Archivio tag: stefano accorsi

Il Campione, la recensione

Da quando nel 2016 è uscito nelle sale Veloce come il vento, Matteo Rovere si è imposto come punto di riferimento per tutto quel cinema “giovane” (nelle idee, oltre che per età dei suoi autori) che oggi si contrappone ad un sistema cinematografico che odora di acqua di colonia ma che sembra desideroso di abbracciare uno svecchiamento concettuale ed artistico. Rovere come punto di riferimento, certo, perché in parallelo alla sua attività registica (si pensi al suo ultimo dramma storico sulla fondazione di Roma, Il Primo Re) sta portando avanti un’interessante attività da produttore con la sua società Groenlandia fondata assieme a Sydney Sibilia (la trilogia di Smetto quando voglio). Ora esce nelle sale Il Campione, una dramedy prodotta da Rovere e Sibilia e diretta dall’esordiente Leonardo D’Agostini.

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Valutazione: 8.0/10 (su un totale di 1 voto)
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A casa tutti bene, la recensione

«Io sono cresciuto orfano. A me la famiglia mi sta sul cazzo!»

(Pietro – Ivano Marescotti)

Pietro e Alba sono felicemente sposati da cinquant’anni. La loro vita matrimoniale, esattamente come quella di chiunque, ha visto alternare momenti belli ad altri brutti ma grazie ad un coraggioso – e sempre più raro – spirito di “sopravvivenza”sono riusciti a superare a testa alta ogni difficoltà fino ad arrivare a festeggiare le nozze d’oro. In occasione di questo lieto evento, Pietro e Alba hanno pensato di riunire tutta la famiglia (ma proprio tutta, compresi parenti scomodi o ex-mogli dei figli) proprio su quell’isola dove si sono innamorati e dove hanno passato i loro anni più belli. Quello che doveva essere un raduno di mezza giornata, però, si trasforma in una permanenza di tre lunghi giorni a causa di un’improvvisa mareggiata che impedisce ai traghetti di transitare. Per tutti i membri della famiglia sarà l’occasione buona di fare i conti con il passato, con il presente, con le gelosie, i tradimenti, i sogni infranti e tutte le frustrazioni tipiche degli “adulti” di oggi.

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Valutazione: 7.0/10 (su un totale di 1 voto)
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Made in Italy, la recensione

Luciano Ligabue torna al cinema: lo fa dopo sedici anni da Da Zero a Dieci e a venti da Radiofreccia, esordio folgorante, riconosciuto con David di Donatello e Nastri d’Argento. All’epoca c’era Stefano Accorsi nel ruolo di Freccia, tossico-dipendente in cerca del suo posto nel mondo. Ora c’è ancora l’attore bolognese e interpreta una sorta di Freccia cresciuto. Con famiglia e figli ma sempre con i disagi esistenziali che gli pressano il petto. Trasformando sorrisi in smorfie ed esplosioni di aggressività.

Nello specifico, la trama di Made in Italy ci catapulta nella vita di Riko, operaio quarantenne a Reggio Emilia che ha una moglie bella e operosa (Kasia Smutniak) e un figlio simpatico (Tobia De Angelis) alle porte dell’età adulta. Ci sono poi i suoi amici: Carnevale (Fausto Maria Sciarappa), Max (Walter Leonardi), una casa che dovrebbe vendere ma non vuole. D’improvviso il lavoro, i sentimenti, la coppia… tutto sembra venir mangiato dal male sociale d’oggi: la precarietà.

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Valutazione: 5.0/10 (su un totale di 1 voto)
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Veloce come il vento, la recensione

Donne e motori è un’accoppiata da sempre vincente, tanto sulle pareti delle officine dei meccanici quanto sul grande schermo, dal momento che questo assioma ha trovato una sublimazione perfetta nella saga milionaria Fast & Furious, dove il gentil sesso non è un semplice “trofeo” ma parte attiva dell’azione. Pur ponendosi come cosa altra in confronto ai film con Vin Diesel, l’italianissimo Matteo Rovere coglie proprio quell’aspetto del cinema automobilistico mettendo al centro dell’azione una giovanissima pilota di GT.

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La nostra terra, la recensione

In seguito all’arresto del temutissimo boss mafioso Nicola Sansone, il suo ampio podere viene confiscato dallo Stato per essere affidato ad una piccola cooperativa, il cui scopo è quello di avviare una redditizia attività agricola su quelle terre. A causa di dichiarati o celati boicottaggi, la cooperativa non riesce ad avviare nessuna attività su quelle terre fino a quando giunge sul posto Filippo, un uomo determinato e pronto a tutto che da anni fa l’antimafia in un piccolissimo ufficio del nord Italia, ma che si rivela impreparato ad affrontare la situazione “sul campo”. Costretto a scontrarsi con l’omertà e l’ignoranza di molti paesani, Filippo è pronto a battersi fino all’ultimo per sostenere la cooperativa e far nascere un’attività legale e redditizia su quei possedimenti appartenuti alla mafia. Pur se con difficoltà, sorte a causa del “colorato” manipolo di reietti chiamati a sostenere la cooperativa, tutto sembra andare per il verso giusto, fino a quando a Nicola Sansone vengono concessi i domiciliari.

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