Archivio tag: film horror

Countdown, la recensione

Memento mori, ovvero ricordati che devi morire, recitava un’antica locuzione latina utilizzata per lo più per ridimensionare l’entusiasmo dei generali vittoriosi in rientro da una guerra. Rielaborata in chiave comica da un noto sketch del grande Massimo Troisi, il memento mori è poi stato spesso al centro di fantasiosi concept per film horror di nuova generazione: leitmotiv dell’indimenticabile saga Final Destination – che vedeva al centro del racconto proprio la difficoltà, se non impossibilità, di sottrarsi alla morte – e punto di partenza (e arrivo) di The Ring, dove a scandire le lenta venuta della Triste Mietitrice è un conto alla rovescia di 7 giorni. Un countdown verso il momento della morte è anche l’idea primaria del film d’esordio di Justin Dec che si intitola, appunto, Countdown e arriva nei cinema italiani dal 21 novembre distribuito da Eagle Pictures.

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Valutazione: 6.0/10 (su un totale di 1 voto)
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Beast Movies – Parte 3. Variante fantastica: Wild Beasts, Rats e Killing Birds

Wild Beasts - Belve feroci

Wild Beasts – Belve feroci (1984) di Franco Prosperi possiamo dire che sta al filone eco-vengeance un po’ come Cannibal Holocaust sta al filone cannibal-movie: esce infatti dai confini del “genere” per assumere contorni da film di denuncia, decisamente autoriale. Wild Beasts è sicuramente il più “impegnato”, nonché uno fra i migliori, nel genere “animali assassini”. E non è un caso, visto che il regista è Franco Prosperi, uno degli inventori – insieme a Jacopetti e Cavara – dei cosiddetti “mondo-movie”, tanto discussi e criticati ma comunque importanti nella storia del cinema italiano (e infatti sempre oggetto di studi). Nel nostro film, è come se Prosperi mettesse in scena sotto forma di fiction la rivolta di quella natura che lui stesso aveva ritratto in precedenza sotto forma di documentario.

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La bambola assassina, la recensione

Nel turbine da revival anni ’80, che trova espressione al cinema così come in tv e nel mondo dei fumetti, non poteva esimersi una delle icone horror nate al cinema proprio sul finire di quella decade, Chucky, il temibile e sboccato serial killer imprigionato nel corpo plasticoso di un bambolotto e protagonista del franchise La bambola assassina.

Film prodotto nel 1988 e diretto da Tom Holland da un’idea di Don Mancini, La bambola assassina si impose immediatamente nell’immaginario degli horror-fan come uno dei più originali, spaventosi e carismatici boogeyman del cinema di paura. Affiancando altre icone del genere come Freddy Krueger, Jason Voorhees, Michael Myers e Leatherface, Chucky tornò più e più volte al cinema in una lunga saga che conta, ad oggi, sette film, tutti di qualità medio/alta con il picco raggiunto nel 1998 dal cultissimo La sposa di Chucky di Ronnie Yu, in cui la contaminazione con la commedia aveva ridefinito (e in buona parte resuscitato) il brand.

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Valutazione: 6.5/10 (su un totale di 2 voti)
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Polaroid, la recensione

Quando ci si imbatte in prodotti come Polaroid, lungometraggio d’esordio del norvegese  Lars Klevberg, si rimane un po’ sconcertati dal vuoto totale che un genere meraviglioso come l’horror possa a volte generare.

Avete presente le ghost-stories incentrate su un oggetto tecnologico maledetto che hanno proliferato in tutto il mondo agli inizi del 2000? Erano un po’ la risposta al successo che ebbe The Ring e, da quel momento, la creatività degli autori si è sbizzarrita nel legare a presenze maligne oggetti di uso quotidiano, spesso di estrazione tecnologica, e i più gettonati sono stati telefoni e macchine fotografiche, prima che prendesse piede il trend internettiano di app e social network.

Polaroid, che è stato realizzato nel 2017 ma arriva nei cinema di tutto il mondo solo ora nel 2019, si ricollega proprio a quel mini-filone eleggendo a protagonista del terrore proprio la macchina fotografica a sviluppo istantaneo che gli da il titolo.  

