The Party, la recensione

Janet (Kristin Scott Thomas) non potrebbe essere più felice di così: è appena stata nominata ministro-ombra della salute, e ha invitato a casa i suoi più cari amici per festeggiare la notizia. L’atmosfera di giubilo sarà però rovinata da una rivelazione sconvolgente ad opera di Bill (Timothy Spall), marito di Janet.

L’uscita di Carnage di Polanski nel 2011 ha dato il via alla fioritura di numerosi film ambientati in un solo luogo, basti pensare ai recenti Cena tra amici, Perfetti sconosciuti, Locke, El Bar e ora The Party di Sally Potter. Del resto l’ambientazione unica significa talvolta un risparmio sul budget (così da potersi servire di un super cast, come nel caso di Perfetti sconosciuti o del film della Potter). Aldilà delle motivazioni più “prosaiche”, la location singola risulta funzionale anche per ragionare sul cinema stesso; quando entriamo in una sala cinematografica, infatti, ci ritroviamo tra quattro pareti in cui “viviamo” esperienze difficilmente replicabili nel mondo esterno, le quali ci danno il brivido di uscire fuori dagli schemi per interposta persona. Si tratta di una pratica liberatoria ma circoscritta, esasperata nei film che, come The Party, mostrano un nucleo di personaggi uscire dalle proprie gabbie mentali mentre si trovano rinchiusi in una gabbia fisica.

Nel film, infatti, vediamo un bestiario di figure simboliche appartenenti alla società contemporanea, tra cui gli intellettuali di sinistra, il banchiere rampante, il life coach dedito alla meditazione (interpretato da un esilarante Bruno Ganz), le post-femministe. Le loro più o meno rispettabili maschere verranno buttate giù dalla spirale di eventi innescata dalla rivelazione di Bill, mostrandoci personaggi che possono diventare davvero sgradevoli, maneschi e al contempo forieri di battute mozzafiato, se inseriti in un contesto che esula dall’ordinario.

La suddetta divisione in nette categorie si presta bene anche alla descrizione di una società più circoscritta, ovvero quella inglese, che tanto ama incasellare le persone. La regista finisce per realizzare, in tal modo, un compendio dei vizi e delle illusioni che caratterizzano alcune classi british, come quella politica (del resto “party” significa festa ma anche partito).

Nonostante ciò, The Party rimane accessibile a tutti, non importa a quale nazionalità si appartenga. Anzi, dopo un po’ risulta così abbordabile da diventare furbetto. Di fatto il turbinio di sentenze spiritose e taglienti del film sembra esistere per un intrattenimento fine a se stesso e per dar modo agli ottimi attori di dimostrare ancora una volta la loro bravura, piuttosto che per far evolvere la – flebile – trama. Diciamo che a Sally Potter piace vincere facile.

The Party uscirà nelle nostre sale a partire da giovedì 8 febbraio distribuito da Academy Two.

Giulia Sinceri

PRO CONTRO
Dialoghi e attori eccellenti. Più che un film, è un esercizio di stile.
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Valutazione: 7.0/10 (su un totale di 1 voto)
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The Party, la recensione, 7.0 out of 10 based on 1 rating
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