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Venezia77: considerazioni finali e tutti i vincitori

La 77ª edizione della Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia rimarrà nella Storia. È l’edizione dell’emergenza sanitaria, è l’edizione delle incertezze fino all’ultimo, è l’edizione del coraggio e della passione di chi vi ha lavorato, l’edizione dell’assenza di glamour, del ritorno a un cinema più piccolo, inclusivo, estremamente autoriale, sicuramente lontano dalle logiche dello star system che hanno decretato, negli ultimi anni, il successo e i numeri della Mostra del Cinema sdoganando definitivamente questo evento anche al di fuori della cerchia cinefila. È stata un’edizione che, prevedibilmente, ha visto ridimensionati i propri numeri con il 40% di presenze in meno in confronto al 2019 (che è stato l’anno dei record) e 5.500 accrediti venduti in confronto ai 12 mila dello scorso anno. Numeri comunque molto alti in confronto alle previsioni, che hanno dato una dimostrazione molto forte dell’amore di molti per il Cinema, della voglia di ripartire nel migliore dei modi, senza lasciarsi intimorire dalle ferree ma fondamentali misure restrittive che la Biennale ha adottato, impiegando ben 2 dei 14 milioni impiegati per organizzarla.

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Venezia77. Nomadland, la recensione

In Inglese, a differenza che in italiano, ci sono due termini diversi per dire “casa”, a cui si accompagnano diverse accezioni: il primo è “House”, con cui si intende la casa come costruzione fisica, come edificio architettonico; il secondo è “Home”, il focolaio familiare, il posto in cui ci si sente a casa e dove si è sé stessi, il luogo che portiamo ovunque nel cuore. I protagonisti di Nomadland infatti non si definiscono “Homeless”, la parola inglese per identificare i senzatetto, ma “Houseless”.

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