The Dinner, la recensione

Complesso, stratificato, estenuante, The Dinner, regia di Oren Moverman, è un film che vive di sprazzi, dell’intensità dei suoi (pochi) momenti riusciti e della frustrazione di un prodotto che è tanto affascinante quanto imperfetto.

The Dinner è l’adattamento cinematografico di un caso letterario tra i più caldi degli ultimi anni, La Cena, di Herman Koch, fonte dalla quale, peraltro, lo stesso Ivano De Matteo aveva attinto per trarre lo spunto de I Nostri Ragazzi in un passato non troppo lontano.

In un mondo perfetto, la tara dei pregi e difetti di questo film condurrebbe ad un giudizio finale all’insegna della più smaccata ambiguità. Ci sono alcune cose che funzionano, molte altre che invece no, e tenuto conto del fatto che questo non è un mondo perfetto, e con il dovuto rispetto per l’ambiguità, diciamo subito che se la bilancia pende, per The Dinner pende senza dubbio dalla parte dei difetti.

Il film è, come minimo, barocco e confuso. Due fratelli, Richard Gere e Steve Coogan, il primo politico rampante ma con un’anima, il secondo professore di Storia con alle spalle una storia di gelosie e frustrazioni familiari condite da un bruttissimo esaurimento nervoso, un’ossessione morbosa per la battaglia di Gettysburg, e le rispettive mogli, Rebecca Hall e Laura Linney, sullo sfondo di un elegantissimo ristorante di Washington, santuario della food art. Dietro le quinte di questa per niente auspicata riunione di famiglia si celano verità orribili e decisioni ancora più scomode, che coinvolgono i quattro protagonisti, in parte, e principalmente i figli delle due coppie, responsabili di un crimine mostruoso ma dal quale potrebbero ancora farla franca. O forse no?

Semplificando le cose, si può evidenziare come The Dinner ponga lo spettatore e i suoi personaggi di fronte ad un inquietante dilemma morale in cerca di soluzione. In verità, l’accumulazione dei motivi e delle trovate, in questo film, elude qualsiasi afflato di semplicità.

La messa in scena di Moverman è un coacervo di contraddizioni, che danno al film quel sapore frustrante e attraente di cui si è parlato in apertura: promette senza mantenere, cercando l’unità di spazio e di tempo e contemporaneamente violandola, carica il film di scelte stilistiche che danno un senso di artificiosa pretenziosità e nondimeno offrono il vantaggio di una struttura non convenzionale. Varia i toni fotografici a seconda dell’ambiente e del contesto, e tenta la carta del mix di generi; ma il tono è monocorde, un puzzo di zolfo, un’idea di decadenza e di intima corruzione intrigante ma che alla lunga stanca, e non riesce a legare insieme i fili della satira, del dramma e del thriller se non nella riuscita sequenza finale, che è al contempo triste, buffa, impietosa e velata di poesia macabra.

La forza del film è il suo cast eccellente, un’alchimia riuscita senza spunti eccezionali ma sempre e comunque di alto livello. Merita una speciale menzione Steve Coogan, e la sua raffigurazione di una nevrosi venata di accenti umoristici, al principio, poi via via sempre più opprimente.

Lo spettatore non avrà vita facile, nel tentativo di districarsi fra i molti motivi che tessono la trama di The Dinner: lo svelamento dell’anima nera e inquieta dell’alta borghesia, la malattia mentale, la tara ereditaria, una concezione della vita e delle relazioni personali inquinate da sapori maligni e da una visione della vita che si esprime solo attraverso l’idea del conflitto. Ma l’idea di base del film, uomini e donne seduti attorno a un tavolo a mangiare cibi prelibatissimi mentre spinti da un egoismo miserabile e da una distorta visione dell’amore si scontrano nel tentativo di salvare le apparenze di vite sgretolate sull’orlo dell’abisso, a due passi da un precipizio morale dal quale non si risale, ha il suo fascino e la sua potenza. Che senza dubbio è resa in maniera imperfetta, ma non lascia indifferenti. Avrebbe però necessitato, per funzionare davvero, di una mano più sicura, di una direzione più precisa e di una struttura più asciutta.

Francesco Costantini

PRO CONTRO
L’interazione fra quattro talenti del calibro di Steve Coogan, Richard Gere, Rebecca Hall e Laura Linney certo non lascia indifferenti. Il racconto è inquadrato da una punteggiatura che rimanda alle varie fasi della cena, cui corrisponde il progredire della trama e delle sue verità. L’idea, ottima sulla carta, sullo schermo è stranamente non efficace.
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The Dinner, la recensione, 6.0 out of 10 based on 1 rating
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