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Wasp Network, la recensione

Olivier Assayas torna in gara a Venezia con un film delicato: Wasp Network è il nome assunto dal sistema antiterroristico cubano sul finire della guerra fredda, giunto agli onori della cronaca nel 1998 all’arresto dei cosiddetti Cuban Five. Cinque agenti cubani (in realtà gli arresti furono una decina) operanti senza permesso su territorio statunitense. Eroi per qualcuno, terroristi per qualcun’altro. E per Assayas?

Il film non prende le mosse né da un eroe né da un terrorista, ma da un traditore. Il pilota René Gonzales (Édgar Ramírez) saluta moglie e figlia come tutte le mattine, sale sul suo aereo e vola in America. Non esattamente la mossa più apprezzata dal regime castrista. A motivare la sua fuga le ristrettezze dovute all’embargo statunitense. Olga Gonzales (Penélope Cruz) si troverà così a dover portare avanti la famiglia da sola, convivendo con lo stigma d’essere la moglie di un traditore.

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Valutazione: 7.0/10 (su un totale di 1 voto)
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Valutazione: +3 (da 7 voti)

Cinema & Lockdown: ricerca sulla fruizione di film in tempi di coronavirus

Era il 9 marzo quando gli esercenti cinematografici di tutta Italia si sono visti costretti a mettere i lucchetti ai cinema a causa dell’emergenza sanitaria da nuovo coronavirus. Durante questi tre mesi di clausura, le abitudini di molti italiani sono cambiate, tra cui anche la fruizione cinematografica che ha visto l’esplosione dei consumi su piattaforme VOD (Video On Demand) di varia natura e il proliferare di molte piccole realtà VOD che probabilmente non sopravviveranno al 2020.

Oltre al rinforzamento delle piattaforme SVOD (Subscription Video on Demand) quali Netflix e Amazon Prime Video, a cui si è aggiunto proprio a partire da marzo Disney+ con un boom di sottoscrizioni, abbiamo assistito al rafforzamento delle piattaforme TVOD (Transactional Video on Demand), ossia i servizi pay-per-view come Chili, Rakuten Tv, Sky Primafila, su cui sono stati dirottati buona parte dei film che erano destinati alla distribuzione nei cinema tra marzo e maggio. A queste due modalità di fruizione, si sono aggiunte anche piattaforme PVOD (Premium Video On Demand), come MioCinema, utili a far fronte proprio all’esigenza di avere una finestra di distribuzione in accordo con gli esercenti cinematografici, per creare degli eventi attorno alla pubblicazione in streaming di alcuni film previsti in sala.

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The Eddy: la musica protagonista

L’8 maggio è uscita su Netflix la nuova serie prodotta e diretta (le prime due puntate) da Damien Chazelle (Whiplash, La La Land), The Eddy. Per la sceneggiatura, Chazelle si è affidato alle capaci mani di Jack Thorne, affermato scrittore noto soprattutto per Skins, Shameless, This is England (la serie).

Come c’era da aspettarsi, visto che prima di tutto è un prodotto di Chazelle, The Eddy è una serie immersa dall’inizio alla fine nel suo grande amore per il jazz. Il protagonista è Elliot Udo (interpretato da Andrè Holland, già visto in Castle Rock, Selma e Moonlight) un ex pianista americano che, dopo la morte di un figlio e la separazione dalla moglie, decide di trasferirsi a Parigi e aprire un jazz club insieme al suo migliore amico. Le cose cambieranno radicalmente quando la figlia ribelle di Elliot (Amandla Stenberg) si trasferirà dal padre e il socio d’affari e amico verrà trovato morto.

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Non ho mai…: il trionfo dell’inclusività in salsa camp

Il 27 aprile Netflix ha rilasciato lo scoppiettante Non ho mai… scritto e ideato da Lang Fisher (Brooklyn Nine-Nine, The Mindy Project, The Onion News Network) e Mindy Kaling (The Office, E poi c’è Katherine, The Mindy Project, Saturday Night Live) che racconta le disavventure di un’adolescente americana nerd e secchiona di origine indù e delle sue svitate amiche.

Nonostante la trama quasi banale, potete stare tranquilli, non è un’altra stupida commedia americana e il pubblico che ha amato Insatiable e le sue ciniche sfumature camp non rimarrà deluso.

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Summertime: malinconia portami via

Avevi ragione tu mia cara

La vita non dura mai, una sera

Il tempo di una follia

Che breve poi fugge via

E poi

Cosa rimane dentro noi

Questa celeste nostalgia…

 

Ebbene sì, l’eterno Riccardo Cocciante la sapeva lunga già nel 1982 quando cantò Celeste nostalgia.

