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La casa in fondo al lago, la recensione

Quello delle case infestate è forse il filone più antico del genere horror, sia se parliamo di cinema che di letteratura; basti pensare che il primo film horror della Storia del cinema, Le manoir du diable, che Georges Méliès realizzò nel 1896, si ambientava proprio in un castello maledetto, mentre il capostipite delle letteratura gotica, Il castello di Otranto (1764) di Horance Walpole, è proprio una ghost story in piena regola a cui fa da sfondo la magione maledetta del titolo. Va da se che sull’argomento si è detto e mostrato pressoché tutto. Ma la rinata mania cinematografica per case infestate, fantasmi e possessioni ha fatto si che la fantasia di qualche autore volasse a tal punto da trovare un espediente originale per raccontare una classicissima storia che ha al centro una casa infestata dagli spettri.

Parliamo de La casa in fondo al lago (The Deep House), lungometraggio scritto e diretto dai francesi Alexandre Bustillo e Julien Maury, in uscita al cinema il 5 agosto distribuito da Notorious Pictures.

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Valutazione: 6.5/10 (su un totale di 2 voti)
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800 eroi, la recensione

C’è un fiume a solcare il confine tra vita e morte, tra normalità e sofferenza, è il fiume Suzhou che attraversa Shanghai le cui sponde dividono la zona di guerra in cui sono intrappolati i soldati cinesi, in balia degli invasori giapponesi, dalla zona franca delle Concessioni Internazionali, che si trova sotto il controllo amministrativo straniero. È tutto su questo confine che si svolge 800 eroi, il blockbuster diretto da Gu Han presentato in anteprima nazionale al 23° Far East Film Festival di Udine e dal 25 giugno anche nei cinema italiani distribuito da Notorious Pictures.

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Valutazione: 6.5/10 (su un totale di 2 voti)
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The Shift, la recensione

The Shift

Lo sentite questo spiffero profumato che vi accarezza la nuca? È la metaforica aria fresca che si respira quando siamo alle prese con una visione appagante e The Shift di Alessandro Tonda lo è.

Presentato in selezione ufficiale alla 15ª Festa del Cinema di Roma e come evento speciale al 20° Noir in Festival, The Shift è la dimostrazione che quando viene data libertà creativa a degli autori di talento e non ci si fossilizza su vetuste dinamiche di mercato appannaggio di una visione ormai obsoleta del cinema e dell’entertainment, anche in Italia si possono fare film dalla caratura internazionale e di assoluta qualità.

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A un metro da te, la recensione

Ormai da qualche anno Hollywood ci sta abituando ad insolite storie strappalacrime: love story che nascono improvvisamente, soprattutto inaspettatamente, pronte a coinvolgere ragazzi “particolari” alle prese con situazioni di vita sicuramente non facili. Storie d’amore che incontrano in modo inequivocabile il cinema del dolore e che non fanno altro che mettere a nudo una certa “sensibilità” del cinema industriale. Dopo i successi commerciali di Colpa delle stelle e Io prima di te, arriva nelle sale italiane con Notorious Pictures  A un metro da te, un delicatissimo dramma sentimentale che coinvolge due diciassettenni affetti entrambi da fibrosi cistica.

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The Strangers: Prey at Night, la recensione

Quando nel 2008 si affacciava nei cinema il piccolo film The Strangers, scritto e diretto dall’allora esordiente Bryan Bertino, il panorama horror stava per accogliere un nuovo classico del genere che non solo sarebbe stato ricordato negli anni successivi incassando una somma ragguardevole al botteghino con recensioni entusiastiche dalla critica di settore, ma avrebbe anche riaperto con insistenza il filone home invasion.

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Valutazione: 7.0/10 (su un totale di 1 voto)
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Vampiretto, la recensione

Mancano pochi giorni alla festa di Ognissanti o meglio alla festa di Halloween, come detta la tradizione anglosassone importata da qualche decennio anche in Italia, e le sale cinematografiche si trasformano in buie caverne adornate da ragnatele e motoseghe, attrezzandosi con una programmazione da brividi. Tra i macabri scherzetti del pagliaccio dagli incassi milionari, Pennywise, o quelli più che truculenti di Jigsaw, l’enigmista protagonista della saga di Saw (il nuovo episodio è Saw – Legacy, di Michael e Peter Spierig), dal 26 ottobre i più giovani potranno trovare in sala anche un dolcetto. Parliamo di Vampiretto, che assieme a Monster Family, già in sala da qualche giorno, rappresenta l’alternativa per bambini ai film horror per adulti che, come le castagne in mezzo al bosco, si trovano in autunno nella programmazione cinematografica e nei palinsesti televisivi.