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Valutazione: 5.0/10 (su un totale di 1 voto)
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La Llorona – Le lacrime del Male, la recensione

Escludendo quanto fatto in maniera lungimirante dagli Universal Studios negli anni 30-40-50 con i cosiddetti Mostri Classici e i celebri cross-over tra le saghe di Alien e Predator e Nightmare e Venerdì 13, si fatica a trovare nel genere horror la presenza di universi condivisi alla stregua di quanto accade oggi nel filone cinefumettistico. Probabilmente buttando un occhio proprio a quanto stanno facendo con successo i Marvel Studios, è nato un piccolo universo anche tra le fila del cinema di paura in seguito all’enorme successo ricevuto da The Conjuring – L’evocazione di James Wan che ha dato origine a quello che gli addetti ai lavori conoscono oggi come Conjuringverse. Sei anni e sei film (ma con un settimo in arrivo in estate) che hanno come matrice comune i coniugi Warren e i loro casi di investigazione del soprannaturale capaci di generare prequel e spin-off della saga madre senza dover coinvolgere i Warren stessi in prima persona. Se in questi anni abbiamo assistito alla nascita della saga sulla bambola demoniaca Annabelle e del demone con abito da suora protagonista di The Nun, ora tocca a La Llorona – Le lacrime del Male, personaggio mai introdotto nella saga-madre di The Conjuring ma ad essa comunque collegato.

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Valutazione: 6.0/10 (su un totale di 1 voto)
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La casa delle bambole – Ghostland, la recensione

Buona parte dei successi horror degli ultimi 15 anni devono molto al cinema del terrore degli anni ’70: remake più o meno ufficiali e film che a quel decennio guardano con insistenza, cercando ispirazione nelle pellicole di quegli anni e nei registi che hanno esordito in quel periodo di grande fermento e sperimentazione. Autori come Rob Zombie, Eli Roth, James Wan e film come Non aprite quella porta di Marcus Nispel, L’alba dei morti viventi di Zack Snyder, Le colline hanno gli occhi di Alexandre Aja, i più recenti Halloween di David Gordon Green e Suspiria di Luca Guadagnino. Tutto ha origine in quel magnifico decennio.

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Valutazione: 8.0/10 (su un totale di 1 voto)
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36TFF. Dead Night, la recensione

Una famiglia si ritira in uno chalet in mezzo ai boschi per affrontare la diagnosi di cancro terminale di James, marito di Casey e padre di Jason e Jessica. Infatti, alcune voci sostengono che il luogo abbia proprietà curative. Con loro viaggia anche Becky, amica nonché compagna di classe di Jessica.

Con questo classico incipit da horror, si apre Dead Night, prima prova del regista Brad Baruh, presentato al 36esimo Torino Film Festival nella sezione After Hours.

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Valutazione: 5.0/10 (su un totale di 1 voto)
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A Quiet Place – Un posto tranquillo, l’horror con Emily Blunt in Blu-ray

Con oltre 330 milioni di dollari incassati in tutto il mondo, A Quiet Place – Un posto tranquillo non solo è stato un grande successo internazionale, ma anche il maggior incasso per la Paramount Pictures da molti anni a questa parte, soprattutto se si considera il budget contenuto (17 milioni di dollari) e il fatto che il film fosse anche vietato ai minori. Un successo anche di critica, che giustamente ha elogiato la qualità dell’opera, l’originalità e l’ottima tenuta della tensione, appurando che A Quiet Place – Un posto tranquillo è un ottimo film e il miglior horror arrivato in sala quest’anno.

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Con Koch Media la paura fa ancora 9.99! [seconda parte]

Continuiamo a parlarvi dell’interessante iniziativa La paura fa 9.99 promossa da Koch Media e mirata ad ampliare il catalogo dei film direct-to-video con sei titoli di genere, prevalentemente horror, distribuiti sia in DVD che in alta definizione Blu-ray disc al prezzo economico di 9.99€. Nella prima parte di questo speciale (che potete leggere qui) vi abbiamo parlato dei primi tre titoli, film sfiziosi e fantasiosi desiderosi di riformulare la figura dello “zombie”, adesso completiamo il discorso e veniamo  alla seconda tripletta.

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Omaggio a Wes Craven: Le colline hanno gli occhi II

Negli anni Ottanta, Wes Craven (e il cinema horror in generale) stava attraversando una nuova fase: esaurito il decennio più “selvaggio” dei seventies, stavano nascendo nuovi filoni e si stava codificando una nuova estetica, altrettanto sanguinaria ma più raffinata.

Gli eighties sono gli anni per eccellenza del genere slasher: Halloween di Carpenter (in anticipo sui tempi, è del 1978) e Venerdì 13 di Cunningham (1981) sono le due opere seminali insieme a Nightmare di Craven (1984), che introduce il soprannaturale. La grandezza di Craven, come di tutti i maestri del cinema, consiste anche nel saper leggere i cambiamenti socio-culturali e tradurli in immagini nuove, riprendendo elementi della tradizione horror precedente e creando qualcosa di nuovo.

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