Archivio tag: netflix

6 Underground, la recensione

Fingersi morti così da essere liberi e poter cercare di salvare il mondo uccidendo i cattivi. Sembra la trama di un videogioco anni Ottanta, di quei picchiaduro a scorrimento che tanto andavo di moda in quella decade, ma il plot del nuovo disaster-action movie di Michael Bay è tutto qui. Ryan Reynolds è un multimiliardario che recluta nuovi agenti per missioni ad alto rischio, che hanno lo scopo di eliminare dalla faccia della terra dittatori, terroristi, assassini e gangster che hanno reso il mondo quello che è.

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Valutazione: 5.0/10 (su un totale di 1 voto)
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Valutazione: -2 (da 2 voti)

Atlantique, la recensione

Una delle opere prime più interessanti dell’anno arriva finalmente su Netflix. Si tratta di Atlantique, titolo insignito del Grand Prix Spéciale della Giuria a Cannes e che segna l’esordio alla regia di Mati Diop, attrice francese di origine senegalese e già autrice di alcuni cortometraggi.

Il film è un’estensione del quasi omonimo Atlantiques, un documentario di 16 minuti girato dalla regista nel lontano 2009. L’argomento di fatto è lo stesso: la traversata dell’Atlantico compiuta da alcuni giovani senegalesi. Nel lungometraggio premiato a Cannes questo però non viene mai mostrato né costituisce realmente il fulcro della narrazione, ma piuttosto lo sfondo. La sua presenza è quasi fantasmatica, messa in bocca ad un gruppo di personaggi dall’esistenza spettrale. Questo perché, da un certo punto in poi, la sceneggiatura intreccia il racconto di formazione di una giovane donna, Ada, con una micro-vicenda dai risvolti quasi fantastici. Tuttavia, in entrambi casi la drammaturgia sembra essere un elemento ben presente.

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Valutazione: 7.5/10 (su un totale di 2 voti)
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Living with Yourself: quando il nostro Io ha bisogno di un upgrade!

Living with Yourself è la nuova serie originale Netflix che ha come punto di forza una interessante idea di partenza. Infatti la domanda che si pone è: cosa faremmo se dovessimo vivere letteralmente con un’altra versione di noi stessi?

La serie segue le vicende di Miles (Paul Rudd), un uomo sulla cinquantina che sta attraversando la classica crisi di mezz’età. Miles si sente vecchio e fiacco, in ambito sia personale che lavorativo: la routine con la moglie Kate (Aisling Bea, nota comica irlandese) è ormai diventata noiosa e ripetitiva e la sua posizione come pubblicitario non lo stimola più. Un giorno però, dopo una presentazione importante, nota che il suo collega Dan (Desmin Borges), prima un suo sottoposto, ora lo sta superando nella corsa alla promozione. Dan gli confida il suo segreto: una spa particolarmente efficace, che ti fa sentire come rinato.

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The Crown: come impersonare l’Istituzione

Il 17 novembre è uscita su Netflix la terza stagione dell’acclamata serie The Crown.

Iniziata nel 2016, The Crown è un dramma storico avente come protagonista la regina Elisabetta II. La serie prevede un cambio di cast ogni due stagioni, al fine di mantenere una veridicità storica, per rappresentare la crescita e poi l’invecchiamento dei personaggi. Nella prima stagione la regina era interpretata da Claire Foy (ruolo che le ha fatto vincere un Golden Globe e due BAFTA), il principe Philip da Matt Smith (Doctor Who) e la principessa Margaret da Vanessa Kirby.

Nella terza stagione appena uscita Olivia Colman ha indossato le vesti della regina (fresca di Oscar ottenuto come la Regina Anne ne La Favorita), Tobias Menzies (Game of Thrones, Outlander) ha interpretato il principe Philip e la talentuosa Helena Bonham Carter ha impersonato la principessa Margaret.

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Valutazione: +2 (da 2 voti)

Eli, la recensione

Chi ha detto che Netflix è riservato soltanto agli amanti delle serie tv? Il colosso americano dello streaming, infatti, ha negli ultimi tempi allargato i propri orizzonti, inserendo nel proprio catalogo tanti lungometraggi appetibili ad un pubblico più vasto. Il genere che, al pari di quello fantastico, si è più messo in evidenza in tal senso è senza dubbio quello horror grazie a titoli come The Haunting of Hill House, gli spagnoli Veronica e Influenze maligne e altri i cui risultati hanno attirato e in parte soddisfatto gli appassionati del genere e non. A provare a rinsaldare questo sodalizio vincente arriva Eli, il nuovo film di Ciaràn Foy il quale, dopo Citadel e Sinister 2 con cui è diventato famoso al grande pubblico, cerca la definitiva consacrazione con un film del terrore dalla trama accattivante, ambientazioni spaventose e un cast nel quale spiccano due giovanissimi protagonisti come Charlie Sotwell (Capitan Fantastic) e una delle star di Stranger Things  Sadie Sink.

