Archivio tag: venezia 75

L’ultima ora, la recensione

L’ultima ora,L’heure de la sortie come titola in originale, racconta la storia di una classe liceale, una classe liceale speciale. Dodici ragazzi sono stati selezionati per i loro meriti scolastici e frequentano la prima classe delle superiori, quando il quarantenne supplente Pierre Hoffman sostituisce il loro professore di Lettere che ha tentato il suicidio durante un compito in classe. Già dall’inizio il rapporto con il nuovo arrivato non è dei migliori, e perché l’autorità dell’insegnante viene messa in discussione, e perché è effettivamente difficile empatizzare con chi non ti dà credito.

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Quel giorno d’estate, la recensione

 David è un ragazzo di 24 anni che gestisce un condominio a Parigi e pota come volontario gli alberi della città. Sandrine è sua sorella, madre single della bimba di sette anni Amanda con cui David ha un legame fraterno.

Quel giorno d’estate (Amanda in originale) inizia così: un nucleo familiare scombinato e sempre di fretta che viene presentato con semplicità quasi frivola.

Ma il regista Mikhaël Hers (al suo terzo film dopo Memory LaneThis Summer Feeling), che ha presentato il lungometraggio nella sezione Orizzonti della 75esima Mostra Internazionale del Cinema di Venezia, ha in mente tutt’altro.

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Che fare quando il mondo è in fiamme?, la recensione

Unico documentario in concorso alla 75esima Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica, What You Gonna Do When The World’s on Fire? (Che fare quando il mondo è in fiamme?) è l’opera dell’italiano Roberto Minervini, autore già noto tra Cannes e Venezia.

Si tratta di un lungometraggio dalla tematica – come insegnano Spike Lee e l’Oscar a Moonlight – sempre attuale: il razzismo imperante negli Stati Uniti. E – ahinoi – non siamo più ai tempi di Martin Luther King e Malcolm X, bensì ai giorni nostri.

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I fratelli Sisters, la recensione

È notte. Sullo schermo si intravedono i tenui lineamenti di una casa in mezzo alla prateria avvolta nell’oscurità. Poi alcune voci rompono il silenzio, invitano un uomo, presumibilmente nascosto all’interno della casa a uscire senza opporre resistenza. Pochi secondi dopo il fuoco scaturito dalle canne delle pistole illumina l’esterno della casa, come rossi fuochi d’artificio.

I fratelli Sisters sono entrati in scena.

Inizia così il bel film di Jacques Audiard, in concorso alla 75esima Mostra del Cinema di Venezia, un western che segue le gesta dei due fratelli del titolo, Eli e Charlie Sisters (ovvero “Sorelle”).

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Fratelli nemici – Close Enemies, la recensione

Nati nello stesso, povero quartiere periferico, la vita li ha condotti sui fronti opposti della legge: da una parte Manuel, criminale che smercia cocaina con il suo amico d’infanzia Imrane; dall’altra Driss, agente della narcotici che non perde mai d’occhio i loschi affari portati avanti nelle strada che percorreva da piccolo.

Ma l’improvvisa esecuzione del socio, nonché migliore amico di Manuel, costringe il ragazzo alla fuga sia dalla sua famiglia criminale, sia dalla polizia, alla frenetica ricerca della verità. E l’unico disposto ad aiutarlo pare sia Driss.

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Tramonto, la recensione

Può un autore che ha già forgiato una mostruosa opera prima produrre un secondo lungometraggio di impatto ancora più forte? Sì, può. Ma solo perché il suo nome è Laszlo Nemes.

Lungamente atteso e poi finito in Concorso a Venezia 75, Tramonto (Napszállta) è il film che tutti stavamo aspettando e che – come già accaduto con Suspiria – ha diviso i presenti a Lido.

Il titolo, a prima vista criptico e slegato dalla narrazione, è alquanto significativo e contiene già la chiave che apre il forziere in cui ne è racchiuso il significato più oscuro. Sì, perché Tramonto gira a lungo attorno all’indicibile, lo sfiora, lo urta, ne assapora l’amarezza e si chiude infine con un’immagine finale piuttosto forte ed emblematica.

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La Favorita, la recensione

75esima Mostra del Cinema di Venezia. Finisce la proiezione di The Favourite – La Favorita e parte un applauso unanime, che prende per mano il vecchio Casinò e, come nella migliore delle favole natalizie, la trasporta a godere dei fasti del Passato in cui i lampadari dorati erano privi di polvere e i suoi ascensori non puzzavano di chissà che cosa.

Merito della scenografia, molto curata ma che mai diventa troppo carica di elementi, come spesso accaduto nel cinema più e meno recente? Merito del trio Olivia Colman, Emma Stone, e Rachel Weisz? O forse per la sceneggiatura, curata da Deborah Davis e Tony McNamara, che finalmente ha deciso di farci vedere di che cosa è veramente capace invece di continuare con serie tv e film poco impegnati per, diciamo così, un pubblico molto vasto?  C’entrerà il più frequente uso di inquadrature contemporanee, come Fish Eye o Panoramica, o ancora movimento a 360 gradi su cavalletto fisso? O sarà per tutte questi aspetti messi assieme?

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Il mio capolavoro, la recensione

Gaston Duprat, regista argentino già conosciuto al Lido per aver portato due anni fa il divertente e ispirato El ciudadano ilustre (Il cittadino illustre), torna Fuori Concorso a Venezia 75 con il suo ultimo film Mi obra maestra (Il mio capolavoro). Ed è nuovamente acclamato!

La pellicola segue le vicende di due amici di vecchia data: Arturo Silva, gallerista e venditore d’opere d’arte in declino, e Renzo Nervi, pittore schiavo della sua stessa disillusione che affronta il mondo con lucida superbia. E sullo sfondo una Buenos Aires piena di difetti ma sempre fremente, come Arturo tiene a elogiarla nella prima scena del film.

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Van Gogh – Sulla soglia dell’eternità, la recensione

Willem Dafoe interpreta Vincent Van Gogh nel nuovo film diretto da Julian Schnabel. Non è la prima volta che il regista statunitense si cimenta in un racconto di vita, ma Van Gogh – Sulla soglia dell’eternità (At Eternity’s Gate in originale) non è affatto un biopic sull’artista olandese. A Schnabel non interessano particolarmente gli eventi biografici in sé, qui addirittura ridotti all’essenziale, ma piuttosto il suo tormento interiore. Il regista, a sua volta egli stesso pittore, si identifica in Van Gogh e tratta il film come se fosse la tela su cui sfogare liberamente la sua creatività. In effetti l’intero lungometraggio è costellato di soluzioni sperimentali e non c’è un solo momento che non tenti l’innovazione sul piano visivo.

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Suspiria, la recensione

Presentato in concorso alla 75esima Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, il Suspiria di Luca Guadagnino esce finalmente allo scoperto dopo un’attesa lunga quasi più di un anno. A precederlo c’è ovviamente il notevole successo riscosso dal precedente Chiamami col tuo nome, ma anche una certa diffidenza (non del tutto ingiustificata) da una parte dei devoti all’originale di Dario Argento.

Possano questi ultimi rasserenarsi: come già precedentemente anticipato dallo stesso Guadagnino, il suo NON è un remake dell’originale del 1977!

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