The Devil’s Candy, la recensione

Che Sean Byrne fosse un regista da tenere d’occhio lo si era capito già dal suo fulminante esordio, il bellissimo e crudele The Loved Ones che purtroppo è rimasto inedito in Italia. Il regista australiano fa un secondo centro con The Devil’s Candy, che arriva nei nostri cinema il 7 settembre distribuito da Koch Media per Midnight Factory.

Qui si cambia completamente registro. Le atmosfere da torture porn con tinte adolescenziali cedono il passo a un sulfureo thriller dai connotati demoniaco-soprannaturali in cui la musica gioca un ruolo fondamentale. Il metal per la precisione, spesso delizia di tanto horror su celluloide e non raramente associato al Satanasso, che qui, con colpo di coda, diviene intelligentemente elemento diegetico al racconto.

Onnipresente nella magnifica colonna sonora di The Devil’s Candy, il metal è l’unica passione di Ray, un uomo palesemente disturbato che nella sua mente sente delle “voci” demoniache che lo spingono a commette atti indicibili, tra cui l’omicidio dei suoi anziani genitori. Tempo dopo il terribile fatto, la villa in cui Ray abitava con la sua famiglia viene acquistata da Jesse, un artista che si trasferisce lì con sua moglie Astrid e sua figlia Zooey, con la quale il genitore condivide uno smodato amore proprio per la musica metal. Quando Ray si ripresenta alla porta della sua vecchia abitazione ed è proprio Zooey ad aprirgli, l’uomo rimane colpito dalla ragazza scegliendola come sua prossima vittima. Perché nel frattempo Ray si è fatto emissario del Diavolo, a cui deve procacciare giovani e dolcissime “caramelle”.

Bilanciato nell’elargire momenti gore e suggestive sequenze macabre, The Devil’s Candy riesce a creare un racconto appassionante che spazia tra i filoni dell’horror con una certa efficacia e spregiudicatezza. Il midollo osseo del film è l’horror demoniaco, non essenzialmente nella variante della “possessione”, anche se l’influenza che il Male ha sulle persone suggerisce che esse ne siano possedute. The Devil’s Candy non mostra mai demoni, diavoli e mostri cornuti di alcun tipo, lasciando l’aspetto soprannaturale sullo sfondo e creando saggiamente un’aura di ambiguità su tutta la vicenda.

Il Male è più che altro uno stato mentale, non c’è nulla di fisico nell’influsso che porta alla follia e all’omicidio Ray e, pian piano, anche Jesse. Anzi, in più occasioni il film di Sean Byrne si rifà alle dinamiche dello psycho-thriller, mostrando le azioni di una persona disturbata che si impegna per perseguire un macabro obiettivo criminoso ai danni di giovanissime vittime. Ma dal raggio d’azione di The Devil’s Candy non sfugge neanche qualche richiamo al filone delle case stregate, come se il luogo in cui Ray ha commesso il suo primo omicidio fosse il reale responsabile della follia che contagia anche Jesse, nuovo abitante.

Il sottile strato di horror che a poco a poco lascia posto al successivo fa di The Devil’s Candy un film difficilmente collocabile e ricco di spunti. Da un certo punto di vista, questa sua ricchezza narrativa ne fa uno zibaldone disordinato di suggestioni, che comunque trovano una loro coerenza interna ma lasciano anche intuire una certa indecisione nel momento di scrittura. Un “non sapere che pesci prendere” che mostra scoperta la guardia quando Byrne getta nel calderone simbolismi e richiami a un Male insito nei vertici della società che lascia un po’ il tempo che trova e non viene adeguatamente sviluppato.

BABYLON

Efficace il cast nel suo complesso, da Pruitt Taylor Vince, sempre credibile nei panni dell’omone dalle facoltà intellettive di un bambino e la pericolosità di Jack lo Squartatore, fino a Ethan Embry, che interpreta il vulnerabile padre di famiglia Jesse. Ma se la cavano alla grande anche le due donne del film, Shiri Appleby (unReal) e Kiara Glasco (Maps to the Stars).

Insomma, se vi piace la musica metal e l’horror non convenzionale, The Devil’s Candy è un’alternativa valida a tanto cinema di paura un po’ tutto troppo uguale che in questi ultimi anni sta affollando le sale. Da vedere.

Roberto Giacomelli

PRO CONTRO
  • Dribbla tra i filoni dell’horror tenendo sempre una certa coerenza.
  • Un cast vario ed efficace.
  • Il gore si alterna a momento macabri di buona intensità.
  • La colonna sonora… oh yeah!
  • Questo spaziare da una suggestione all’altra fa sembrare The Devil’s Candy un mischione di luoghi comuni dell’horror.
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The Devil's Candy, la recensione, 7.0 out of 10 based on 1 rating
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