Archivio tag: movies inspired

Tesnota, la recensione

In queste torride notti di mezza estate, la struttura distributiva italiana ha un sogno ricorrente: trovare un’idea che possa riportare gli spettatori al cinema anche nei mesi di luglio e agosto (e non parliamo del cosiddetto Moviement). Uno di questi tentativi consiste nel ripescare film d’autore – magari molto apprezzati in prestigiosi Festival – che erano stati lasciati ad invecchiare come se fossero forme di Parmigiano-Reggiano.

Tesnota di Kantemir Bagalov è un esempio di quanto sopra; fece parte della selezione “Un Certain Regard” al Festival di Cannes del 2017 ed è in uscita in sala in Italia solo il prossimo 1° agosto grazie a Movies Inspired.

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Valutazione: 7.0/10 (su un totale di 1 voto)
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Il ritratto negato, la recensione

Il ritratto negato (Powidoki) è l’ultimo film lasciatoci in eredità dal cineasta polacco (anzi, artista a tutto tondo) Andrzej Wajda. Per indagare e cercare di comprendere il poetico contenuto del film occorre inquadrare brevemente il periodo storico in cui è ambientato il racconto.

Siamo in Polonia nel 1950. Nel primo dopoguerra il Partito Operaio Unificato Polacco controllava l’intero paese ed era strettamente legato all’Unione Sovietica. La “longa manus” del governo non si limitava a dettare le regole sociali e politiche ma si spingeva anche oltre. L’arte, in generale, doveva asservire ai dettami imposti dal Partito e l’unico schema da seguire con rigore era il cosiddetto “realismo socialista”.

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Valutazione: 8.0/10 (su un totale di 1 voto)
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Il Presidente, la recensione

Tra le nevi della cordigliera delle Ande è in corso un vertice con la presenza dei Capi di Stato dei paesi latino-americani. In una sperduta località cilena a tremila metri di quota, in un irreale stato di isolamento – anche mediatico – si decidono alleanze politiche, strategiche ed economiche. Brasile, Argentina, Messico, Cile e tutti gli altri stati sudamericani devono deliberare su una questione di grande rilevanza socio-economica che coinvolge gli interessi di tutti.

Un evento tanto importante non poteva prescindere anche da una ficcante regia occulta dei “gringos” statunitensi.

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Valutazione: 4.0/10 (su un totale di 1 voto)
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Una Luna chiamata Europa, la recensione

Film davvero interessante, quello che si ambienta in Ungheria e che riesce a unire temi lontani come il Cristianesimo e la più recente (purtroppo oramai decennale) crisi migratoria. Qui Gesù è un profugo siriano, di quelli che attraversano un lago e passano dall’Estremo Oriente alla giovane Europa. Europa è anche il nome di una delle lune di Giove, il Pianeta più grande dell’intero sistema solare; questa luna tuttavia è anche una di quelle nascoste, che non sono visibili, un po’ la caratteristica principale del giovane siriano, che nell’atto di migrare perde il padre perché l’imbarcazione è bloccata, e diviene oggetto di una sparatoria.

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Valutazione: 7.0/10 (su un totale di 1 voto)
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Ippocrate, la recensione

Ippocrate, antico medico greco, famoso per aver messo sullo stesso piano professionalità e morale.

Ippocrate, film prodotto nel 2014 e uscito in Italia nel 2018, cerca una morale nella professionalità di medici parigini, il cui lavoro spesso impone di ignorare i principi del medico greco.

Una breve sinossi: il giovane medico Benjamin (Vincent Lacoste), figlio del capo reparto di medicina interna – branca ospedaliera ben delineata nel telefilm Doctor House (spesso citato in maniera ironica in questo lungometraggio) – inizia a lavorare a Parigi nello stesso reparto del padre; con lui è arrivato a esercitare la professione anche un altro medico abbastanza giovane, Abdel (Reda Kateb), algerino, che ha già avuto modo di fare esperienza nel suo Paese, ma che adesso vuole trasferire la sua famiglia in Francia. Attraverso le esperienze di questi due dottori, il regista punta a screditare parte del sistema sanitario francese.

