Archivio tag: miniserie

Il principio del Rancore. Ju-On: Origins

Il 3 Luglio è sbancata su Netflix Ju-On: Origins di Sho Miyake, miniserie di appena sei episodi che cerca di rilanciare sul “versante giapponese” la mitologia di una saga horror ormai ventennale. Dopo la disastrosa nuova versione americana di qualche mese fa (The Grudge di Nicholas Pesce), sembrava che ormai la linfa vitale e mortifera dello spettro rancoroso Kayako fosse inevitabilmente esaurita.

Eppure, lo spirito creato da Takashi Shimizu non si arrende, e sembra che la sua maledizione non solo colpisca i personaggi dei vari film della saga ma anche gli spettatori cinematografici, costretti ciclicamente ad avere a che fare con questo rancore che non conosce fine.

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Normal People: rappresentare l’intimità

Il 29 aprile è uscita su Hulu la miniserie Normal People ispirata all’omonimo libro di Sally Rooney. Ambientata in Irlanda, la serie vede l’intrecciarsi delle vite dei due giovani protagonisti, Connell (Paul Mescal) e Marianne (Daisy Edgar-Jones), accompagnandoli durante gli anni del liceo e dell’università.

Normal People vanta la regia di Lenny Abrahamson (Frank, Room) e Hattie Macdonald (Fortitude, alcuni degli episodi più acclamati di Doctor Who) ma soprattutto vede l’autrice del libro partecipare alla scrittura della sceneggiatura, scelta che rivela sicuramente nelle intenzioni rispetto per il materiale originale e una garanzia ulteriore di cura per il progetto.

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The Eddy: la musica protagonista

L’8 maggio è uscita su Netflix la nuova serie prodotta e diretta (le prime due puntate) da Damien Chazelle (Whiplash, La La Land), The Eddy. Per la sceneggiatura, Chazelle si è affidato alle capaci mani di Jack Thorne, affermato scrittore noto soprattutto per Skins, Shameless, This is England (la serie).

Come c’era da aspettarsi, visto che prima di tutto è un prodotto di Chazelle, The Eddy è una serie immersa dall’inizio alla fine nel suo grande amore per il jazz. Il protagonista è Elliot Udo (interpretato da Andrè Holland, già visto in Castle Rock, Selma e Moonlight) un ex pianista americano che, dopo la morte di un figlio e la separazione dalla moglie, decide di trasferirsi a Parigi e aprire un jazz club insieme al suo migliore amico. Le cose cambieranno radicalmente quando la figlia ribelle di Elliot (Amandla Stenberg) si trasferirà dal padre e il socio d’affari e amico verrà trovato morto.

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Hollywood: l’epoca d’oro del Cinema (ri)vista da Ryan Murphy

Il confine tra la realtà e l’immaginazione è spesso labile e il cinema, la letteratura, la televisione ce lo ricordano di continuo in una eterna sfida in cui siamo chiamati ad ascoltare storie inventate, ma del tutto verosimili. Ma cosa accadrebbe se partissimo da una storia vera per confluire poi in uno sviluppo (e un epilogo) del tutto fantasioso? Accade che sfociamo nel territorio del “what if”, ormai caro a Quentin Tarantino, che prende il là da eventi reali per modificarli progressivamente in corso fino a raggiungere obiettivi del tutto fantasiosi. Insomma, cosa sarebbe accaduto se Adolf Hitler fosse stato ucciso in Francia nel 1944? E se quella notte di agosto del 1969 Sharon Tate e i suoi amici non fossero stati uccisi dalla Manson Family? E, soprattutto, se nella Hollywood di fine anni ’40 qualcuno si fosse imposto a favore di neri, omosessuali e donne, oggi il cinema e la società tutta sarebbero differenti?

Proprio quest’ultimo “what if” interessa la miniserie Hollywood, 7 densissimi episodi da 50 minuti l’uno che potete trovare su Netflix e che portano la firma in regia e sceneggiatura, insieme a Ian Brennan, del “Re” del piccolo schermo Ryan Murphy.

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Il noir secondo Stephen King: The Outsider

Il materiale di base di tutta l’opera kinghiana si presta perfettamente ad un racconto di ampio respiro, come può essere una miniserie TV, piuttosto che ad un unico arco narrativo di due ore. Questo perché oltre ad essere la mole del romanzo spesso una “mattonata” (raramente meno delle cinquecento pagine) sono i punti di vista molteplici, lo sciorinamento quasi maniacale dell’interiorità dei personaggi, l’analisi dei loro demoni personali ed affettivi a plasmare una narrazione così complessa da rendere quasi impossibile una riduzione non tanto fedele (il cinema e la letteratura sono due linguaggi differenti), ma almeno ricca quanto la controparte cartacea.

