Archivio tag: manetti bros

Il Mostro della Cripta, la recensione

Il mostro della cripta

La generazione Y, ovvero quella degli attuali 30-40enni, meglio nota come millennials, è cresciuta con il mito degli anni ’80. Incrociati per un lustro o poco più, se non addirittura vissuti solo di riflesso attraverso i racconti, il cinema e la musica, gli anni ’80 hanno letteralmente stregato tutta una frangia di giovani adulti e adulti che in questo particolare periodo storico hanno idealizzato un grimorio di “nerditudine” alimentata oggi da più settori dell’intrattenimento, cinema e tv in primis. Forse possiamo far risalire alla serie Netflix Stranger Things il climax di questo ritorno agli anni ’80, fatto sta che cinema, piattaforme streaming, fumetti e videogames stanno letteralmente affogando negli anni ’80. Non che sia un male, anzi, stiamo (ri)vivendo uno dei periodi più floridi per l’industria dell’intrattenimento pop e questo non può che far bene a tanto sano entertainment che parte da solide basi di qualità. È il caso anche dell’ultimo lungometraggio di Daniele Misischia, Il mostro della cripta, ambientato nel 1988 e rigorosamente devoto a tutto quell’immaginario nerd fanta-orrorifico sedimentato proprio nei favolosi eighties.

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Valutazione: 6.0/10 (su un totale di 1 voto)
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Regista, produttori e attori de Il Mostro della Cripta raccontano la loro visione degli anni ’80

Stasera sarà presentato nella selezione ufficiale del Locarno Film Festival Il mostro della cripta, che da domani 12 agosto esordirà nei cinema italiani, distribuito da Vision Distribution. In occasione della presentazione stampa che ha anticipato la premiere di Locarno, abbiamo avuto modo di scambiare quattro chiacchiere con il cast e la crew della horror-comedy prodotta dai Manetti Bros., scoprendo la passione che ha animato questa folle operazione che ci trasporta negli anni ’80 più nerd.

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Letto N. 6, la recensione

Letto N. 6

L’Italia ha una importante e fortunata tradizione nelle ghost stories cinematografiche che va a braccetto con la nascita e lo sviluppo del cinema horror nostrano. Il problema è che questa stupenda tradizione si è fermata ormai da quasi quarant’anni!

Salvo sporadici tentativi di percorrere il genere, spesso da parte delle frange più indie del nostro cinema, l’horror italiano che ha fatto scuola nel mondo è rimasto alla metà degli anni ’80, quando già le eccellenze italiane zoppicavano, le produzioni erano sempre più esigue e povere e i maestri di un tempo o erano già scomparsi o stavano progressivamente abbandonando i film dell’orrore, lasciando tutto nelle mani di “giovani” già affermati come Dario Argento e Lamberto Bava.

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TFF37. Letto n.6

Letto n. 6

La dottoressa del turno di notte di una importante clinica pediatrica muore suicida. La sostituisce Bianca (Carolina Crescentini), che accetta il lavoro senza rivelare di essere incinta. Quando viene a sapere che dovrà passare le notti proprio nella stanza dalla quale si è buttata la collega, le inquietudini hanno inizio. Malgrado lo scetticismo del marito (Pier Giorgio Bellocchio), i timori di Bianca non tarderanno a essere confermati: una notte, seguendo rumore di singhiozzi, fa conoscenza con il bambino del letto numero sei. Vuole la sua mamma. Bianca lo rassicura: domani mamma arriva. Ma la notte seguente il bambino si presenta in infermeria, accusandola di essere una bugiarda. Bianca cerca informazioni sul bambino, scoprendo che il letto numero sei è vuoto da tempo.

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Arriva in DVD la commedia cipriota Torna a casa, Jimi! e il dramma italiano Tutte le mie notti

Tra le più recenti uscite DVD a marchio CG Entertainment troviamo due piccolissimi film europei desiderosi di raccontare qualcosa di nuovo facendo ricorso al “genere” così come a stili narrativi differenti dal solito. Direttamente da Cipro, in co-produzione con la Grecia e la Germania, arriva la commedia d’autore Torna a casa, Jimi! mentre dall’Italia ci viene offerto Tutte le mie notti, un torbido dramma minimale prodotto dai Manetti Bros.

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The End? L’inferno fuori, la recensione

Roma, un mattino come tanti. Il manager Claudio Verona si sta recando a lavoro tra i soliti disagi che la Capitale quotidianamente riserva. Ma per l’uomo è una giornata importante, responsabile di chiudere un affare milionario per conto della sua azienda. Un guasto intrappola Claudio nell’ascensore dell’edificio in cui lavora e mentre si dispera per il ritardo che gli sta costando l’agognato appuntamento, si rende conto che fuori sta accadendo qualche cosa di strano. Pare che un’epidemia si stia diffondendo a vista d’occhio in città e chi ne rimane contagiato si trasforma in un mostro violento e assetato di sangue. In men che non si dica, anche nel palazzo in cui Claudio si trova si estende il virus e per l’uomo l’ascensore diventa l’unico posto sicuro. Ma per quanto tempo può resistere in quella situazione?

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Ammore e Malavita, la recensione

Presentato in concorso alla 74esima Mostra dell’Arte Cinematografica di Venezia, Ammore e Malavita dei Manetti Bros. è un musical napoletano a metà tra il crime e la commedia.

Quando Don Vincenzo (Carlo Buccirosso) rimane ferito in una sparatoria, la moglie Donna Maria (Claudia Gerini) ha la rivelazione: “faremo come in James Bond!” e convince il marito a fingersi morto, con la collaborazione di alcuni fidati uomini, per poter scappare insieme all’estero e vivere per sempre in un’isola deserta.

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Song ‘e Napule, la recensione

Paco Stillo è diplomato al conservatorio e la musica è la sua passione. Ma nella Napoli odierna è difficile trovare un lavoro come musicista e così Paco viene raccomandato dal Questore Vitali per un posto in polizia. Quando si prospetta l’occasione di incastrare l’inafferrabile malavitoso noto come O’Fantasma, Paco viene coinvolto perchè il piano prevede di irrompere durante il matrimonio tra il figlio di O’Fantasma e la figlia del camorrista Mazza di Ferro, nella quale suonerà il noto cantante neomelodico Lollo Love e la sua band. Il piano è, appunto, infiltrare Paco nella band come nuovo tastierista del cantante e individuare O’Fantasma, di cui non si conosce l’identità, se non il fatto che gli manchi il dito della mano destra.

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ROMA 2013. UN BILANCIO CRITICO SUI FILM VISTI – PRIMA PARTE

Con le sue numerose sezioni, il Festival Internazionale del Film di Roma ci sta offrendo in questa ottava edizione un numero decisamente consistete di film che da un primo bilancio sembrano orientarsi maggiormente verso i gusti più vicini al pubblico che riempie le sale che a quelli della critica festivaliera “vecchio stampo”. C’è molto cinema di genere, dunque, con film anche mainstream di caratura internazionale, il che rende l’esperienza di questo Festival decisamente più leggera e fruibile per chi decide di seguire più opere possibile. Tra i film che abbiamo seguito noi di Darkside Cinema si è notata una generale buona qualità dei film selezionati che porta questa 8° edizione a un’elevazione qualitativa dei film in programma maggiore di quella vista nei precedenti anni, anche se sembrano mancare film realmente di “punta”, quelli che poi verranno ricordati negli annali.

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