The Great Wall, la recensione

Negli ultimi anni la Cina sta dimostrando al mondo intero di essere ancora una superpotenza con tutti i crismi del caso e quale mezzo migliore per arrivare alle grandi masse se non utilizzare la settima arte? Sempre più film statunitensi hanno una quota produttiva proveniente dal più vasto impero dell’Asia Orientale, ci sono questioni economiche ben precise dietro, ma mai fino ad ora si era visto un blockbuster di coproduzione cinoamericana come The Great Wall, un gigantesco affresco epico-fantasy che celebra la grandezza della Cina per l’organizzazione militare e l’etica nella visione unitaria globale. 

C’è un discorso politico molto forte dietro il film diretto da Zhang Yimou, ma non ci interessa analizzarlo in questa sede, dove piuttosto non possiamo fare a meno di notare l’efficace portata epica di un film affascinate e spettacolare come pochi.

Una didascalia all’inizio ci informa che sulla Grande Muraglia Cinese sono state tramandate tante storie, alcune sono reali, altre sono leggende. The Great Wall è incentrato su una di quelle leggende.

In un’epoca remota, i mercenari europei William Garin (Matt Damon) e Pero Tovar (Pedro Pascal) sono in missione in Cina alla ricerca della preziosa “polvere nera”, ovvero la polvere da sparo, ma la loro squadra viene decimata dall’attacco di misteriose creature. William e Pero riescono ad ucciderne e mutilarne una prima di essere catturati dalle truppe dell’esercito cinese, che li conducono all’interno della Grande Muraglia. Venuti a conoscenza dell’attacco delle creature, i soldati si preparano a un assalto massiccio di quei mostri verdi provenienti dalle montagne, che loro chiamano Taotie. Ogni sessant’anni queste creature si risvegliano e tentano in tutti i modi di raggiungere le città cinesi: la Grande Muraglia è stata eretta proprio per impedire a quei mostri di assaltare la civiltà e riprodursi, con il pericolo che poi possano espandersi in altre parti del mondo.

La Legendary Pictures, specializzata in moderni monster-movie “di qualità”, e la sua divisione asiatica uniscono le forze con una massiccia mole produttiva cinese per tirar fuori 135 milioni di dollari capaci di supportare un progetto ambizioso che ha trovato in Zhang Yimou l’esecutore perfetto. Il regista di capisaldi del moderno wuxia-pian come Hero (2002) e La foresta dei pugnali volanti (2004), riesce a trasportare sul grande schermo la storia di Max Brooks, Edward Zwick e Marshall Herskovitz con la giusta efficacia con cui il cinema epico di Hong Kong ci ha abituato. Come era lecito aspettarsi, The Great Wall è una vera festa per gli occhi, grazie a scene d’azione coreografate in maniera impeccabile, con combattimenti che somigliano a danze e un uso cromatico nella divisione delle truppe cinesi che crea un’armonia particolare negli scontri di massa.

Se l’azione è ben rappresentata da un maestro del genere e valorizzata in maniera stupefacente da uno dei migliori 3D degli ultimi tempi, The Great Wall è anche e soprattutto un monster-movie. I Taotie, oltre che essere realizzati da un’ottima CGI, hanno un look piuttosto originale che sembra sintetizzare bene la visione delle creature mostruose occidentale con quella orientale. Ci sono tre tipologie di Taotie: i soldati, le guardie e la regina. Tutti di colore verde e capaci di comunicare attraverso un suono emesso dallo sfregamento delle membrane che ricoprono il loro capo e tutti incredibilmente letali. Non si fatica nel riconoscere in questi mostri la piaga delle cavallette, tipico insetto-parassita che terrorizza i territori cinesi da sempre, distruggendo raccolti e affamando le popolazioni delle zone periferiche. In questo caso, i mostri hanno una particolare origine che non vi sveliamo, ma la radice della leggenda appare abbastanza chiara.

Riguardo il cast, trattandosi di un film atto ad unire due culture, ha ovviamente star da entrambi i paesi coinvolti nella produzione. La sterile accusa di whitewashing generata dalla presenza di Matt Damon nel ruolo di protagonista e il Pedro Pascal di Game of Thrones in quella di comprimario, con Willem Dafoe in un ruolo secondario (e inutile), cade nel momento in cui ci si rende conto che a interpretare il ruolo più affascinante è Tian Jing, generale delle fantasiose truppe “volanti”. Damon, a più riprese, ha l’aria spaesata di essere la persona sbagliata nel posto sbagliato, ma questa sensazione non è troppo fastidiosa perché, in fin dei conti, il suo personaggio è effettivamente un “intruso”. Curioso vedere la star della saga di Jason Bourne duettare con Andy Lau, dal momento che entrambi in passato hanno interpretato lo stesso personaggio, uno in Infernal Affairs, l’altro nel suo remake americano, The Departed.

Nel suo essere un prodotto di consumo per il grande pubblico con intenti culturali ed economici ben strategici, The Great Wall è una sorpresa per come riesce ad armonizzare stile e spettacolo. Intrattiene con ottimo mestiere e sicuramente rimarrà nella storia come il film cinese in lingua inglese più costoso di sempre.

Roberto Giacomelli

PRO CONTRO
  • Spettacolare e ricco di ritmo.
  • Le scene d’azione hanno la portata epica orientale e l’ignoranza occidentale: ottimo compromesso!
  • I mostri.
  • Matt Damon è un po’ intruso in quel contesto.
  • Qualche leggerezza a livello narrativo, giustificabile però dalla portata “leggendaria” della storia.
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The Great Wall, la recensione, 7.0 out of 10 based on 1 rating
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