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Hollywood: l’epoca d’oro del Cinema (ri)vista da Ryan Murphy

Il confine tra la realtà e l’immaginazione è spesso labile e il cinema, la letteratura, la televisione ce lo ricordano di continuo in una eterna sfida in cui siamo chiamati ad ascoltare storie inventate, ma del tutto verosimili. Ma cosa accadrebbe se partissimo da una storia vera per confluire poi in uno sviluppo (e un epilogo) del tutto fantasioso? Accade che sfociamo nel territorio del “what if”, ormai caro a Quentin Tarantino, che prende il là da eventi reali per modificarli progressivamente in corso fino a raggiungere obiettivi del tutto fantasiosi. Insomma, cosa sarebbe accaduto se Adolf Hitler fosse stato ucciso in Francia nel 1944? E se quella notte di agosto del 1969 Sharon Tate e i suoi amici non fossero stati uccisi dalla Manson Family? E, soprattutto, se nella Hollywood di fine anni ’40 qualcuno si fosse imposto a favore di neri, omosessuali e donne, oggi il cinema e la società tutta sarebbero differenti?

Proprio quest’ultimo “what if” interessa la miniserie Hollywood, 7 densissimi episodi da 50 minuti l’uno che potete trovare su Netflix e che portano la firma in regia e sceneggiatura, insieme a Ian Brennan, del “Re” del piccolo schermo Ryan Murphy.

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Valutazione: 8.0/10 (su un totale di 1 voto)
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Tyler Rake, la recensione

L’action è un genere cinematografico davvero anomalo.

A differenza di altri generi, non è necessariamente legato alla contemporaneità, nonostante sia strettamente connesso all’avanzamento tecnologico del medium cinema. L’action odierno, piuttosto, è imbrigliato in canovacci narrativi che si ripetono immutati da almeno quarantacinque anni (e sono comunque mutuati dal western), assicurando allo spettatore un senso di confortante famigliarità: non importa se un film d’azione è ambientato durante la Prima Guerra Mondiale, nel post 11 settembre o in un futuro prossimo, avremo sempre la sicurezza che c’è un eroe o antieroe (ma anche più di uno) impegnato in una missione ai limiti del possibile utile a risolvere anche conflitti personali e farlo uscire dall’avventura (vivo o morto, questo spetta allo sceneggiatore) cambiato, evoluto.

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Valutazione: 8.0/10 (su un totale di 1 voto)
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Tiger King: omicidio, caos, follia… e adorabili felini!

A metà tra un true-crime e un documentario seriale, Tiger King racconta una storia tanto folle da sembrare inventata… ma non lo è affatto! Quello che può apparire come un mockumentary tratta, invece, di una realtà nuda e cruda, aberrante e allo stesso tempo affascinante. Sarà soprattutto per questo motivo che Tiger King: Murder, Mayhem and Madness è schizzato al primo posto tra le serie tv più viste per ben 16 giorni, arrivando a segnare un record.

Tiger King è una mini-serie originale Netflix, di 7 puntate, disponibile sulla piattaforma dal 20 marzo 2020, ideata e realizzata da Eric Goode e Rebecca Chaiklin. In soli 10 giorni di programmazione, la docu-serie ha totalizzato più di 34 milioni di visualizzazioni, tanto da convincere i produttori a ideare una puntata speciale, una sorta di aftershow distribuito il 12 aprile, intitolata “The Tiger King and I”, in cui l’attore Joel McHale intervista alcuni protagonisti della serie per scoprire che impatto ha avuto la celebrità sulle loro vite.

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Valutazione: 8.0/10 (su un totale di 1 voto)
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Dov’è il mio corpo?, la recensione

Una mano mozzata, ibernata in un reparto di un ospedale di Parigi, decide di fuggire per trovare il corpo da cui è stata tagliata. Si scoprirà essere di Naoufel, giovane di origine magrebina. Il ragazzo, dopo un’infanzia e un’adolescenza difficili, è stato costretto da una serie di sfortunati eventi a diventare fattorino per una pizzeria, sebbene avesse da sempre sognato di diventare astronauta o tuttalpiù pianista. Durante il suo lavoro, il giovane incontra inoltre Gabrielle, ragazza di cui si innamora… per citofono.

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Valutazione: 9.0/10 (su un totale di 1 voto)
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Locke & Key: un successo teen Netflix dal fumetto horror di Joe Hill

Tratta dall’omonima serie a fumetti scritta da Joe Hill e illustrata da Gabriel Rodriguez, Locke & Key è una delle ultime serie originali Netflix di successo. Fin dal gioco di parole sulla pronuncia del titolo, che invece di essere Lock and Key, ovvero serratura e chiave, diventa Locke, che è il nome della famiglia protagonista, la serie gioca su aspettative che però, puntualmente, fatica a mantenere.

Innanzitutto, gli stessi giochi di parole, che vengono annunciati come preponderanti nel primo episodio, finiscono in realtà nel titolo. Inoltre, molto più importante, a essere presto deluse sono sicuramente le aspettative per chi ha letto il fumetto.

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