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Il ritorno dei marziani invasori: La guerra dei mondi versione BBC

la guerra dei mondi

L’immortale capolavoro di fantascienza di H.G. Wells viene riportato in auge da un nuovo adattamento della BBC, suddiviso in tre puntate tutte dirette da Craig Viveiros. La vicenda è arcinota: nella Londra dei primi del Novecento, alcuni misteriosi oggetti provenienti da Marte iniziano ad attaccare e colonizzare l’Inghilterra. Per una coppia di innamorati sarà l’inizio di un calvario composto da continue separazioni e tragedie.

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Chaos Reigns: Tokyo Vampire Hotel di Sion Sono

Recentemente è approdata su Netflix l’ultima fatica dell’anarchico Sion Sono, autore che viaggia sempre a briglia sciolta nelle sue ossessioni e nei suoi deliri. Ed è strano ritrovare la sua nuova follia su una piattaforma streaming che ha come marchio di fabbrica un mainstream (talvolta anche autoriale) assolutamente fruibile a tutti.

Nel 2017 Amazon Prime, da sempre molto più sfacciato ed “eroico” nella scelta di catalogazione dei suoi contenuti, aveva permesso al regista giapponese di realizzare una miniserie in dieci episodi: Tokyo Vampire Hotel. Gli episodi hanno una durata variabile, e sostanzialmente raccontano lo scontro tra due fazioni di vampiri che si contendono un’umana che sembra avere delle particolari abilità, abilità in grado di spostare gli equilibri della millenaria battaglia. Nello stesso tempo, i vampiri organizzano una sorta di party dove vengono invitati centinaia di ragazzi suddivisi equamente tra uomini e donne; questo perché la fine del mondo sembra oramai imminente e c’è bisogno di riserve di sangue per la sopravvivenza della specie vampira. Solo l’Hotel che dà il titolo all’opera sembra essere immune al bombardamento atomico.

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Chernobyl: il nocciolo della questione

L’orrore.

Il dolore.

L’angoscia.

L’ansia.

Immagini truci, crude e che fanno letteralmente rivoltare lo stomaco.

Gli attori così bravi, da sembrare davvero i politici russi di fine anni Ottanta.

Una catastrofe immane, un evento realmente accaduto.

Sì, parliamo di Chernobyl, la serie tv più bella di sempre e con il voto più alto della storia dato dagli utenti (più di Breaking Bad, più di Game of Thrones, più di qualsiasi altro prodotto seriale).

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Injustice for all: When They See Us di Ava DuVernay

La regista afroamericana Ava DuVernay nella miniserie When They See Us ci racconta, in appena quattro episodi, l’incredibile vicenda giudiziaria di alcuni ragazzi di colore condannati senza prove evidenti per uno stupro che non hanno mai commesso. Il caso è quello noto della jogger di Central Park, che nell’aprile del 1989 venne trovata in fin di vita dopo essere stata derubata, pestata ed infine violentata.

Chi sono i loro che ci guardano? Le autorità? I bianchi? E quando ci guardano cosa vedono? Criminali e presunti colpevoli già solo per avere una pelle diversa, una cultura diversa, un modo di vivere diverso. È questo il messaggio che sembra far passare la regista e co-autrice della sceneggiatura: ma è un black quotes necessario nell’era Trump/Salvini che stiamo vivendo, mai forzato e sempre funzionale alla vicenda raccontata.

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Picnic ad Hanging Rock: il film e la miniserie rivivono in Blu-ray

Nel 1967 vedeva la luce un romanzo insolito, Picnic ad Hanging Rock, scritto dall’australiana Joan Lindsay e destinato ad alimentare discussioni nei lettori che vi si imbattevano. Discussioni sia relative alla veridicità dei fatti narrati, sia per il misterioso epilogo che lascia tutta la vicenda sospesa in un’atmosfera surreale e mistica su cui, nel tempo, molto si è speculato. Nonostante la scrittrice abbia poi specificato che tutta la storia fosse frutto della sua fantasia, Hanging Rock, formazione rocciosa realmente esistente nel monte Macedon in Australia, è diventata luogo di pellegrinaggio di curiosi e il mistero è stato accentuato dall’uscita del film di Peter Weir che si rifaceva al romanzo della Lindsay.

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