Archivio tag: luca argentero

Copperman, la recensione

«Sventurati i popoli che hanno bisogno di eroi».

Così recitava il drammaturgo tedesco Brecht nella prima metà del novecento e chissà cosa avrebbe detto o pensato oggi che la febbre da eroe, anzi “supereroe”, sta dilagando in tutto il mondo. Se è vero che non si contano più i cinecomics d’oltreoceano è bene notare come, a poco a poco e in maniera molto timida, anche in Italia si respira questa volontà di creare un paladino mascherato. Così, dopo lo sconcertate ragazzo invisibile di Salvatores e il ben più interessante superuomo di Mainetti, arriva un terzo supereroe mascherato che ha il volto di Luca Argentero. Corazzato fino ai denti con un’armatura di rame e armato di razzi segnalatori, questo nuovo combattente italiano si muove silente fra le stradine di un piccolo comune umbro per difendere i più deboli e sconfiggere i prepotenti. Signori e signore, ecco a voi Copperman.

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Valutazione: 6.0/10 (su un totale di 1 voto)
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Cosa fai a Capodanno?, La recensione

È la notte del 31 dicembre. Mentre le radio non fanno altro che parlare di una straordinaria tempesta solare che accompagnerà proprio la fine dell’anno, il furgoncino di una ditta di catering – che trasporta aragoste, ostriche e champagne – fa il possibile per raggiungere uno chalet di montagna rimasto isolato per via dell’abbondante nevicata. Allo chalet, tuttavia, sono diretti alcuni strambi individui che hanno deciso di salutare l’anno organizzando una piccante serata tra scambisti. Quando tutti gli invitati sono giunti a destinazione, in attesa della mezzanotte e della tanto attesa “ammucchiata”, iniziano a conoscersi così da far subito emergere contrasti, alleanze e gelosie. Il vero problema, tuttavia, è che gli scheletri nell’armadio sono molti e nessuno è realmente chi dice di essere.

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Valutazione: 1.0/10 (su un totale di 1 voto)
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Sirene: una commedia con le pinne più che un fantasy!

Al sovraffollamento delle storie di mafia e criminalità ad alto budget, Ivan Cotroneo e Rai Fiction rispondono con la serie Sirene, progetto coraggioso, anomalo e rischioso per una televisione generalista che si mette in gioco pur di ritrovare un suo pubblico.

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Vacanze ai Caraibi, la recensione

Quest’anno la guerra dei Cinepanettoni si è fatta più subdola che mai!

Già lo scorso Natale il gioco che coinvolge il cinema comico italiano da oltre trent’anni si era complicato più che in passato, dal momento che il licenziamento del regista Neri Parenti da parte di Filmauro aveva creato un’Idra Bifronte che da una parte aveva il cinepanettone De Laurentiis tradizionale con il film di Volfango De Biasi Un Natale Stupefacente, con Lillo e Greg, dall’altra il film episodico e corale di Neri Parenti, Ma tu di che segno 6?, con il rispolvero di Massimo Boldi. Il 2015, però, al ritorno di Lillo e Greg con Filamuro (Natale col Boss) si contrappone un Neri Parenti agguerritissimo che riprende le redini del film vacanziero natalizio old style, quello dei tempi d’oro del cinepanettone. Con Vacanze ai Caraibi, infatti, si torna a quella formula precedente allo stravolgimento degli ultimi tre anni, quando si è abbandonato il filone del Natale a… e si è passati all’episodico decontestualizzato.

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Valutazione: 5.0/10 (su un totale di 1 voto)
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Ridere… con intelligenza. Italiano Medio e Noi & la Giulia in Home Video

Lo ripetiamo spesso, troppo spesso. La commedia all’italiana non è più come quella di una volta. Un tempo, grandi registi e celebri mattatori della risata irrompevano sul grande schermo riuscendo a farci ridere ma al tempo stesso riflettere sui vizi e sulle virtù dell’italiano dell’epoca. Oggi, nonostante la commedia continui ad essere il genere che fa da padrone nel poco variegato panorama cinematografico nostrano, ci troviamo davanti quasi sempre commedie “sbiadite” tutte un po’ troppo simili fra loro. I registi hanno smesso di essere autori così come i protagonisti hanno totalmente perso di carattere. Ciò nonostante, però, quest’anno la commedia italiana è riuscita a stupirci più di una volta e Warner Home Video ci porta all’attenzione due casi emblematici che hanno saputo fare la differenza (e non la differenziata). Da una parte abbiamo il film rivelazione dell’anno, Italiano Medio, esordio alla regia cinematografica del fenomenale Maccio Capatonda; dall’altro lato c’è Noi e la Giulia, terza regia – nonché terzo colpo andato a centro – del talentuoso Edoardo Leo.

