Archivio tag: horror italiano

The Nest – Il nido, la recensione

Quello che accade a Villa dei Laghi è un mistero. Un mistero tacito, quasi un “macguffin”.

Perché il giovane paraplegico Samuel è costretto a vivere tra le mura della magione senza la possibilità di spingersi oltre il cancello? Cosa accade durante la notte tra i corridoi della villa? Cosa trama Elena, madre di Samuel, e il gruppo di persone che popolano la tenuta e sembrano appartenere a una setta? Ma soprattutto, cosa c’è fuori dai confini di Villa dei Laghi?

Una serie di domande si accumulano durante la visione di The Nest – Il nido, lungometraggio d’esordio di Roberto De Feo, domande che arrivati a un certo punto sembrano quasi destinate a non aver risposta, almeno non fino in fondo, finché tutta la verità esplode deflagrante in uno dei finali più suggestivi e terrificanti di questa annata cinematografica.

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Chapter 27 e Il Carillon disponibili in blu-ray disc

Orrori reali e orrori immaginari, tra le nuove proposte home video di CG Entertainment troviamo due film interessati a raccontare questa “doppia” faccia della paura. Se in Chapter 27, infatti, ci viene raccontato un terrore squisitamente ancorato al reale grazie alle gesta di Mark David Chapman, ovvero colui che l’8 dicembre 1980 uccise John Lennon davanti l’entrata del Dakota Building, nell’italiano Il Carillon siamo immersi in una nuda e cruda storia di fantasmi nata sull’orma delle moderne (e meno moderne) ghost story di stampo hollywoodiano così come quelle orientali. Entrambi i titoli arrivano sul mercato home video con CG Entertainment sia in DVD che in alta definizione blu-ray disc.

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Disponibile in blu-ray l’horror italiano Die in One Day – Improvvisa o muori

Eros e Roberto D’Antona. Ma anche Mirko D’Antona. Sceneggiatori e registi i primi due (Roberto anche attore), solo attore il terzo. Tre fratelli nati a Taranto che, negli ultimissimi tempi, sono riusciti a mettere in piedi una vera e propria factory a carattere squisitamente familiare determinata a donare nuova linfa al cinema di genere Made in Italy. Produzioni altamente indipendenti, le loro, che rievocano meccanismi legati al cinema horror, thriller ed action strizzando l’occhio (nemmeno troppo velatamente) a tanto cinema statunitense di successo più e meno recente. Solo qualche mese fa vi abbiamo parlato di The Wicked Gift e Fino all’inferno, entrambi diretti ed interpretati da Roberto D’Antona, adesso vi parliamo di Die in One Day – Improvvisa o muori, terzo lungometraggio di Eros D’Antona distribuito di recente da CG Entertainment sia in DVD che in alta definizione Blu-ray disc.

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Shanda’s River, la recensione

L’horror Shanda’s River (2018) di Marco Rosson è una chiara dimostrazione di come il cinema sia fatto innanzitutto di idee, e del fatto che si possano fare buoni prodotti anche in un sistema indipendente. Anzi, ultra-indipendente in questo caso, visto che Rosson – come riporta Nocturno.it – utilizza un budget irrisorio, girando 88 scene in soli 9 giorni complessivi di riprese. Cast artistico e tecnico sconosciuto al grande pubblico, effetti speciali artigianali, fotografia essenziale: eppure il film funziona discretamente bene, nonostante alcune pecche estetiche e narrative, ha ottenuto premi in festival di tutto il mondo ed è stato distribuito in Italia in Dvd e Blu-ray dalla label indipendente Cine-Museum – un successo niente affatto scontato per un film indipendente.

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Die in One Day – Improvvisa o muori, la recensione

Si era già parlato in un articolo precedente riguardo Fino all’inferno dei fratelli Eros e Roberto D’Antona. Ora sbarca nelle sale cinematografiche (il che è un grandissimo successo per ogni film indipendente) il terzo lungometraggio di Eros D’Antona, Die in One Day – Improvvisa o muori (2018), prodotto dalla sua factory Funny Dreamers Productions. Entrambi i registi stanno dimostrando di avere dimestichezza con vari generi, passando fluidamente dall’uno all’altro sia nell’arco temporale, sia durante lo stesso film. Eros D’Antona, dopo il pulp action/comedy Insane e l’horror del filone “case infestate” Haunted, si tuffa nel survival-movie (e anche trap-movie, per utilizzare il termine coniato da Nocturno Cinema per questo filone).

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In a Lonely Place, la recensione

Scetticismo, diffidenza, curiosità ed entusiasmo: è questo il mix di sentimenti che accompagna la realizzazione e l’uscita di un film horror italiano, filone del quale siamo stati maestri per decenni. Una rinascita resa molto difficile non soltanto dalle conclamate difficoltà produttive, ma anche dalla mancanza di professionalità adeguate e un approccio da parte dei registi non sempre idoneo a dare una scossa definitiva in quanto a idee.

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In fondo al bosco, la recensione

Il 5 dicembre, ogni anno, gli abitanti di un piccolo paesino montano nel cuore delle Alpi festeggiano la festa di San Nicolò e dei Krampus. Travestiti da diavoli, i paesani sfilano per le strade fino all’alba con lo scopo principale di terrorizzare i bambini. La leggenda dei Krampus prevede che tra i paesani mascherati da demoni si nasconde anche il Diavolo stesso che ne approfitta per uscire allo scoperto e rapire i bambini cattivi. La notte del 5 dicembre 2010, nel cuore dei festeggiamenti paesani, il piccolo Tommi scompare nel bosco senza lasciare traccia. Cinque anni dopo, un bambino senza identità viene rinvenuto in un cantiere nella periferia di Napoli. Hannes Ortner, commissario del paese che non ha mai smesso di cercare il bambino, prende in custodia il piccolo e attraverso il test del DNA appura che si tratta proprio di Tommi. Il padre Manuel è felice di aver ritrovato suo figlio e finalmente può scagionarsi agli occhi del paese che lo ha sempre colpevolizzato per la scomparsa. Ma Linda, madre di Tommi, fatica ad adattarsi al ritrovamento del figlio e, spinta da antiche credenze popolari, inizia a credere che adesso Tommi sia l’incarnazione del Diavolo.

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Hybris, la recensione

Ci hanno provato. Hanno fallito ma ci hanno provato. Quello che sorprende è che dei ragazzi così giovani siano riusciti a realizzare un prodotto così vecchio. Hybris è il primo lungometraggio del giovanissimo regista ventunenne Giuseppe Francesco Maione, girato su un soggetto e una sceneggiatura dell’altrettanto giovane Tommaso Arnaldi. Hybris, termine che indica un topos della tragedia e della letteratura greca che letteralmente significa tracotanza, eccesso, superbia e prevaricazione, riassume più o meno tutta la sinossi del film che, però, fallisce nel suo intento. Buone le basi, catastrofico il risultato.

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