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Venezia 76: tutti i premi

Si è appena conclusa la cerimonia di premiazione della 76^ Mostra del Cinema di Venezia con alcune sorprese, a cominciare dal Leone d’Oro al miglior film.

Di seguito l’elenco completo di tutte le vittorie di Venezia 76.

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Martin Eden, la recensione

Dal capolavoro di Jack London, Pietro Marcello distilla il suo primo film in concorso per il Leone d’Oro, Martin Eden. Un adattamento libero e non privo di ardimento: dalla California dei primi del Novecento, Marcello sposta l’azione a una Napoli fuori dal tempo, o meglio spalmata su tutto il ventesimo secolo.

Martin Eden (Luca Marinelli) è un giovanottone rozzo e simpatico, un marinaio, un attaccabrighe. Caso vuole che sia proprio una di queste brighe a cambiargli la vita. Invitato in una casa della Napoli-bene per aver salvato dal pestaggio un giovane figlio di papà, Martin conosce la bella e sofisticata Elena Orsini (Jessica Cressy). Dall’incontro Martin uscirà con una freccia nel cuore e un bernoccolo in testa: quello della letteratura. Il marinaio comincia a leggere furiosamente, un po’ per non sfigurare nei colloqui con la sua fiamma, un po’ per autentica passione. A poco a poco il lessico si arricchisce, le idee si raffinano, fino all’epifania: Martin Eden capisce di voler fare lo scrittore. La strada per la gloria letteraria non è facile per nessuno, tantomeno per un marinaio ignorante. Ma Martin ha una volontà di ferro e una mente brillante, non saranno i fallimenti a scoraggiarlo. Più difficile sarà per lui sopportare il rifiuto della famiglia Orsini ad accettarlo come fidanzato della “piccola, piccola Elena”.

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Valutazione: 5.5/10 (su un totale di 2 voti)
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Ricordi?, la recensione

Sono effettivamente passati quasi dieci inverni dall’esordio alla regia di Valerio Mieli, la cui delicatezza sconcertante ha aperto una breccia nel cuore di tanti. Quando poi, scorrendo il programma delle Giornate degli Autori all’ultima Mostra del Cinema di Venezia, è apparsa la sua opera seconda, si è riaperta l’antica ferita. Come fare a sostenere di nuovo lo sguardo di un regista così bravo a suscitarti qualcosa?

Il veicolo è ancora una volta l’amore. Vi rimangono invischiati stavolta Linda Caridi e Luca Marinelli, due personaggi che non hanno bisogno di un nome di scena per raccontarne le pieghe e le sfumature.  Basta seguirne i corpi e le emozioni nel vortice dei ricordi che si dipanano sullo schermo per capire come in una relazione l’uno si diluisca nell’altro in modi e tempi assolutamente personali.

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Valutazione: 8.0/10 (su un totale di 1 voto)
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Fabrizio De Andrè: Principe libero, la recensione

Ammetto che vedere Fabrizio De Andrè: Principe libero dopo il biographic movie di Alejandro Jodorowsky Poesia senza fine è stato un po’ un trauma, fondamentalmente perché se la storia del maestro ispanico può essere considerato un’opera surreale, quella dell’artista genovese è rigida quanto un film storico, con tutti i pregi e difetti del caso.

Uno, il principale dei pregi, è che ambientazioni e costumi dell’epoca (inclusa l’immagine di una città come Genova) vengono rispettati e conducono la narrazione scivolando via; al contrario il primo dei difetti diventa la durata: tre ore e un quarto hanno avuto il risultato di resuscitare in sala il celebre cantante, specialmente nell’ultimo terzo di sceneggiato dove il rapporto percepito tra secondi di pellicola e minuti di esistenza di De André, è di 1 a 2.

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Valutazione: 7.0/10 (su un totale di 1 voto)
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Lasciati andare, la recensione

Il dottor Elia Venezia (Toni Servillo) è uno psicoterapeuta annoiato e consapevolmente imprigionato nel proprio limbo emotivo. Lui e sua moglie Giovanna (Carla Signoris) sono separati, eppure continuano ad abitare l’uno vicino all’altra, scambiandosi ripicche, conforto e condividendo momenti quotidiani. Questa stasi autoimposta verrà scossa quando, in seguito a un malore, Elia s’iscriverà in palestra e incontrerà la vivace personal trainer Claudia (Verónica Echegui), determinata a restituirgli l’entusiasmo per la vita.