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Noi e la Giulia, la recensione

Diego, Fausto e Claudio sono tre quarantenni che nella vita hanno sbagliato tutto. Insoddisfatti della loro condizione, decidono di fuggire dalla città per trasferirsi nella campagna e attuare quello che ognuno di loro considera il proprio “Piano B”. Da perfetti sconosciuti, i tre si mettono in affari per trasformare una vecchia masseria in un agriturismo di successo. Si unisce a loro Sergio, un cinquantenne con ideali fuori tempo, ed Elisa, una donna incinta costantemente con la testa fra le nuvole. Tutto procede per il meglio finché, a bordo della sua Giulia 1300, arriva Vito, un bizzarro camorrista venuto a chiedere il pizzo. Peccato che i nostri “eroi” non accettano di cedere ai soprusi della malavita così da iniziare una “guerra” con la Camorra decisamente tragicomica e sconclusionata.

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Valutazione: 8.0/10 (su un totale di 1 voto)
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Roma 2014. Tre Tocchi, la recensione

Mai come oggi, la parola “crisi” è una tra le più usate nel linguaggio di tutti i giorni. La crisi della società, del lavoro e della famiglia sono argomenti che ci riguardano in prima persona, che smuovono le nostre coscienze e condizionano le nostre azioni. Allo stesso tempo, però, per alcuni, sembra che questa cosiddetta “crisi” non esista, e certe categorie di persone appaiono, agli occhi di altri, immuni da tale piaga sociale. Si pensi agli attori. Successo, soldi, donne. Sarebbe inconcepibile pensare che anche loro possano soffrire degli stessi problemi che affliggono noi persone comuni. Eppure, per il regista Marco Risi, non sembra essere così. Con il suo ultimo Tre tocchi, approdato al Festival Internazionale del Film di Roma nella sezione Gala, viene esplorata la condizione precaria di sei attori, e amici, che hanno in comune due grandi passioni: il calcio e la recitazione. Sei personaggi in cerca di un ruolo, potremmo dire. Nel lavoro, così come nella vita.

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Valutazione: 4.0/10 (su un totale di 1 voto)
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Fratelli Unici, la recensione

Pietro è un chirurgo affermato, conduce una bella vita ma ha dimenticato cosa sono gli affetti e soprattutto cosa voglia dire amare. Francesco è un perfetto irresponsabile, un uomo superficiale che non è mai stato innamorato poiché troppo preso nel recitare la parte del maschio alfa. Pietro e Francesco sono rispettivamente fratello maggiore e fratello minore. E si odiano. Un giorno Pietro ha un incidente automobilistico, finisce in coma e al risveglio non solo ha perso la memoria ma è regredito all’età mentale di quattro anni. Giulia, l’ex moglie di Pietro, sta per risposarsi e dunque non vuole proprio saperne di prendersi cura dell’ex marito. Francesco, dunque, si troverà costretto a portarsi in casa Pietro per accudirlo, rieducarlo e recuperare una volta per tutte il rapporto con l’odiato fratello maggiore.

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Valutazione: 4.0/10 (su un totale di 1 voto)
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Fratelli Unici, la commedia con Bova e Argentero da Ottobre al Cinema

Il 2 Ottobre 2014 arriverà nelle sale cinematografiche italiane il film Fratelli Unici diretto  da Alessio Maria Federici e prodotto da 01 Distribution.

Pietro (Raoul Bova) e Francesco (Luca Argentero) sono due fratelli, il primo per colpa di un incidente non ricorda più di esserlo, mentre Francesco è costretto a ricordarsene.

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UN BOSS IN SALOTTO e FUGA DI CERVELLI: LA NUOVA FRONTIERA DEL TRASH MADE IN ITALY IN DVD

Quando pensiamo alla commedia all’italiana la mente vola subito a quel modo di far comicità, cinico ma realista, tipico del grande cinema del passato che portava, il più delle volte, il volto di Alberto Sordi, Vittorio Gassman e Ugo Tognazzi (tanto per citare i più inflazionati). Perché si sa, è quella la commedia all’italiana che ha fatto scuola e che ci fa comodo e piacere ricordare. Tendiamo spesso a dimenticare – volontariamente – quella parentesi, per lo più anni 80’, che ha visto un Alvaro Vitali o un Renzo Montagnani (sempre per continuare a citare i più inflazionati) diventare i volti di punta nella commedia italiana. Una commedia bassa, volgare, squallida… in una sola parola trash.

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