The Happy Prince – L’ultimo ritratto di Oscar Wilde, la recensione

Tra i più influenti artisti del XIX secolo, Oscar Wilde è ancora oggi una fonte d’ispirazione per molte persone, figura carismatica oltre che grande scrittore, contraddistintosi anche per alcune turbolente questioni private e pubbliche che ha pago a caro prezzo. Ovviamente il cinema non poteva rimanere indifferente dinnanzi a una personalità di tale caratura e in più occasioni lo scrittore irlandese è stato catturato sul grande schermo, sia in quanto le sue opere sono diventate ispirazione per lungometraggi, sia in quanto protagonista stesso di film che raccontano la sua vita. A quest’ultima categoria appartiene The Happy Prince – L’ultimo ritratto di Oscar Wilde, film che sancisce l’esordio alla regia dell’attore Rupert Everett, che questo film lo ha anche scritto e interpretato nel ruolo di protagonista.

In The Happy Prince Rupert Everett decide di raccontare gli ultimi anni di vita di Oscar Wilde, da quando uscì di prigione nel 1897, dove era stato rinchiuso per due anni per aver violato il Criminal Law Amendment Act (che puniva gli omosessuali), seguendo la sua turbolenta vita sentimentale fino alla tragica fine, in Francia, nel 1900, ucciso da una malattia che l’ha consumato e fatto soffrire… sifilide, si dice, ma è probabile anche che si fosse trattato di una semplice otite mal curata.

Ripercorrendo con fedeltà e un’evidente stima tutte le tappe degli ultimi tre anni di Wilde, Everett si abbandona a un biopic classico, ma talmente classico da risultare inevitabilmente vetusto. Non è un male lasciarsi andare a un calligrafismo agiografico che, in questo caso, pone lo stile della narrazione, ma quello che non convince nel lavoro di Everett è che sembra di guardare un film pensato e realizzato negli anni ’90. Un’opera fuori dal tempo che si porta addosso una patina di polvere impossibile da non notare e che, proposta oggi, potrebbe anche avere difficoltà ad incontrare il gradimento del pubblico.

Racconto che segue Wilde in Francia, a Napoli e ne snocciola i rapporti burrascosi con la moglie Constance, con l’amante Alfred “Bosie” Douglas, le scappatelle con i ragazzini, l’amicizia con Robbie Ross e Reggie Turner, la povertà, la mancanza d’ispirazione e la malattia. Tutto questo ruotando attorno al magnifico trasformismo di Rupert Everett, che è senz’altro un attore di grande spessore e talento, capace di aderire alla perfezione al Wilde “personaggio” delineandone sempre il lato più umano. E l’ammirazione che l’autore ha per l’artista tende a minimizzare le provocazioni dello scrittore pur nella consapevolezza dell’epoca in cui viveva, mostrandone invece l’iter da martire, come a descriverne una passione cristologica. Questo non sempre gioca a favore del racconto, ma, appunto, mostra un punto di vista interno ben preciso che diventa cifra stilistica del film.

Everett dice di essersi basato soprattutto sulle lettere che Wilde scriveva di continuo per ricostruire i suoi viaggi e la sua vita, però si nota nello script una certa reticenza a raccontare Wilde a chi Wilde non lo conosce. Insomma, stiamo parlando di uno dei più grandi scrittori della storia della letteratura, ma il pubblico dei multisala potrebbe avere qualche difficoltà a collegare i rapporti tra personaggi che non siano spiegati chiaramente nel film. E questo in The Happy Prince, purtroppo, accade, facendone un film per cultori o poco più.

Si diceva dell’ottima performance di Everett, vero cuore dell’operazione, che si è cucito addosso il personaggio interpretandolo senza mai rischiare di diventare una macchietta. Tra i comprimari va senza dubbio citata la presenza di Colin Firth, nel ruolo dell’amico Reginald Turner, e Emily Watson in quello della moglie Constance; convince meno Colin Morgan (noto per le serie tv Merlin e The Fall) nel ruolo di Bosie.

Dunque, The Happy Prince – L’ultimo ritratto di Oscar Wilde è un film sentito e per essere un esordio (di regia e sceneggiatura) risulta un prodotto abbastanza oculato, ma la patina di “vecchio” che si porta dietro non lo aiuta a creare un appeal che non sia legato esclusivamente alla figura dell’artista che racconta.

Girato in parte a Napoli e co-prodotto dalla italiana Palomar, The Happy Prince – L’ultimo ritratto di Oscar Wilde è distribuito nei cinema da Vision Distribution dal 12 aprile.

Roberto Giacomelli

PRO CONTRO
  • Everett è molto bravo ed equilibrato nell’interpretare un personaggio notoriamente votato agli eccessi come Oscar Wilde.
  • Sembra di guardare un film realizzato negli anni ’90.
  • Se non si conosce già la vita di Oscar Wilde e le persone che lo hanno circondato, si potrebbe far fatica a star dietro tuti gli snodi della storia.
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