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Valutazione: 6.0/10 (su un totale di 1 voto)
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Giovani, carini e psicopatici: The End of the F***ing World

Nel 2013 Charles Forsman vinse il premio fumettistico Ignatz Award per la sua storia a fumetti The end of the fucking world, a modern ballad of angst and murder il cui sottotitolo, abbastanza “spoileroso”, è stato tagliato nell’adattamento televisivo coprodotto da Netflix e dai canali britannici Channel 4 e All 4 e pubblicato nel mondo il 5 gennaio 2018.

Il 5 novembre 2019 è stata rilasciata la seconda e ultima stagione di questa nerissima commedia adolescenziale, senza dubbio studiata per diventare un vero e proprio cult per cinefili e nerd fumettari.

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Valutazione: +2 (da 2 voti)

Influenze maligne, la recensione

Se nell’ultimo periodo in Italia si sta registrando un piacevole e tanto atteso risveglio del cinema di genere, in particolare l’horror (basti pensare ai recenti Il signor diavolo di Pupi Avati e The Nest di Roberto De Feo), in altri paesi europei questo processo è in atto da anni e con ottimi risultati. Su tutti spicca la Spagna la cui cinematografia vanta in generale un panorama ampio con prodotti di qualsiasi tipo, dal cinema d’autore agli horror passando per gli action movie, e tanti giovani registi che stanno caratterizzando in positivo questa nouvelle vague del terrore (Jaume Balaguerò, Paco Plaza e Alex de la Iglesia solo per citarne alcuni). A questa schiera si aggiunge adesso anche Denis Rovira Van Boekholt, giovane autore iberico emergente il quale, dopo alcuni cortometraggi interessanti, timbra il suo esordio alla regia con una produzione Netflix dal titolo Influenze maligne.

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Valutazione: 7.0/10 (su un totale di 1 voto)
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Dolemite Is My Name: la nascita di Dolemite e il ritorno di Eddie Murphy

Uno dei lati positivi dei “disprezzatissimi” b-movies è sempre stato quello di dare voce a un target preciso di persone, cosicché al giorno d’oggi alcune delle pellicole all’epoca più demonizzate dai critici cinematografici sono diventate un vero e proprio “must” sia per gli studiosi di sottoculture che per i cinefili più esperti; quindi, mentre nell’Italia degli anni ’70 i benpensanti scagliavano anatemi sugli spaghetti western e sulle commedie sexy con Alvaro Vitali ed Edwige Fennech, in America spopolava il genere della blaxploitation, la cui punta di diamante fu Dolemite, del 1975.

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Valutazione: 9.0/10 (su un totale di 1 voto)
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The Irishman, la recensione

Curiosamente divenuto fenomeno di culto ancor prima della sua uscita, mai film di Martin Scorsese fu più atteso da pubblico e critica da quando esistono i social network quanto The Irishman, l’epoea gangsteristica che il regista di Taxi Driver ha presentato in anteprima italiana alla 14^ edizione della Festa del Cinema di Roma. Prodotto dal colosso dello streaming Netflix dopo aver trovato diverse porte chiuse, Martin Scorsese ha goduto per il suo nuovo film di un budget di 160 milioni di dollari e il pieno controllo creativo dell’opera, compresi ben sei mesi aggiuntivi di post-produzione. Un trattamento di lusso da parte di Netflix che evidentemente ha creduto moltissimo in questo mastodontico progetto, un vero e proprio kolossal dal cast stellare e dalla durata gargantuesca di ben 210 minuti!

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Valutazione: 8.0/10 (su un totale di 1 voto)
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Valutazione: +1 (da 1 voto)

Nell’erba alta, la recensione

Quello tra il cinema e la letteratura è senza dubbio il legame tra arti più stretto e forse più redditizio, con l’horror che da sempre ha rappresentato il filone della settima arte più incline ad attingere a piene mani da racconti e romanzi degli autori più famosi. E così, se fino agli anni Settanta lo scrittore più trasposto sul grande schermo è stato Edgar Allan Poe, dagli Ottanta in poi tale scettro è finito nelle mani di Stephen King. I best seller dello scrittore del Maine, infatti, hanno avuto quasi sempre una doppia vita tra carta e pellicola, con risultati altalenanti che hanno diviso generazioni di fan e di cinefili. Questa volta tocca al racconto Nell’erba alta, scritto insieme a suo figlio Joe Hill, essere portato sullo schermo con un film omonimo prodotto da Netflix e realizzato da quel Vincenzo Natali che dopo lo strabiliante e oramai lontano Il Cubo, e diverse regie di episodi di serie tv, torna a realizzare una storia claustrofobica e con protagonista uno spazio interno che diventa un labirinto malefico e irto di insidie per un gruppo di persone.

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Valutazione: 4.0/10 (su un totale di 1 voto)
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