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Se son rose… l’ultima divertente commedia di Pieraccioni disponibile in DVD

Da oltre vent’anni Leonardo Pieraccioni tiene alto il morale degli italiani con i suoi film, commedie dal sapore frivolo e leggero pronte a riflettere sulle sconfinate problematiche di cuore. Negli ultimi anni, tuttavia, questo simpatico “cantastorie” fiorentino ha dato modo di pensare che quella freschezza che ha caratterizzato tutti i suoi primi successi fosse ormai solo un ricordo del passato. Era dai tempi di Io & Marilyn (2009), infatti, che Pieraccioni non riusciva a mandare a segno un colpo come si deve. Fortunatamente il 2018 è stato l’anno della rinascita professionale per il regista de Il Ciclone e grazie a Se son rose non solo firma la sua miglior commedia degli ultimi dieci anni ma pone un punto di non ritorno all’interno della sua carriera. Se son rose – parole del regista – nasce con lo scopo di salutare la commedia sentimentale per voltare pagina e passare ad altro. Grazie a Warner Bros Entertainment l’ultima divertente “favola dei sentimenti” di Leonardo Pieraccioni arriva a casa vostra in DVD.

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Animali fantastici – I crimini di Grindelwald, un blu-ray magico!

Dopo il grande successo al cinema de I crimini di Grindelwald e in attesa del terzo capitolo – attualmente fissato per l’estate 2021 – il secondo e discusso film del Wizarding World approda anche in home video, distribuito da Warner Home Entertainment in una moltitudine di soluzioni utili a far la felicità di ogni appassionato collezionista. Oltre al semplice DVD e alle edizioni standard blu-ray e 4K Ultra HD (che contiene per la prima volta la traccia audio italiana in Dolby Atmos), sono disponibili anche l’edizione Digibook a 2 dischi (Blu-ray e DVD) con cover lenticolare da vedere e sfogliare e la Steelbook Blu-ray con magnete lenticolare rimovibile.

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Il professore e il pazzo, la recensione

Il professore e il pazzo è la trasposizione cinematografica del libro biografico di Simon Winchester del 1998, L’assassino più colto del mondo (in originale The Surgeon of Crowthorne: A Tale of Murder, Madness and the Love of Words). Un libro che ha attirato l’attenzione di Mel Gibson che, appena compreso il potenziale di una storia tanto particolare, ha subito acquistato i diritti. Il film, però arriva sugli schermi dopo ben 20 anni e la sua regia è stata affidata a P. B. Shemran, pseudonimo di Farhad Safinia, che ha affiancato Gibson nella produzione e nella sceneggiatura di Apocalypto.

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Instant Family, la recensione

Pete ed Ellie sono una coppia particolarmente felice. Vivono e lavorano insieme, hanno trovato una loro ideale dimensione e nulla sembra mancare nelle loro vite. Tuttavia, un giorno decidono che è finalmente giunto il momento di diventare genitori ma sentendosi entrambi troppo avanti con l’età pensano bene di non seguire la strada “classica” così da rivolgersi ad un centro adozioni. Frequentati i dovuti corsi finalizzati a capire la loro effettiva determinazione, Pete ed Ellie decidono di adottare l’adolescente Lizzy: è sveglia, gentile, estroversa ed educata. In una sola parola, perfetta. L’unico problema è che Lizzy ha altri due fratelli più piccoli, il sensibile Juan e la vivace Lita. Non sentendosela di separare i tre ragazzi, Pete ed Ellie portano a casa il pacchetto completo. Pessima idea.

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A un metro da te, la recensione

Ormai da qualche anno Hollywood ci sta abituando ad insolite storie strappalacrime: love story che nascono improvvisamente, soprattutto inaspettatamente, pronte a coinvolgere ragazzi “particolari” alle prese con situazioni di vita sicuramente non facili. Storie d’amore che incontrano in modo inequivocabile il cinema del dolore e che non fanno altro che mettere a nudo una certa “sensibilità” del cinema industriale. Dopo i successi commerciali di Colpa delle stelle e Io prima di te, arriva nelle sale italiane con Notorious Pictures  A un metro da te, un delicatissimo dramma sentimentale che coinvolge due diciassettenni affetti entrambi da fibrosi cistica.

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Valutazione: 7.0/10 (su un totale di 1 voto)
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Ricordi?, la recensione

Sono effettivamente passati quasi dieci inverni dall’esordio alla regia di Valerio Mieli, la cui delicatezza sconcertante ha aperto una breccia nel cuore di tanti. Quando poi, scorrendo il programma delle Giornate degli Autori all’ultima Mostra del Cinema di Venezia, è apparsa la sua opera seconda, si è riaperta l’antica ferita. Come fare a sostenere di nuovo lo sguardo di un regista così bravo a suscitarti qualcosa?

