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In viaggio verso un sogno: disponibile in blu-ray la delicata commedia con Shia LaBeouf

Il cinema ha raccontato spesso la disabilità, in diverse occasioni partorendo film che sono entrati nella storia della settima arte, ma gran parte delle volte l’approccio verso questo argomento è di serioso rispetto, di impegno civico, di taglio fortemente drammatico. Eppure, di tanto in tanto, qualcuno ci prova a riderci un po’ su, come accade in The Peanut Butter Falcon, maldestramente tradotto in Italia come In viaggio verso un sogno. Ridere e scherzare ok, ma con estremo rispetto e delicatezza, come hanno fatto appunto Tyler Nilson e Michael Schwartz che hanno confezionato questo film tutto attorno a Zack Gottsagen, un loro amico nella vita reale, nato con la sindrome di Down ma determinato nel diventare un attore. E Zack Gottsagen, che qui esordisce al cinema dopo una particina in un cortometraggio, attore lo è diventato davvero ed è bravissimo! In viaggio verso un sogno è da poco disponibile in alta definizione blu-ray disc grazie a Officine UBU e ai canali distributivi di CG Entertainment.

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In viaggio verso un sogno – The Peanut Butter Falcon, la recensione

Il cinema ha raccontato spesso la disabilità, in diverse occasioni partorendo film che sono entrati nella storia della settima arte, ma gran parte delle volte l’approccio verso questo argomento è di serioso rispetto, di impegno civico, di taglio fortemente drammatico. Eppure, di tanto in tanto, qualcuno ci prova a riderci un po’ su, come accade in The Peanut Butter Falcon, maldestramente tradotto in Italia come In viaggio verso un sogno. Ridere e scherzare ok, ma non estremo rispetto e delicatezza, come hanno fatto, appunto Tyler Nilson e Michael Schwartz che hanno confezionato questo film tutto attorno a Zack Gottsagen, un loro amico nella vita reale, nato con la sindrome di Down ma determinato nel diventare un attore.

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Un marito a metà, la recensione

Lettera aperta ai cineasti d’oltralpe

Carissimi alfieri della gallica arte cinematografica,
cosa dissesta le vostre mise-en-scéne e annichilisce i vostri ciak? Che ne è dei guizzi di scrittura e del brillante humour che a ragione vi hanno eletti esponenti indiscussi della commedia europea? In poche parole: perché non ne azzeccate più una?

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Un profilo per due, la recensione

Alex (Yaniss Lespert), giovane scrittore senza arte né parte, vive una insoddisfacente relazione con (e a carico di) Juliette, ambiziosa ragazza in carriera.
Per scuotere il ragazzo dalla patetica abulia in cui si trastulla, Sylvie (la mamma di Juliette) gli propone di impartire lezioni di informatica al suo anziano papà Pierre (Pierre Richard), depresso e trascurato dopo la morte dell’adorata moglie. Sylvie promette ad Alex di non rivelare al padre che ad insegnargli a usare il computer sarà il fidanzato della nipote, e così il bizzarro corso ha inizio, non senza reticenze da parte di entrambi. La faccenda prenderà una piega inaspettata quando Pierre scoprirà il seducente e imprevedibile mondo degli incontri online…

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Planetarium, la recensione

Iniziamo con una domanda, necessaria, per avvicinarci alla visione e comprensione di Planetarium. Cos’è un planetario?

Il planetario è uno strumento ottico utilizzato per riprodurre in modo estremamente realistico la volta celeste, su uno schermo di proiezione (o sul monitor di un computer). Per estensione, spesso, viene usato anche per indicare l’edificio che ospita tale apparecchiatura. Fin dal più lontano passato, egizi, babilonesi, arabi ed altre popolazioni dedite all’astronomia hanno osservato il cielo, per trarne auspici e previsioni riguardo agli eventi della vita quotidiana e per motivi strettamente pratici, come la definizione di calendari precisi. Parallelamente è nata l’esigenza di rappresentare l’aspetto del cielo notturno, per questioni religiose, artistiche e di registrazione storiografica in concomitanza di eventi celesti di particolare singolarità ed interesse. 

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Il Viaggio – The Journey, la recensione

Presentato fuori concorso alla 73esima edizione della Mostra Internazionale d’arte cinematografica di Venezia, The Journey – Il Viaggio del regista irlandese Nick Hamm è la prova definitiva di come sia possibile trasformare il racconto di un importante e serio avvenimento della storia irlandese (e mondiale), in un’occasione di divertimento, oltre che di riflessione rispetto alla realtà politica contemporanea.

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Un re allo sbando, la recensione

“È bello essere il re”, ripeteva un compiaciuto Mel Brooks nella macrosequenza finale dell’esilarante La Pazza Storia del Mondo. Come contraddirlo?
Eppure non è dello stesso avviso Re Nicolas III (Peter Van Den Begin), protagonista dell’atipico road movie Un re allo sbando, scritto e diretto da Peter Brosens e Jessica Woodworth e presentato in concorso nella sezione Orizzonti di Venezia 73.

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Per mio figlio, la recensione

A distanza di poche settimane dall’uscita dell’ottimo La ragazza del treno, tratto dall’omonimo best-seller di Paula Hawkins, ecco arrivare nelle sale un altro thriller tratto da un libro di successo. Stiamo parlando di Per mio figlio del regista franco–svizzero Frédéric Mermoud, basato sul libro Moka (che è anche il titolo originale del film) di Tatiana de Rosnay. Un film tuttavia piuttosto deludente e molto al di sotto sia del buon potenziale a disposizione, sia del suo “simile” americano, che appare di gran lunga meglio costruito e più teso. Quello di Mermoud, infatti, è un thriller poco avvincente, noioso in tanti punti e soprattutto incapace di scegliere una strada precisa da far intraprendere al suo racconto.

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Caffè, la recensione

Dire “globalizzazione” non è mai semplice: una parola lunga, dal suono complesso e dalle molte Z, mette paura anche quando dovrebbe dare sicurezza. Per tutti questi motivi, il regista Cristiano Bortone decide di sostituirla con un termine più semplice e immediato come Caffè, titolo del suo ultimo film presentato alle Giornate degli Autori al 73esimo Festival del Cinema di Venezia.

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Torno da mia madre, la recensione

Nel 2014 il regista Eric Lavaine raccontava sui nostri schermi, con la commedia corale Barbecue, le sfumature scomode e paradossali dei rapporti d’amicizia. Due anni dopo, il cineasta d’oltralpe non rinuncia a indagare la complessità delle dinamiche interpersonali, ma sposta la propria sfera d’interesse direttamente nel centro nevralgico del nucleo familiare: il confronto madre/figlia.

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