Archivio tag: i wonder pictures

About Endlessness – Sulla infinitezza, la recensione

Il piccione non è sceso dal ramo e non ha smesso di riflettere. Stavolta il suo pensiero si slancia oltre l’esistenza, cercando di cogliere qualcosa che superi la finitezza. Il piccione riflette sull’infinito.

Roy Andersson conquistò il Leone D’oro (a sorpresa e meritatissimamente) grazie al suo stile peculiare di camere fisse, colori slavati e malinconica ironia. Cinque anni dopo riprende il discorso in quello che già si sente definire come un B-side de Un piccione seduto su un ramo riflette sull’esistenza. Per certi versi l’accostamento è azzeccato: come molti lati B dei vinili o delle audiocassette di una volta, About Endlessness è più breve, ostico e introspettivo rispetto al lato A. Ma se guardiamo all’intera produzione del regista svedese, dovremmo definirlo almeno un lato D, dal momento che i precedenti Canzoni del secondo piano e You, the Living  formavano un continuum ideale col piccione. Quindi forse è meglio limitarsi a considerare il film di per se stesso. D’altronde parla dell’infinito: il materiale non manca.

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Valutazione: 7.0/10 (su un totale di 1 voto)
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Palm Springs – Vivi come se non ci fosse un domani: in DVD la commedia fantascientifica sui loop temporali

Tutto ha avuto inizio in Pennsylvania, in quel magico 2 febbraio, quando lo scorbutico meteorologo Phil Connors si è ritrovato intrappolato in un loop temporale e costretto così a vivere all’infinito l’odiatissimo Giorno della Marmotta. Era il 1993 quando nelle sale usciva Ricomincio da capo, istant-cult diretto da Harold Ramis e con un Bill Murray in assoluto stato di grazia. Da allora, il concept di un film ha avuto la forza di diventare un filone cinematografico e così il film di Ramis ha dato origine a tantissime emulazioni capaci di toccare i generi più disparati, persino l’horror o la fantascienza bellica. Ultimo di questa lunga lista di titoli è Palm Spring – Vivi come se non ci fosse un domani, commedia fanta-romance presentata al Sundance Film Festival 2020 e disponibile da qualche settimana in DVD sotto la doppia etichetta Mustang Entertainment e I Wonder Pictures.

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Nuevo Orden, la recensione

Michel Franco, dopo aver conquistato Cannes con Despues de Lucia (vincitore di Un Certain Regard nel 2012) e Chronic (Prix du Scenario nel 2015), sbarca alla Mostra del Cinema di Venezia 2020, in concorso, con una distopia davvero interessante.

Ambientato in Messico, Nuevo Orden è la storia di un’ipotetica insurrezione popolare in cui membri dell’esercito e della classe più povera  sequestrano giovani abbienti per chiedere il riscatto alle rispettive famiglie.

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Nuevo Orden, il film distopico Leone d’Argento a Venezia arriva su IWONDERFULL Prime Video Channel

New Order

Nuevo Orden, il film vincitore del Leone d’Argento – Gran Premio della Giuria alla 77° Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, arriva in Italia in esclusiva digitale dal 15 aprile su IWONDERFULL Prime Video Channel, inaugurando il canale di I Wonder Pictures disponibile in abbonamento mensile a 6,99€ su Amazon Prime Video. 

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Commedie d’autore in home video: Dio e’ donna e si chiama Petrunya e La Belle Epoque

Tra le recenti offerte home video di CG Entertainment, sempre molto variegate fra loro, segnaliamo la presenza di due piccole opere d’autore che hanno saputo smuovere un certo entusiasmo sia da parte della critica che del pubblico, emergendo anche in prestigiose vetrine festivaliere di tutto il mondo. Due film capaci di riflettere e far riflettere su problemi esistenziali, su quanto possa essere fallimentare la condizione umana così come su tematiche di stretta matrice sociale. Vi parliamo di Dio è donna e si chiama Petrunya, singolare coproduzione tra Macedonia, Francia, Slovenia e Croazia, e La Belle Epoque, agrodolce commedia francese accolta con un notevole plauso un po’ da tutti.