Il veicolo è ancora una volta l’amore. Vi rimangono invischiati stavolta Linda Caridi e Luca Marinelli, due personaggi che non hanno bisogno di un nome di scena per raccontarne le pieghe e le sfumature.  Basta seguirne i corpi e le emozioni nel vortice dei ricordi che si dipanano sullo schermo per capire come in una relazione l’uno si diluisca nell’altro in modi e tempi assolutamente personali.

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Valutazione: 8.0/10 (su un totale di 1 voto)
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La conseguenza, la recensione

Nella Germania del dopoguerra, Rachael (Keira Knightley) e suo marito, il colonnello Lewis  Morgan (Jason Clarke), raggiungono la loro nuova abitazione: si tratta di una villa confiscata dai britannici alla fine del secondo conflitto mondiale. In una fase di stallo iniziale, devono dividere casa con i vecchi proprietari mentre questi portano via i propri effetti personali. La casa è grande e il desiderio di ricominciare dopo un conflitto doloroso per molti, e in modo diverso per ciascuno di loro, spinge Lewis a invitare Lubert (Alexander Skarsgard) e sua figlia a restare. Dopo numerose ostilità, tra Rachael e Lubert nascerà un’intesa volta a rattoppare i resti di chi ha perso un figlio, forse anche il marito, e di chi ha perduto sua moglie nel corso dei bombardamenti.

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Un viaggio indimenticabile, la recensione

Ci sono viaggi indimenticabili, amori indimenticabili, giornate indimenticabili. Poi, da una parte, ci sono i film indimenticabili e, dall’altra, c’è il dimenticabilissimo Un viaggio indimenticabile, in originale Head full of Honey.

La storia è quella di Amadeus (Nick Nolte), ex veterinario, settantaseienne, da poco rimasto vedovo, la cui forte personalità, fascino ed umorismo non sono sufficienti a mascherare i devastanti sintomi dell’Alzheimer. Non essendo più in grado di vivere da solo, si trasferisce a Londra, dal figlio Nick (Matt Dillon) che vive con sua moglie Sarah (Emily Mortimer) e la figlia di 10 anni, Tilda (Sophia Lane Nolte, figlia di Nick Nolte). Nonostante lo sconvolgimento e il caos derivato dall’arrivo di Amadeus in un clima familiare già teso, tra nonno e nipotina si instaura un legame speciale.

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Scappo a casa, la recensione

Costantemente stressato, calvo ed impiegato in una piccola officina di Milano, Michele non è quella che potremmo definire una “bella persona”. È un uomo che vive di pregiudizi, praticamente verso tutti, e sui social network si diverte a re-inventarsi come un ricco seduttore, vanitoso e vanesio. In particolar modo Michele detesta i “negri” che, in base ad una sua personalissima selezione naturale, sono persone inferiori e come tali vanno trattati. Ma il destino ha in servo per lui un crudelissimo scherzo. Recatosi a Budapest per una vacanza di piacere, Michele viene accidentalmente derubato di tutti i suoi averi e così, senza soldi né documenti, viene scambiato dalla polizia locale per un immigrato tunisino. Per Michele inizia una travagliata fuga verso casa e proprio come i clandestini che ha sempre odiato, anche lui dovrà inventarsi mille peripezie per entrare “illegalmente” nel suo Paese. Affinché il suo viaggio abbia successo, Michele è costretto ad unirsi con il medico Mugambi e la bella Babelle, due nigeriani diretti in Italia.

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Peterloo, la recensione

Quella che è stata presentata il 31 Agosto in Sala Darsena al Lido di Venezia, è una pellicola che sicuramente merita. E come ogni lungometraggio che più vale la pena di guardare, già dalla scena numero uno abbiamo l’individuazione della tematica successivamente affrontata. Nel caso di Peterloo, l’inquadratura vede un intreccio di rami, e le foglie che su questi sono cresciute. Ma l’immagine non è illuminata e inizialmente si vedono solo le foglie; per vedere i rami bisogna aguzzare bene la vista.  Avendo poi cura delle due ore e mezzo che seguiranno, possiamo equiparare i rami al popolo, che non compare mai chiaramente ma risulta indispensabile perché si formino tutti i meccanismi costituzionali, organi dello Stato, garanti della democratizzazione della società.

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Valutazione: 8.0/10 (su un totale di 1 voto)
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