Archivio tag: venezia 75

Tramonto, la recensione

Può un autore che ha già forgiato una mostruosa opera prima produrre un secondo lungometraggio di impatto ancora più forte? Sì, può. Ma solo perché il suo nome è Laszlo Nemes.

Lungamente atteso e poi finito in Concorso a Venezia 75, Tramonto (Napszállta) è il film che tutti stavamo aspettando e che – come già accaduto con Suspiria – ha diviso i presenti a Lido.

Il titolo, a prima vista criptico e slegato dalla narrazione, è alquanto significativo e contiene già la chiave che apre il forziere in cui ne è racchiuso il significato più oscuro. Sì, perché Tramonto gira a lungo attorno all’indicibile, lo sfiora, lo urta, ne assapora l’amarezza e si chiude infine con un’immagine finale piuttosto forte ed emblematica.

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Valutazione: 9.0/10 (su un totale di 1 voto)
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La Favorita, la recensione

75esima Mostra del Cinema di Venezia. Finisce la proiezione di The Favourite – La Favorita e parte un applauso unanime, che prende per mano il vecchio Casinò e, come nella migliore delle favole natalizie, la trasporta a godere dei fasti del Passato in cui i lampadari dorati erano privi di polvere e i suoi ascensori non puzzavano di chissà che cosa.

Merito della scenografia, molto curata ma che mai diventa troppo carica di elementi, come spesso accaduto nel cinema più e meno recente? Merito del trio Olivia Colman, Emma Stone, e Rachel Weisz? O forse per la sceneggiatura, curata da Deborah Davis e Tony McNamara, che finalmente ha deciso di farci vedere di che cosa è veramente capace invece di continuare con serie tv e film poco impegnati per, diciamo così, un pubblico molto vasto?  C’entrerà il più frequente uso di inquadrature contemporanee, come Fish Eye o Panoramica, o ancora movimento a 360 gradi su cavalletto fisso? O sarà per tutte questi aspetti messi assieme?

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Valutazione: 8.0/10 (su un totale di 1 voto)
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Il mio capolavoro, la recensione

Gaston Duprat, regista argentino già conosciuto al Lido per aver portato due anni fa il divertente e ispirato El ciudadano ilustre (Il cittadino illustre), torna Fuori Concorso a Venezia 75 con il suo ultimo film Mi obra maestra (Il mio capolavoro). Ed è nuovamente acclamato!

La pellicola segue le vicende di due amici di vecchia data: Arturo Silva, gallerista e venditore d’opere d’arte in declino, e Renzo Nervi, pittore schiavo della sua stessa disillusione che affronta il mondo con lucida superbia. E sullo sfondo una Buenos Aires piena di difetti ma sempre fremente, come Arturo tiene a elogiarla nella prima scena del film.

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Valutazione: 8.0/10 (su un totale di 1 voto)
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Van Gogh – Sulla soglia dell’eternità, la recensione

Willem Dafoe interpreta Vincent Van Gogh nel nuovo film diretto da Julian Schnabel. Non è la prima volta che il regista statunitense si cimenta in un racconto di vita, ma Van Gogh – Sulla soglia dell’eternità (At Eternity’s Gate in originale) non è affatto un biopic sull’artista olandese. A Schnabel non interessano particolarmente gli eventi biografici in sé, qui addirittura ridotti all’essenziale, ma piuttosto il suo tormento interiore. Il regista, a sua volta egli stesso pittore, si identifica in Van Gogh e tratta il film come se fosse la tela su cui sfogare liberamente la sua creatività. In effetti l’intero lungometraggio è costellato di soluzioni sperimentali e non c’è un solo momento che non tenti l’innovazione sul piano visivo.

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Valutazione: 7.0/10 (su un totale di 1 voto)
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Suspiria, la recensione

Presentato in concorso alla 75esima Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, il Suspiria di Luca Guadagnino esce finalmente allo scoperto dopo un’attesa lunga quasi più di un anno. A precederlo c’è ovviamente il notevole successo riscosso dal precedente Chiamami col tuo nome, ma anche una certa diffidenza (non del tutto ingiustificata) da una parte dei devoti all’originale di Dario Argento.

Possano questi ultimi rasserenarsi: come già precedentemente anticipato dallo stesso Guadagnino, il suo NON è un remake dell’originale del 1977!

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Valutazione: 8.0/10 (su un totale di 1 voto)
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Il gioco delle coppie (Non-Fiction), la recensione

Olivier Assayas è un regista notoriamente poliedrico e ambizioso. Dopo averlo visto giocare con la ghost-story per raccontare lo sbriciolamento dell’identità nell’odierna società crossmediale (Personal Shopper), forse potrà stupire vederlo cimentarsi in una commedia poco sorprendente ma frizzante e godibilissima.

In effetti a prima vista potremmo persino pensare di essere di fronte ad una tappa non troppo rilevante nel suo variegato percorso cienematografico. Eppure Non-Fiction (Doubles vies) conquista con quella sua strizzata d’occhio al cinema più recente di Woody Allen (e fa venire in mente soprattutto Incontrerai l’uomo dei tuoi sogni), sebbene le situazioni che mette sul grande schermo sembrino forse più figlie di una certa Nouvelle Vague.

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Valutazione: 7.0/10 (su un totale di 1 voto)
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Capri-Revolution, la recensione

Capri-Revolution è il titolo poco piacevole (decisamente meglio l’originario Capri-Batterie, che se non altro trova giustificazione nel corso del film) dell’ultima fatica di Mario Martone, che con quest’opera termina un trittico di affreschi storici iniziato con Noi credevamo e proseguito con Il giovane favoloso.

Protagonista è la brava Marianna Fontana, la star di Indivisibili che regala una nuova preziosa performance che la conferma come attrice dal futuro promettente.

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Valutazione: 6.0/10 (su un totale di 1 voto)
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Roma, la recensione

L’ultima fatica del messicano Alfonso Cuarón non ha nulla a che vedere con il precedente Gravity, per il quale il regista si era visto nel 2014 consegnare l’Oscar per la migliore regia.

Con Roma Cuarón torna infatti nella sua terra natia, a sette anni di distanza da Y tu mamá también, con un lungometraggio personalissimo e ispirato ai suoi ricordi d’infanzia. Forse proprio per questo il film è interamente in bianco e nero, come per ribadire la scelta di uno sguardo sbiadito dal tempo trascorso.

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Valutazione: 6.8/10 (su un totale di 4 voti)
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Un giorno all’improvviso, la recensione

Prima opera del regista napoletano Ciro D’Emilio, fattosi notare prima di Venezia 75 con i due cortometraggi Piove e Massimo; probabilmente è perché si tratta di un esordio che ha deciso di non sbilanciarsi troppo, con Un giorno all’improvviso. Scelta sicuramente registica, visto che quando c’è da creare del dramma il regista napoletano dimostra notevoli capacità.

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Valutazione: 6.0/10 (su un totale di 1 voto)
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Il ragazzo più felice del mondo, la recensione

Nel 1997 Gipi, nonostante non avesse ancora conseguito la fama che detiene oggi, ricevette una lettera da parte di un ragazzo quindicenne che in poche righe lo elogiava e si complimentava per il suo lavoro, chiedendogli un disegno con la dedica: “A Francesco”.

Nel 2017 il fumettista scopre per caso che negli ultimi vent’anni quella stessa lettera è stata spedita a più di cinquanta altri suoi colleghi, sempre con mittente Francesco di 15 anni, con pochi dettagli ritoccati.

Questo è lo spunto da cui nasce Il ragazzo più felice del mondo.

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Valutazione: 8.0/10 (su un totale di 1 voto)
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