TFF35. Arpón, la recensione

Lei è in pericolo, lui deve proteggerla” recita la tagline spagnola del film delineando quindi un possibile rapporto paterno. Ma l’ambiente in cui ci troviamo non è la famiglia, bensì la scuola, quell’istituzione pubblica che dovrebbe preservare il futuro degli studenti spesso ribelli, confusi e alla deriva.

Germán Arguello è l’irreprensibile direttore di una scuola mista di Buenos Aires. Poco attento a sé stesso e al suo stile di vita, Germán sorveglia i suoi studenti e fiuta eventuali pericoli alla loro incolumità. Nessuno è mai sfuggito al suo occhio e per questo è più temuto che amato. Ciò che manca a quest’uomo è forse un approccio più umano e paterno, ma Germán – uomo completamente solo – si comporta invece da braccio violento della legge.

Quando la quattordicenne Cata, l’unica precedentemente sfuggita al suo controllo, ha un incidente, qualcosa inizia a cambiare nella vita di quest’uomo. In assenza dei genitori della ragazza, Germán è costretto a prendersi cura di lei improvvisandosi padre per un giorno.

Primo lungometraggio diretto dal venezuelano Tom Espinoza, Arpón spicca per l’originalità con cui riesce a delineare il contesto scolastico e le dinamiche del rapporto adulti-ragazzi. Al centro c’è Germán, un atipico uomo di controllo che non riesce a vivere la propria vita e la cui unica relazione affettiva è con una prostituta. Il controllo che esercita lo ha trasformato in soggetto isolato, incapace di avvicinarsi emotivamente agli altri.

Tuttavia, Germán non è l’uomo che sembra e Cata avrà il piacere di scoprirlo grazie ad una convivenza forzata. Ma è davvero così semplice uscire dai ruoli in cui ci ingabbia la società contemporanea?

Tradendo la nazionalità del suo regista, Arpón ricorda molto Ti guardo, l’opera prima di Lorenzo Vigas vincitrice del Leone d’oro veneziano nel 2015: anche in quel caso eravamo di fronte ad un rapporto vecchi-giovani, ad un personaggio autoritario ma profondamente solo e ad un indesiderato stretto contatto tra due personaggi tra loro così diversi. Ma Arpón ha una forma più canonica, delinea un contesto in cui per lo spettatore sia più facile riconoscersi.

Pur con qualche pecca di scrittura, il film argentino ha un ritmo serratissimo e mantiene una tensione alta per tutto il tempo grazie ad una regia sempre così vicina a suoi personaggi, sempre dedita al loro inseguimento pur senza disturbarne l’intimità come accadeva nel film di Cristian Mungiu Un padre, una figlia. Un film davvero travolgente.

Claudio Rugiero

PRO CONTRO
  • Ottime argomentazioni ed espresse molto bene.
  • Un personaggio originale e coinvolgente interpretato da un attore straordinario.
  • Una scrittura che trova la sua forza nella precisione dei dialoghi.
  • La sceneggiatura in alcuni punti sembra ridurre al minimo dinamiche che potrebbero tranquillamente essere ampliate, quasi fosse spaventata da una possibile eccessiva durata del film, che tuttavia dura solo 85 intensissimi minuti.
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TFF35. Arpón, la recensione, 8.0 out of 10 based on 1 rating
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