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Dopo la guerra, la recensione

Siamo a Bologna nel 2002. Nell’università risuonano le proteste per la riforma del lavoro, mentre un giudice viene assassinato. La responsabilità politica dell’atto criminale viene attribuita a Marco (Giuseppe Battiston), militante di estrema sinistra, condannato per omicidio, che ora vive in Francia da 20 anni, grazie alla Dottrina Mitterand (in vigore dal 1985 al 2003) che concedeva il diritto d’asilo. Quando il governo italiano ne chiede l’estradizione, Marco deve fuggire insieme alla figlia 16enne, nata e cresciuta in Francia, Viola (Charlotte Cétaire). La vita dei due precipita, portando nel baratro anche quella della famiglia italiana di Marco, che, da un giorno all’altro, si trova costretta a pagare per le sue colpe passate, in maniera completamente ingiustificata.

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Manifesto, la recensione

Il Manifesto è un documento programmatico di un movimento o di una corrente politica, artistica o religiosa, che ne espone regole e princìpi e le sottopone al giudizio pubblico. Nozione importante, da tenere a mente, per un’attenta e produttiva fruizione dell’opera Manifesto di Julian Rosefeldt, presentata in origine come un’istallazione filmica di tredici canali, nel 2015.

Entriamo in sala e subito siamo immersi nel Manifesto del Partito Comunista raccontato da un senza tetto, nei motti dadaisti recitati da una vedova ad un funerale, nel Dogma 95 descritto da una maestra ai suoi alunni, e così via.

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Nico 1988, la recensione

Christa ha ormai raggiunto la mezza età. Fra un’intervista e un concerto in periferia promuove i suoi ultimi lavori. Ai giornalisti risponde che non vuole raccontare del suo passato, ciò che conta è la sua carriera attuale. Non le canzoni con i Velvet Underground. Non Lou Reed.

Non vuole neanche essere  chiamata con il nome che l’ha resa famosa: Nico. Lei ora è Christa e vuole raccontare la sua storia.

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Glory – Non c’è tempo per gli onesti, la recensione

Negli ultimi anni il cinema bulgaro ha risentito di un considerevole miglioramento della sua reputazione internazionale. In primo luogo grazie a pellicole intimiste o dai tratti autoriali, capaci di inserirlo pienamente nel solco di certo cinema europeo molto apprezzato sopratutto nei grandi festival internazionali (Cannes, Venezia, Berlino). Basti pensare ad opere come Il Mondo è Grande e la Salvezza è in agguato dietro l’angolo di Stephan Komandarev del 2008 o L’Isola di Kamen Kalev del 2011, che risulta essere proprio una produzione franco-bulgara.

Una giusta configurazione ed una netta politica autoriale emersa a partire dalla fondazione del Centro Nazionale di Cinematografia di Sofia nel 1991, a seguito della fine del regime comunista.

Se prima di allora il cinema bulgaro poteva sostanzialmente dividersi in pellicole di puro intrattenimento o di critica al regime (sopratutto negli anni ’80), ora il tracciato sembra ben definito all’insegna della tradizione del cinema d’autore europeo (strizzando l’occhio ai vicini rumeni ed alla loro idea di cinema).

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La principessa e l’aquila, la recensione

Aisholpan è una ragazza di 13 anni e fa parte di una famiglia nomade che vive nella parte mongola dei monti Altaj, una zona in cui una tradizione in particolare molto sentita viene tramandata di padre in figlio da secoli: la caccia con le aquile. Un’usanza tutta maschile in una società dove le donne sono ritenute troppo deboli per poter anche solo pensare di cimentarsi in qualsiasi tipo di attività al di fuori dei lavori casalinghi. Ma per Aisholpan la questione è diversa. Cresciuta fin da piccola con il mito dei cacciatori di aquile, decide di voler far parte di quel mondo andando contro una tradizione millenaria.

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