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Valutazione: 7.0/10 (su un totale di 1 voto)
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Slam – Tutto per una ragazza, la recensione

Slam – Tutto per una ragazza di Andrea Molaioli sembra partire come una commedia romantica per poi diventare un racconto di formazione: Alice e Samuele detto Sam si conoscono, si mettono insieme, si lasciano. Eppure le loro strade sono destinate a incrociarsi ancora, perché Alice è rimasta incinta. A 16 anni. Proprio come era successo ai genitori di Sam! A quest’ultimo non rimane quindi che prendere esempio dai suoi o decidere di darsela a gambe.

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Valutazione: 5.0/10 (su un totale di 1 voto)
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Lo chiamavano Jeeg Robot: il super-eroe italiano in Blu-Ray Lucky Red

Non ha certamente bisogno di presentazioni Lo chiamavano Jeeg Robot, opera prima del giovane nerd Gabriele Mainetti che esordisce nel lungometraggio con un film totalmente anti-convenzionale all’interno del fiacco e timoroso panorama produttivo italiano. Supereroi con superpoteri vs. i criminali delle borgate romane, tutto questo unito ad un pizzico di sana violenza gratuita e tanta passione verso gli anime giapponesi all’interno di un film che – forse contro ogni aspettativa – ha conquistato pubblico e critica riscuotendo consensi a go-go durante la Festa del Cinema di Roma 2015 e trionfando ai David Di Donatello 2016, dove si è portato a casa ben sette statuette, incluse quelle per il miglior regista esordiente, miglior attore/attrice protagonista, miglior attore/attrice non protagonista e miglior produttore.

Insomma, un successo a tutto tondo che finalmente si rende disponibile per la visione casalinga grazie ad un’edizione in Blu-ray disc – che si dichiara un successo anch’essa – ricca di contenuti extra e messa sul mercato da Lucky Red.

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Lo chiamavano Jeeg Robot, la recensione

È possibile creare in Italia, con l’attuale lassismo produttivo, un film di supereroi credibile e di qualità medio-alta? Stando a quanto fatto da Gabriele Mainetti con Lo chiamavano Jeeg Robot, suo primo lungometraggio, la risposta è indubbiamente si, vista anche l’ottica produttiva quasi indipendente intrapresa dal filmaker che sicuramente gli ha dato un maggiore margine di libertà.

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Valutazione: 7.0/10 (su un totale di 1 voto)
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Venezia 72. Non essere cattivo

Ostia, 1995. Vittorio e Cesare sono due giovani che si sono fatti le ossa per strada. Nati e cresciuti nella borgata romana, i due ragazzi sono amici da sempre. Anzi, sono molto di più che amici. Due veri “fratelli di vita” che hanno improntato la loro esistenza sull’eccesso: notti in discoteca, risse di quartiere, prostitute, droghe sintetiche e spaccio di cocaina. Entrambi alla ricerca di una propria affermazione, personale e “professionale”, i due si trovano presto davanti ad un bivio in cui decidono di prendere strade diverse. Vittorio, dopo aver conosciuto Linda, decide di mettere da parte la vita di strada nella speranza di coltivare una famiglia e consiglia al suo amico di fare lo stesso. Cesare, inizialmente resistente all’idea di cambiare stile di vita, alla fine segue il consiglio di Vittorio e va a vivere con la sua ragazza, Viviana. Ma le regole della strada sono difficili da dimenticare e il loro richiamo è fortissimo. 

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Il mondo fino in fondo, la recensione

Ad Agro, un piccolissimo paesino del nord Italia, vivono i due fratelli Loris e Davide. Il primo è sposato e sta per diventare papà, mentre il secondo è un diciottenne alle prese con la sua vera identità e alla costante ricerca di una sua dimensione. Figli di un industriale della zona, entrambi lavorano presso la fabbrica di famiglia. Davide ha un grosso “problema”, è omosessuale ma non trova il coraggio per rivelarlo alla propria famiglia. Un giorno Loris, per seguire in trasferta la sua squadra di calcio del cuore, decide di concedersi una vacanza a Barcellona e condividerla con il fratello Davide. Qui il ragazzo conosce Andy, un giovanissimo cileno ed ecologista convinto, di cui subito si invaghisce tanto da fuggire di nascosto con lui alla volta del Cile. Per i due fratelli inizierà un’avventura destinata a cambiare le loro vite: Loris si metterà subito alla ricerca del fratello fuggito, mentre Davide entrerà in stretto contatto con un mondo a lui sconosciuto, fatto di attivisti e lotte ecologiste.

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