The Lodgers, la recensione

Se c’è un elemento positivo che la recente moda della ghost story al cinema ha generato è il ritorno del filone gotico nell’horror. Magnifiche ambientazioni decadenti, luci soffuse e tanta atmosfera: caratteristiche che vanno a collegarsi direttamente a uno dei periodi più fruttuosi del cinema di paura, quella a cavallo tra gli anni ’50 e ’60, quando proliferavano i gotici italiani e quelli britannici, spesso made in Hammer. Un nuovo titolo va ad unirsi a questa rinata tendenza, The Lodgers – Non infrangere le regole, dramma in costume dalle forti tinte horror/soprannaturali che porta la firma dell’irlandese Brian O’Malley.

E l’Irlanda fa proprio da location alla storia, che si ambienta nel 1920 in una fatiscente magione sperduta nei boschi e adiacente a una palude. L’edificio è abitato da Rachel ed Edward, due gemelli che anno appena compiuto la maggiore età e sono intrappolati da una maledizione di famiglia a non abbandonare mai quel luogo. I genitori, morti suicidi nella palude, hanno dato loro tre regole ben precise da rispettare: non lasciare la casa, non far mai entrare degli estranei, rinchiudersi nelle proprie stanze dopo la mezzanotte. Quest’ultima regola è fondamentale per la loro incolumità, perché ogni notte, allo scoccare della mezzanotte, la casa viene popolata dai suoi più antichi abitanti, raccapriccianti creature che vivono nei sotterranei della villa. Quando l’anziano Bermingham va a bussare alla porta di Rachel e Edward per riscuotere i debiti lasciati dai loro genitori, per i due ragazzi inizia un periodo di difficoltà durante il quale sarà dura rispettare le regole…

Ricco di interessanti spunti che riflettono sul concetto di eredità (ed ereditarietà) costruendo una metafora del passaggio dalla giovinezza all’età adulta, The Lodgers è un film che vive costantemente sul confine delle buone intenzioni. Forte di un soggetto davvero accattivante sviluppato in sceneggiatura da David Turpin, il film diretto da Brian O’Malley, purtroppo, non può essere considerato completamente riuscito, seppure rappresenti un prodotto di buona qualità generale.

Innanzitutto, se cercate un film horror che dispensi spaventi e raccapriccio, girate a largo da The Lodgers perché siamo su tutt’altri territori. Piuttosto ci troviamo in zona melò psicologico in cui l’horror è solo un elemento accessorio utilizzato per parlare d’altro. E quel “altro” gira attorno al rapporto tra due fratelli, fatto di responsabilità (l’impegno preso con i genitori) e frustrazione. Edward, che ha il volto ambiguo di Bill Milner – visto in X-Men: L’inizio e Dunkirk – ha un attaccamento morboso verso sua sorella che va ben oltre il semplice rapporto fraterno, tenuto costantemente a freno dalla fermezza d’animo di Rachel – Charlotte Vega di American Assassin. Tra i due è chiaramente la ragazza ad essere il motore trainante degli eventi, un personaggio a cui le “regole” stanno decisamente strette e, pur nel rispetto dell’eredità lasciata dai genitori, tenta di esplorare a poco a poco il mondo al di fuori dalla villa. Rachel è un personaggio carico di erotismo e sessualità repressa, vogliosa di esplodere nel momento in cui fa la conoscenza di Sean, ex soldato dell’esercito inglese congedato in seguito alla perdita di una gamba. Un rapporto che non è destinato ad essere consumato con tranquillità, soprattutto se c’è di mezzo una maledizione misteriosa e un fratello geloso.

Brian O’Malley fa un buon utilizzo delle location a disposizione, tra la fatiscente e cadente magione di famiglia ai boschi circostanti, anche se quelle poche scene girate nel villaggio restituiscono l’impressione di un set adattato da un mucchietto di vecchie case disabitate. I topoi del gotico emergono comunque con una certa consapevolezza d’intenti che si rispecchia anche nei ritmi piuttosto lenti del film.

Quello che però non funziona in The Lodgers è l’eccessiva dilatazione delle scene. Dicevamo di un buon soggetto che però risulta troppo scarno per essere trasformato in un film di 100 minuti. A The Lodgers manca una back-story che renda più digeribile il lento fluire degli eventi, personaggi secondari a cui affezionarsi, elementi che donino colore alla vicenda. Invece è tutto molto basic, asciutto, una narrazione che va diritta al punto, senza eccessivi colpi di scena e ponendo enfasi quasi esclusivamente sulla metafora (affatto velata) del coming of age. Anche il mistero che si dipana dietro la maledizione che colpisce i ragazzi è piuttosto chiaro fin dalle prime battute e per quanto le creature che vivono nei sotterranei della villa riescano a destare curiosità fino alla loro comparsa nel climax finale, la loro azione sui protagonisti non ha mai quelle conseguenze orrorifiche che le premesse facevano presupporre.

The Lodgers è dunque un film dall’innegabile fascino che paga però una certa inesperienza nella confezione generale. Un horror che in realtà è un dramma psicologico, un film con pretese autoriali che però si crede un film di genere e il suo essere costantemente né carne né pesce lo rende un piatto poco digeribile per chiunque.

Roberto Giacomelli

PRO CONTRO
  • Un soggetto accattivante ricco di spunti si spunti interessanti.
  • Un buon utilizzo degli interni.
  • Narrazione eccessivamente dilatata che fa apparire il materiale quasi più adatto per un cortometraggio.
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Valutazione: 6.0/10 (su un totale di 1 voto)
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Valutazione: +1 (da 1 voto)
The Lodgers, la recensione, 6.0 out of 10 based on 1 rating
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