The Mermaid – Il lago della morte, la recensione

Quando da bambini le nostre mamme ci raccontavano le favole prima di andare a dormire o guardavamo i grandi classici dell’animazione, mai avremmo potuto immaginare che dietro le figure di fate turchine, gnomi, principesse ed affini si celasse un inquietante background fatto di credenze popolari tramandate per secoli, superstizioni e terribili storie di morte e sangue. Tra queste icone vi è la sirena la cui carica orrorifica solo negli ultimi anni, sull’onda del successo della serie tv Siren, sta iniziando a essere sfruttata a pieno da autori che la rappresentano sul grande e piccolo schermo sia conferendole un aspetto mostruoso, sia evidenziando i tormenti interiori di donne costrette a vivere senza la possibilità di contatti umani e sessuali.

Legata a leggende raccontate a ogni latitudine ed epoca, infatti, fin dagli albori della letteratura le creature metà donna e metà pesce hanno sprigionato un forte fascino per la loro origine variegata e misteriosa e la forza ammaliante che esercitano sugli uomini, basti pensare alle sirene dell’Odissea le quali con il loro canto fatato attirano i marinai per poi ucciderli.

Un mix micidiale di bellezza, seduzione e morte che rimanda all’immagine della donna fatale, presente prima nel melodramma e poi nel genere horror (soprattutto nella stagione d’oro del cinema italiano), e che ritroviamo nel film The Mermaid – Il lago della morte del regista russo Svyatoslav Podgaevskiy, autore molto attivo negli ultimi tempi ed esponente di spicco della nuova generazione di registi dell’est Europa.

The Mermaid

Come avvenuto con il precedente The Bride, Podgaevskiy trae ispirazione da un’antica leggenda popolare sovietica per dar forma ad un horror godibile, scorrevole e ben girato, seppur non esente dai soliti difetti sui quali il regista deve lavorare per compiere il definitivo salto di qualità.

Marina e Roman sono una coppia in procinto di sposarsi e in perfetta sintonia, nonostante qualche litigio di troppo causato da disattenzioni di lui. Le cose, tuttavia, peggiorano quando Roman, durante la festa di addio al celibato organizzata dal suo migliore amico, incontra una misteriosa e affascinante ragazza in riva al lago sul quale si affaccia la casa dove l’amico lo ha condotto. Ben presto, però, Roman si renderà conto che il bacio dato alla giovane è molto di più di una semplice scappatella prima del matrimonio: il giovane, infatti, è finito tra le grinfie di una demoniaca sirena, attorno alla quale aleggia una maledizione secolare.

The Mermaid

Podgaevskiy ha ormai maturato una sua personalità artistica e ha fissato i paletti del suo stile ben riconoscibile e schematico che lo ha portato a essere un bravo mestierante del genere. Nei suoi film, infatti, ritroviamo la classica struttura da ghost story caratterizzata da una maledizione secolare, un fantasma a caccia di riscatto nei confronti della dannazione eterna e protagonisti la cui unica colpa è quella di essere capitati al posto sbagliato al momento sbagliato. Questa formula vincente la ritroviamo anche in The Mermaid – Il lago della morte. Ciò si traduce in un horror senza pretese che punta alla ricerca spasmodica dello spavento facile e si poggia su ritmi forsennati che non concedono quasi mai allo spettatore la possibilità di prendere il fiato. Un impianto ben supportato dalla bravura di Podgaevskiyn nel costruire sequenze di tensione che, seppur prevedibili, sono comunque ben riuscite e riescono a far saltare lo spettatore dalla sedia grazie a continui jumpscare, atmosfere rese tetre da una fotografia che predilige colori freddi e tenui e il look spaventoso della sirena.

The Mermaid

Su quest’ultima va detto quanto sia indovinata la scelta del regista di raffigurare la donna pesce non alla maniera della tradizione greca, ossia metà corpo umano e l’altra metà animale, bensì come quella medievale con il sensuale corpo femminile dominante rispetto alla parte animale che si manifesta solo nella coda del pesce al posto delle gambe. Tale modalità viene attuata per enfatizzare l’aura sensuale esercitante dalla sirena sul protagonista.

Le tante cose buone elencate finora, tuttavia, vengono rovinate da una seconda parte nella quale Podgaevskiy mette in mostra i suoi difetti di sempre, ovvero la tendenza ad essere ripetitivo, ad esagerare oltremodo con gli effetti speciali facendoli risultare pomposi e stucchevoli e mettere troppa carne a cuocere con il rischio di annoiare alla lunga lo spettatore. Scadimento progressivo che coinvolge quindi sia il comparto visivo che quello narrativo con il plot sempre più esile con il passare dei minuti e personaggi piatti e non caratterizzati per scelta, quasi a voler mettere al centro del film la volontà di spaventare attraverso immagini forti e sbalzi sonori.

The Mermaid

The Mermaid – Il lago della morte, disponibile su Amazon Prime Video, in conclusione, è un horror da guardare senza pretese, se non quella di provare qualche genuino momento di terrore. Per una storia più profonda e complessa rivolgersi altrove.

Vincenzo de Divitiis

PRO CONTRO
  • Scene di tensione ben costruite ed efficaci.
  • Atmosfere e fotografia ben curate.
  • Il make-up della strega inquietante e in linea con il tema della storia.
  • La seconda parte è ripetitiva e mostra le crepe di un plot esile e mal approfondito.
  • Il regista esagera con gli effetti speciali che alla lunga appaiono ridondanti.
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