The Giver – Il Mondo di Jonas, la recensione

In un futuro imprecisato, l’umanità ha scelto di annullare le diversità tra le persone, così da evitare che possano scatenarsi conflitti e guerre. Le emozioni sono tenute costantemente sotto controllo, non esistono animali e gli esseri umani sono cresciuti nell’ordine e nell’educazione più ferrea, predestinati a specifici settori sociali e a un lavoro che li etichetterà a vita. In questo contesto vive Jonas, ormai prossimo al passaggio all’età adulta, cerimonia durante la quale riceverà la nomina per la professione che lo accompagnerà negli anni a venire. Con sua estrema sorpresa, Jonas viene nominato Custode delle Memorie dell’Umanità, una carica importantissima e di grande responsabilità che lo rende l’unico conoscitore del mondo prima dell’avvento del nuovo Ordine. Nel suo percorso di tirocinio presso il Donatore, che è attualmente Custode, Jonas scopre che il mondo non è in bianco e nero come lo conosce e che forse l’ordine precostituito ha negato troppe cose belle all’umanità.

Avete già sentito una trama simile, vero? Probabilmente perché avete letto The Giver – Il donatore, romanzo Lois Lowry datato primi anni ‘90, o ancor più probabilmente perché The Giver – Il mondo di Jonas somiglia a troppe cose già viste e raccontate negli anni passati.

Quando nel 1993 uscì nelle librerie il romanzo della Lowry non c’erano ne i tempi per un successo letterario ne l’originalità per crearne un fenomeno, eppure The Giver ha venduto più di dieci milioni di copie in tutto il mondo, finendo anche tra i testi scolastici di molti istituti americani. Merito della buona scrittura e del messaggio che incita all’esaltazione della diversità e alla liberazione delle emozioni, ma questo non porta automaticamente a un altrettanto fenomeno cinematografico. E infatti il film diretto da Philip Noyce, costato relativamente poco (25 milioni di dollari), ha incassato poco più di 30 milioni nei soli Stati Uniti, confermando il poco appeal che potrebbe avere per il pubblico odierno una storia già raccontata tante volte in tutte le salse.

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Che poi The Giver non è assolutamente un brutto film, anzi, esteticamente è curatissimo e il gioco cromatico che mostra il passaggio dal bianco e nero iniziale (senza emozioni) al progressivo colore (quando Jonas assapora la vita passata) è affascinate, pur ricalcando un’idea già portata in scena nel 1998 con Pleasantville. Così come non dispiacciono gli interpreti, sia giovani, capeggiati dal Brenton Thwaites di Oculus e Maleficent, sia più maturi, tra cui Jeff Bridges vince di gran lunga su Meryl Streep.

Il problema è che film ambientati in società distopiche in cui un Grande Fratello orwelliano controlla tutto e tutti (qui è il Consiglio degli Anziani capeggiato dalla Streep a vigilare), dove non sono permesse emozioni e le vite sono programmate a tavolino da una mente “superiore”, ne abbiamo visti tanti, per non parlare di racconti e romanzi di fantascienza incentrarti sui medesimi temi. Così come la morale è sempre la medesima e si esalta l’unicità dell’essere umano, dotato di quel libero arbitrio che gli consente anche di sbagliare, mosso dalle emozioni che sono il vero motore della vita.

The Giver – Il mondo di Jonas è questo, dunque, una zuppa riscaldata e soprattutto così appare dopo che a macinare incassi al botteghino c’è stato il brutto Divergent, anch’esso tratto da un romanzo per ragazzi (ma di molto successivo a quello della Lowry), che di fatto ripercorre le stesse argomentazioni di The Giver, con un incipit preoccupantemente simile. Per non parlare poi del fenomeno Hunger Games, che, gira e rigira, tratta sempre i tempi della dittatura intellettuale ed emotiva.

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Il punto di forza di questo film sta nel rapporto che si viene a creare tra il futuro Custode della Memoria e il Donatore e questo perché si nota una particolare trasportazione da parte di Jeff Bridges, anche produttore del film. Questo è spiegato perché pare che l’attore di Tron sia un reale fan del romanzo d’origine! Sembra, infatti, che The Giver sia in un limbo produttivo da tantissimi anni, è passato sotto la scrittura di molti sceneggiatori differenti e ogni volta che veniva trovato il regista e la produzione sembrava fosse pronta per iniziare, poi tutto si bloccava. Bridges è sempre stato coinvolto e spiega che, in passato, immaginava suo padre nel ruolo che oggi è toccato a lui. Insomma, un’opera fortemente voluta che alla fine ha trovato incarnazione sotto la regia del mestierante Philip Noyce, già dietro la macchina da presa per l’action con Angelina Jolie Salt e il thriller Il collezionista di ossa.

Non si sa bene cosa pensare al termine della visione di The Giver, un film che trasmette pochissimo e sa di già visto, ha un’ottima confezione ma anche qualche cialtronata evitabile (mai vista tanta noncuranza nei confronti di un neonato come in questo film!). Un film che arriva fuori tempo massimo e che sarebbe risultato vecchio anche se realizzato subito dopo la pubblicazione del romanzo.

Il romanzo da cui The Giver è tratto ha ben tre seguiti, il finale del film è aperto, quindi se il film di Noyce vendesse bene nel resto del mondo, non è escluso che potremmo assistere a The Giver – La Rivincita, The Giver – Il Messaggero e The Giver – Il Figlio.

Promessa o minaccia? Sta a voi stabilirlo.

 Roberto Giacomelli

PRO CONTRO
  • Confezione curata e visivamente accattivante.
  • Bravi alcuni interpreti, con Jeff Bridges in testa.
  • Sa di già visto e le tematiche trattate sono state fin troppo sfruttate.
  • Alcune soluzioni narrative, come la fuga con il neonato, sono rese in maniera goffa e inverosimile.
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One Response to The Giver – Il Mondo di Jonas, la recensione

  1. roberta ha detto:

    film bellissimo, attori bravissimi,assolutamante fantastico <3

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