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Valutazione: 7.0/10 (su un totale di 1 voto)
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Abracadabra, la recensione

Periferia di Madrid. Carlos è un operaio tifoso del Real Madrid dall’indole animalesca e aggressiva. Insensibile verso sua moglie, la casalinga Carmen, e la figlia adolescente, un giorno Carlos accetta di farsi ipnotizzare durante la festa di matrimonio di un suo amico. Da quel momento la vita di Carlos cambierà: l’esperimento di ipnosi fa sì che lo spirito di uno sconosciuto, defunto 35 anni prima, entri nel suo corpo, trasformandolo in un’altra persona. Inizialmente colpita positivamente dal cambiamento di suo marito, Carmen capisce che lo spirito intruso potrebbe essere una minaccia per la sua incolumità e quella di sua figlia, così cerca un modo per scacciare il nuovo Carlos…

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Valutazione: 7.0/10 (su un totale di 1 voto)
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Insyriated, la recensione

Insyriated è un film davvero difficile. Certo non per quanto riguarda la messa in scena, in quanto il film è ambientato unicamente nella casa-fortezza di una famiglia siriana, di cui ci viene mostrata una giornata tipo di ordinaria follia. Ma il regista belga Philippe Van Leeuw, pur trattando tale materia in maniera lineare e rigorosa, finisce per spezzare più volte la routine artefatta della famiglia, in modo da mostrarci tutto l’orrore che si nasconde oltre le tende del loro appartamento.

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Valutazione: 7.0/10 (su un totale di 1 voto)
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Omicidio al Cairo, la recensione

Il Cairo, gennaio 2011. Sullo sfondo delle proteste che portarono alla rivoluzione egiziana del 25 gennaio, il poliziotto corrotto Nouredin Mustafa (Fares Fares) indaga sull’omicidio di una nota cantante.

Sembrerebbe di trovarsi di fronte a una trama lineare, ma in realtà questa, a lungo andare, si rivela alquanto stratificata. Del resto non potrebbe essere altrimenti, perché la storia e la società egiziana non sono mai state realtà semplici da analizzare: il regista Tarik Saleh lo sa bene e riflette quest’aspetto nel suo Omicidio al Cairo.

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Valutazione: 7.0/10 (su un totale di 1 voto)
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Corpo e anima, la recensione

Nel film Corpo e anima sarebbe calzata a pennello Rihanna che canta “We found love in a hopeless place”. Perché i due protagonisti Endre (Morcsányi Géza) e Maria (Alexandra Borbély) si incontrano in un posto che più “hopeless” non si può: un mattatoio.

Lui è il direttore finanziario, lei un’addetta al controllo qualità. Entrambi possiedono un carattere solitario che li porta a studiarsi da lontano senza tentare un vero approccio, anche perché nel mattatoio regna un ambiente pettegolo e a tratti meschino. Tutto cambia quando Maria e Endre, grazie a un test psicologico, scoprono di fare lo stesso sogno ricorrente, nel quale sono due cervi che si incontrano in un bosco innevato.

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Valutazione: 8.0/10 (su un totale di 1 voto)
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Good Time, la recensione

Connie (Robert Pattinson) e Nick (Ben Safdie) sono due fratelli che commettono una rapina in banca. Subito dopo vengono braccati dalla polizia, e nella fuga si salva solo Connie mentre Nick viene arrestato: il fratello a piede libero passerà una notte infernale nel tentativo di farlo uscire dal carcere.

Che déjà-vu. Sembra una storia già sentita mille volte quella di Good Time, e in effetti è così. Ma è anche vero che non annoia mai, nonostante i cliché presenti; anzi, ben vengano se sono raccontati così. Perché il film diretto dai fratelli Safdie fa quello che ogni buon thriller dovrebbe fare: tenere incollati allo schermo. Tutto il sacrosanto tempo.

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Valutazione: 8.0/10 (su un totale di 1 voto)
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