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La Fratellanza, la recensione

Il cinema carcerario è un filone praticato da majors e realtà più indipendenti con cadenza periodica, a testimonianza che riesce a risultare sempre di tendenza senza la necessità di cavalcare essenzialmente nessuna tendenza. In questi ultimi mesi, poi, grazie al successo di critica di pubblico della miniserie di HBO The Night Of, questo genere ha guadagnato popolarità anche sul piccolo schermo, consacrandolo su un’audience ancora più vasta. In questo panorama, senz’altro positivo per il prison-movie, va ad inserirsi La Fratellanza, solido dramma carcerario (ma non solo) che riesce a fornire una visione originale sul genere.

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Amityville – Il risveglio, la recensione

Quella della “casa più infestata” degli Stati Uniti è una storia che va avanti dai primi anni ’70, quando la villetta sita al 112 di Ocean Avenue ad Amityville, sulla costa meridionale di Long Island, fu tristemente nota alle cronache per il delittuoso fatto che costò la vita a ben sei persone. Un’intera famiglia, i De Feo, sterminata dal figlio maggiore Ronnie, poi condannato a sei ergastoli ma sempre dichiaratosi spinto all’omicidio da una presenza maligna che gli ha sussurrato di farlo. La realtà spesso supera la fantasia e la terribile storia dei De Feo fu solo il primo tassello di un caso mediatico che raggiunse ogni dove, perché i successivi proprietarie della villetta in stile coloniale di Ocean Avenue, i Lutz, sono stati testimoni di uno dei più celebri casi al mondo di infestazione spiritica. Da quel momento la casa di Amityville è diventata un’icona del paranormale, attirando l’interesse di medium, esperti di paranormale e demonologi, come i celeri coniugi Warrern, oggi famosi grazie ai film di James Wan The Conjuring.

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Valutazione: 7.0/10 (su un totale di 1 voto)
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2:22 – Il destino è già scritto, la recensione

Looper, Predestination, Triangle, Source Code, Edge of Tomorrow, Prima di domani… Cosa hanno in comune tutti questi titoli che viaggiano sui binari della fantascienza? La tematica del “loop temporale”, che mai come in questi ultimi anni sembra essere stato eletto a macro-filone dello sci-fi cinematografico da piccole e grandi produzioni internazionali. Al folto gruppo di cui sopra sono elencati solo alcuni titoli, si va ad aggiungere 2:22 – Il destino è già scritto un – relativamente – piccolo film che parte dalla tematica del loop temporale per spostarsi progressivamente in altri lidi della fantascienza spirituale. Che detto così potrebbe far pensare a un qualche cosa di innovativo e profondo, ma non siamo dalle parti di Donnie Darko e Cloud Atlas, proprio no, invece 2:22 – Il destino è già scritto raffazzona suggestioni da altri generi senza riuscire a creare un reale fil rouge coerente e appassionante.

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Valutazione: 5.0/10 (su un totale di 1 voto)
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Lasciami per sempre, la recensione

Viola (Barbora Bobulova) è una profumiera alle prese con una fragranza difficile da gestire, un po’ come la sua famiglia allargata: non solo deve fare i conti con due sorelle sull’orlo di una crisi di nervi, ma anche con un padre scampato a un suicidio, un figlio con problemi di cuore e un figliastro piromane. L’unico porto sicuro di Viola sembra essere Nikos (Max Gazzè), il suo compagno, che però è irrimediabilmente geloso dell’ex marito della donna. Insomma, dato il quadro dipinto, una riunione di famiglia sarebbe l’ultima cosa da fare: e invece Viola invita a casa tutto il parentado per il compleanno del figlio Lorenzo, dando così il via a una serie di situazioni esplosive.

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Valutazione: 3.0/10 (su un totale di 1 voto)
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