Archivio tag: recensione

Ezio Greggio, un talento comico al servizio del cinema demenziale

Volto televisivo degli anni ’80, quelli di Drive In, Striscia la notizia e Odiens, Ezio Greggio è amatissimo anche dagli appassionati di commedie italiane grazie alla partecipazione in film ormai cult come il dittico di Yuppies, Infelici e contenti, Anni 90, Selvaggi, Vacanze di Natale ’90 e ‘91. Ma Ezio Greggio è anche regista e sceneggiatore comico di talento che è riuscito ad entrare nell’immaginario della commedia demenziale grazie a un cult assoluto come Il silenzio dei prosciutti, girato in America con alcuni volti noti del cinema comico a stelle e strisce, che ha fatto poi da apripista ad altre due chicche come Killer per caso e Svitati.

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Welcome to the Blumhouse: Black Box – Ritrova te stesso, la recensione

ritrova te stesso

Prosegue il nostro approfondimento di Welcome to the Blumhouse, la serie antologica di lungometraggi (slegati tra loro) realizzati dalla casa di produzione di Jason Blum in collaborazione con gli Amazon Studios che ne hanno curato la distribuzione quasi esclusiva sulla loro piattaforma Prime Video. Il ‘quasi’ è dovuto al fatto che, sporadicamente, alcuni di questi titoli sono riusciti ad arrivare persino in sala in una manciata di paesi, come ad esempio Black Box, il film di cui parleremo oggi, uscito in Russia lo scorso maggio.

Arrivato in Italia col banale e meno efficace titolo Ritrova te Stesso, Black Box fa parte del primo blocco di quattro episodi rilasciati da Prime tra il 6 ed il 13 ottobre 2020 ed accomunati dal tema della famiglia e dell’amore intese come forze redentrici e/o distruttrici. Lo spunto è di natura fantascientifica, fantomatici esperimenti di matrice tecnologica che permettono il trapianto di coscienza, consentendo ad una persona defunta di poter rivivere nel corpo lasciato (suo malgrado) da un altro individuo. La miccia sci-fi non fa altro che innescare quello che fondamentalmente è un thriller psicologico costruito su momenti onirici dalle sfumature vagamente orrorifiche.

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Valutazione: 6.0/10 (su un totale di 1 voto)
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Venezia78. The Last Duel, la recensione

the last duel

Dopo l’esordio nel 1977 con I Duellanti, ecco che Ridley Scott presenta fuori concorso a Venezia The Last Duel, l’ultimo duello, un dramma medievale che tratta di onore, gloria e soprattutto della condizione femminile in una società profondamente patriarcale.

Il film riprende lo stile narrativo del classico di Akira Kurosawa Rashomon, mostrandoci gli stessi avvenimenti (realmente accaduti) da tre punti di vista diversi: quello di Sir Jean de Carrouges (Matt Damon), di Jaques Le Gris (Adam Driver) e infine di Lady Marguerite de Carrouges (Jodie Comer), moglie di Sir Jean.

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Venezia78. Inu-Oh, la recensione

Il nuovo film del regista di animazione Masaaki Yuasa, dopo il successo su Netflix di Devilman Crybaby, è Inu-Oh, un film ambientato nel periodo Edo e che racconta con uno stile fiabesco e leggendario la storia di due grandi antichi musicisti realmente esistiti che hanno profondamente innovato il teatro Noh, per poi quasi scomparire dalla storia e dalla memoria.

Tomona è un giovane che perde la vista da bambino e diventa un suonatore di biwa. La sua storia è quella di un uomo in cerca del suo nome e della sua identità. Se infatti il padre si raccomanda con lui di continuare a farsi chiamare Tomona per poterlo trovare come spirito, una volta entrato nella compagnia del maestro Kakuichi deve però cambiare il suo nome in Tomoichi, per poi scegliere di mettersi in proprio con il nome Tomoari.

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Valutazione: 7.0/10 (su un totale di 1 voto)
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Venezia78. Freaks Out, la recensione

Dopo il successo di Lo Chiamavano Jeeg Robot nel 2015, Gabriele Mainetti torna al cinema con Freaks Out, presentato in concorso alla 78ª Mostra del Cinema di Venezia, un vero e proprio blockbuster italiano che racconta la storia di quattro fenomeni da baraccone con dei poteri speciali durante l’occupazione nazista in Italia e le lotte partigiane per la liberazione.

I nostri “fantastici 4” sono Cencio (Pietro Castellitto), che ha il potere di controllare gli insetti (tranne le api con cui ha un brutto rapporto); Fulvio (Claudio Santamaria), fortissimo e totalmente ricoperto da peli che ricorda un po’ Chewbacca esteticamente e il marveliano La Cosa come caratterizzazione del personaggio; Mario (Giancarlo Martini) che ha il potere di attrarre oggetti di metallo; Matilde (Aurora Giovinazzo), che non può neanche toccare gli altri a causa delle scosse elettriche che scorrono nel suo corpo e che sembra nascondere un grande potere.

