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Hollywood: l’epoca d’oro del Cinema (ri)vista da Ryan Murphy

Il confine tra la realtà e l’immaginazione è spesso labile e il cinema, la letteratura, la televisione ce lo ricordano di continuo in una eterna sfida in cui siamo chiamati ad ascoltare storie inventate, ma del tutto verosimili. Ma cosa accadrebbe se partissimo da una storia vera per confluire poi in uno sviluppo (e un epilogo) del tutto fantasioso? Accade che sfociamo nel territorio del “what if”, ormai caro a Quentin Tarantino, che prende il là da eventi reali per modificarli progressivamente in corso fino a raggiungere obiettivi del tutto fantasiosi. Insomma, cosa sarebbe accaduto se Adolf Hitler fosse stato ucciso in Francia nel 1944? E se quella notte di agosto del 1969 Sharon Tate e i suoi amici non fossero stati uccisi dalla Manson Family? E, soprattutto, se nella Hollywood di fine anni ’40 qualcuno si fosse imposto a favore di neri, omosessuali e donne, oggi il cinema e la società tutta sarebbero differenti?

Proprio quest’ultimo “what if” interessa la miniserie Hollywood, 7 densissimi episodi da 50 minuti l’uno che potete trovare su Netflix e che portano la firma in regia e sceneggiatura, insieme a Ian Brennan, del “Re” del piccolo schermo Ryan Murphy.

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Valutazione: 8.0/10 (su un totale di 1 voto)
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TFF37. Guns Akimbo

Guns Akimbo si inserisce in un filone ben preciso: action movie sopra le righe. Se in Crank avevamo uno Statham costretto a fare il pieno di adrenalina (o elettricità), in Shoot ‘em Up un Owen sgranocchia-carote, qui la gimmick è che Daniel Radcliffe ha due pistole inchiodate alle mani. Bisogna aggiungere altro? Sì, perché in questo film forse c’è più di quanto appaia a prima vista. Forse.

Miles (Daniel Radcliffe) è un cacciatore di troll virtuali. Un nerd che passa in rassegna i siti più biechi al solo scopo di fare la morale agli altri utenti. Fino al giorno in cui bacchetta le persone sbagliate: i creatori di Skizm, applicazione di massacri in diretta. Scaricandola si ottiene un posto in prima fila per osservare due persone che si ammazzano. Miles li insulta; per ripicca quelli lo catturano, gli impistolano le mani e lo mettono in gioco contro Nix (Samara Weaving), una leggenda nel mondo di Skizm.

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Valutazione: 8.0/10 (su un totale di 1 voto)
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Finché morte non ci separi, la recensione

È quasi un mini-filone cinematografico quello della “caccia all’uomo”, che come illustre antesignano ha La pericolosa partita, cultissimo survival-thriller diretto nel 1932 da Irving Pichel e Ernest B. Schoedsack, ispirato al racconto di Richard Connell. Un fiorente filone che, oltre ai remake dichiarati o meno de La pericolosa partita, si è arricchito, soprattutto dagli anni ’70 ad oggi, di grandi film che hanno fatto la storia del cinema thriller/horror e spesso anche fantascientifico. Basti pensare alle tante varianti della “caccia all’uomo” che possono essere Duel di Steven Spielberg, La notte del licantropo di Paul Annett, L’implacabile di Paul Michael Glaser, Predator di John McTiernan, Senza tregua di John Woo e una marea di b-movie più o meno riusciti che hanno affollato soprattutto gli scaffali dell’home video tra gli anni ’90 e i 2000. Oggi arriva una curiosa variante del racconto di Connell, una riuscitissima horror-comedy dai toni grotteschi che risponde al titolo di Finché morte non ci separi (Ready or Not).

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Valutazione: 7.5/10 (su un totale di 2 voti)
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