Archivio tag: horror italiano

Die in One Day – Improvvisa o muori, la recensione

Si era già parlato in un articolo precedente riguardo Fino all’inferno dei fratelli Eros e Roberto D’Antona. Ora sbarca nelle sale cinematografiche (il che è un grandissimo successo per ogni film indipendente) il terzo lungometraggio di Eros D’Antona, Die in One Day – Improvvisa o muori (2018), prodotto dalla sua factory Funny Dreamers Productions. Entrambi i registi stanno dimostrando di avere dimestichezza con vari generi, passando fluidamente dall’uno all’altro sia nell’arco temporale, sia durante lo stesso film. Eros D’Antona, dopo il pulp action/comedy Insane e l’horror del filone “case infestate” Haunted, si tuffa nel survival-movie (e anche trap-movie, per utilizzare il termine coniato da Nocturno Cinema per questo filone).

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Valutazione: 8.0/10 (su un totale di 1 voto)
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In a Lonely Place, la recensione

Scetticismo, diffidenza, curiosità ed entusiasmo: è questo il mix di sentimenti che accompagna la realizzazione e l’uscita di un film horror italiano, filone del quale siamo stati maestri per decenni. Una rinascita resa molto difficile non soltanto dalle conclamate difficoltà produttive, ma anche dalla mancanza di professionalità adeguate e un approccio da parte dei registi non sempre idoneo a dare una scossa definitiva in quanto a idee.

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Valutazione: 7.0/10 (su un totale di 1 voto)
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In fondo al bosco, la recensione

Il 5 dicembre, ogni anno, gli abitanti di un piccolo paesino montano nel cuore delle Alpi festeggiano la festa di San Nicolò e dei Krampus. Travestiti da diavoli, i paesani sfilano per le strade fino all’alba con lo scopo principale di terrorizzare i bambini. La leggenda dei Krampus prevede che tra i paesani mascherati da demoni si nasconde anche il Diavolo stesso che ne approfitta per uscire allo scoperto e rapire i bambini cattivi. La notte del 5 dicembre 2010, nel cuore dei festeggiamenti paesani, il piccolo Tommi scompare nel bosco senza lasciare traccia. Cinque anni dopo, un bambino senza identità viene rinvenuto in un cantiere nella periferia di Napoli. Hannes Ortner, commissario del paese che non ha mai smesso di cercare il bambino, prende in custodia il piccolo e attraverso il test del DNA appura che si tratta proprio di Tommi. Il padre Manuel è felice di aver ritrovato suo figlio e finalmente può scagionarsi agli occhi del paese che lo ha sempre colpevolizzato per la scomparsa. Ma Linda, madre di Tommi, fatica ad adattarsi al ritrovamento del figlio e, spinta da antiche credenze popolari, inizia a credere che adesso Tommi sia l’incarnazione del Diavolo.

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Valutazione: 8.0/10 (su un totale di 1 voto)
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Hybris, la recensione

Ci hanno provato. Hanno fallito ma ci hanno provato. Quello che sorprende è che dei ragazzi così giovani siano riusciti a realizzare un prodotto così vecchio. Hybris è il primo lungometraggio del giovanissimo regista ventunenne Giuseppe Francesco Maione, girato su un soggetto e una sceneggiatura dell’altrettanto giovane Tommaso Arnaldi. Hybris, termine che indica un topos della tragedia e della letteratura greca che letteralmente significa tracotanza, eccesso, superbia e prevaricazione, riassume più o meno tutta la sinossi del film che, però, fallisce nel suo intento. Buone le basi, catastrofico il risultato.

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Valutazione: 5.0/10 (su un totale di 1 voto)
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