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Venezia78. L’Événement – 12 settimane, la recensione

L’Événement, diretto da Audrey Diwan, è un adattamento dell’omonimo romanzo del 2000 scritto da Annie Ernaux che racconta la storia di una giovane ragazza che si ritrova incinta senza volerlo nella Francia degli anni ’60.

Anna (Anamaria Vartolomei) studia al liceo, è una studentessa modello e conduce una regolare vita sociale, tra amicizie e la scoperta della propria sessualità. A rompere la normalità iniziale è la scoperta di essere rimasta incinta. Anna, infatti, non vuole rinunciare ai suoi sogni e agli studi e per questo non vuole portare a termine la gravidanza.

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Valutazione: 7.5/10 (su un totale di 2 voti)
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Venezia78. Qui rido io, la recensione

Vincenzo m’è padre a me!”, ripete meccanicamente Peppiniello in Miseria e nobiltà innescando il tormentone comico. Una frase entrata nella storia del teatro, del cinema, della commedia italiana nel suo complesso, grazie all’estro di Eduardo Scarpetta, uno dei più grandi commediografi della Storia del nostro Paese, creatore della maschera comica Felice Sciosciammocca (portato al cinema con grande successo da Totò) e padre biologico di Eduardo, Peppino e Titina De Filippo, ovvero il trio di talenti più importante della scena teatrale italiana del dopoguerra per almeno un trentennio.

Mario Martone, che oltre ad essere un uomo di cinema è un uomo di teatro, cattura l’immagine di Eduardo Scarpetta e il personaggio che ne è scaturito per fornirne una descrizione costantemente in bilico tra realtà e scena. Qui rido io, in concorso alla 78ª Mostra del Cinema di Venezia e al cinema dal 9 settembre, fornisce uno spaccato limpido di un’epoca, la Napoli della Belle Époque, di un contesto, l’ambiente artistico teatrale, e affronta la tematica della paternità, intesa tanto dal punto di vista biologico quanto da quella prettamente artistico.

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Venezia78. Mona Lisa and the Blood Moon, la recensione

Una giovane ragazza, Mona Lisa Lee (Jeon Jong-seo), fugge da un manicomio dove è stata rinchiusa in isolamento per anni manifestando degli strani poteri con i quali sembra poter controllare gli altri. La ragazza vagherà in fuga dal luogo da cui è rinchiusa da anni, incontrando nel tragitto vari personaggi eccentrici e bizzarri. Tra coloro che incroceranno la sua strada abbiamo: il Dj/Spacciatore Fuzz (Ed Skrein), che inizialmente sembra interessato ad approfittare della spaesata ragazza ma che forse nasconde un lato più tenero; la stripper Bonnie Bell (Kate Hudson) che la vede come un modo per ottenere soldi facili sfruttando i suoi poteri; il figlio di Bonnie (Evan Witthen), inizialmente diffidente nei confronti della ragazza ma che pian piano arriverà a conoscerla meglio; un poliziotto, interpretato da Craig Robinson (Darryl di The Office) che la inseguirà cercando di riportarla nella struttura da cui è fuggita, nonostante l’invito a dimenticare ciò che sa del biscotto della fortuna preso durante una notte di luna piena.

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Valutazione: 6.5/10 (su un totale di 2 voti)
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Welcome to the Blumhouse: La bugia, la recensione

Jason Blum non lascia ma anzi raddoppia e, dopo essere diventato il re incontrastato della scena horror contemporanea sul grande schermo, ha intenzione di espandere il suo regno anche sugli schermi televisivi e le piattaforme di streaming. Un percorso che la sua Blumhouse ha cominciato con Into The Dark, serie tv costituita da lungometraggi dedicati ognuno ad una festività diversa dell’anno, e che sta proseguendo con un progetto, se possibile, ancora più ambizioso per contenuti e per aspirazioni artistiche: stiamo parlando di Welcome to the Blumhouse.

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Valutazione: 7.0/10 (su un totale di 1 voto)
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Venezia78. Sundown, la recensione

Quello del critico è uno sporco lavoro ma qualcuno deve farlo. Se poi il film da giudicare è Sundown di Michel Franco allora quel compito raggiunge difficoltà estreme. Perchè il regista messicano che aveva stupito e incantato Venezia con Nuevo Orden (vincitore del Gran Premio della giuria nel 2020) torna a far parlare di sé con un film che non lascia spazio a mezze misure. Usiamo un banale luogo comune e affermiamo che un tale film o lo si ama o lo si odia.

Noi non abbiamo nessun dubbio e scegliamo la busta numero due. Perchè Sundown è sconvolgente ed estremo.

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