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Il Campione, la recensione

Da quando nel 2016 è uscito nelle sale Veloce come il vento, Matteo Rovere si è imposto come punto di riferimento per tutto quel cinema “giovane” (nelle idee, oltre che per età dei suoi autori) che oggi si contrappone ad un sistema cinematografico che odora di acqua di colonia ma che sembra desideroso di abbracciare uno svecchiamento concettuale ed artistico. Rovere come punto di riferimento, certo, perché in parallelo alla sua attività registica (si pensi al suo ultimo dramma storico sulla fondazione di Roma, Il Primo Re) sta portando avanti un’interessante attività da produttore con la sua società Groenlandia fondata assieme a Sydney Sibilia (la trilogia di Smetto quando voglio). Ora esce nelle sale Il Campione, una dramedy prodotta da Rovere e Sibilia e diretta dall’esordiente Leonardo D’Agostini.

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Sono tornato, la recensione

Nel 2012 usciva in Germania un romanzo geniale scritto da Timur Vermes, Er ist wieder da, arrivato in Italia l’anno successivo col titolo Lui è tornato. L’assunto del romanzo portava Adolf Hitler nella Germania odierna, risvegliatosi misteriosamente proprio sopra il bunker dove si era tolto la vita nel ’45. Scambiato per un cabarettista/imitatore, Hitler viene corteggiato prima da un’emittente televisiva, poi dall’industria cinematografica, diventando un personaggio pubblico popolarissimo pronto a una nuova risalita al potere. Il gran successo del romanzo ha portato il regista di Wetlands David Wnendt a realizzarne una trasposizione cinematografica dallo stesso titolo molto ben riuscita che ha ottenuto altrettanto successo.

Come spesso è accaduto in questi ultimi anni, l’Italia si è affidata proprio a successi esteri per realizzarne versioni nazionalpopolari e Lui è tornato ne è un altro esempio, fornendo l’input per Sono tornato con cui Luca Miniero rielabora il concept del romanzo di Vermes per un remake tricolore della commedia satirica di Wnendt.

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Era d’estate, la recensione

Tutti noi conosciamo l’immensa importanza che i giudici Giovanni Falcone e Paolo Borsellino ricoprono nella storia italiana: grazie al loro capolavoro, ovvero il maxiprocesso svoltosi a Palermo dal 1986 al 1992, finalmente fu dato un nome e un volto alla mafia siciliana. Ma non molti sanno che, nell’estate del 1985, i due giudici dovettero trascorrere insieme alle rispettive famiglie un mese confinati all’Asinara, per sfuggire a una minaccia di morte partita dai vertici di Cosa Nostra.

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Amici come noi, la recensione

Pio e Amedeo sono due carissimi amici di vecchia data. Nati e cresciuti a Foggia, condividono entrambi la passione per il calcio e lavorano insieme in una bizzarra ed alternativa agenzia di pompe funebri. Pio, che tra i due è senza dubbio quello con la testa sulle spalle, ha finalmente deciso di sposarsi con Rosa e ciò porta il suo amico Amedeo ad organizzare un’indimenticabile festa di addio al celibato. Durante la festa, però, a Pio viene mostrato un video su internet in cui quella che sembrerebbe la sua ragazza, nonché futura moglie, è protagonista di un filmino hard. Sconvolto per l’accaduto, Pio decide di annullare le nozze e si lascia convincere dall’amico Amedeo a lasciare Foggia per intraprendere un viaggio on the road e dimenticare l’accaduto. Roma, Milano ed Amsterdam saranno le mète di un viaggio senz’altro da ricordare.

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