccato al guadagno immediato, una madre etilista e due zii che insieme al parroco del paese, Don Salvatore, stanno convincendo la comunità che le due cantanti – grazie alla loro particolarità genetica – siano in grado persino di portare fortuna. Le cose vanno bene fino a quando, grazie ad un incontro fortuito con il Dott. Fasano, le due ragazze scoprono di potersi dividere con un intervento nemmeno troppo pericoloso. Da questo momento tutto cambia. Dasy inizia a desiderare una vita “normale” con una propria individualità, Viola teme di perdere il legame con la sorella e Peppe – padre delle due – sa che non potrà più continuare a lucrare sulle sue figlie nello stesso modo.

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