The Post: abbiamo incontrato Steven Spielberg, Tom Hanks e Meryl Streep

In occasione dell’uscita di The Post, che sarà nei cinema italiani dal 1° febbraio grazie a 01 Distribution, gli attori protagonisti Tom Hanks e Meryl Streep e il regista Steven Spielberg sono giunti in Italia per promuovere il film, per l’esattezza a Milano. Di seguito un resoconto dell’incontro stampa sul film che racconta l’incredibile storia che sta dietro la pubblicazione di alcuni documenti top secret sulle pagine del Washington Post nel 1971.

Per quale motivo raccontare ora, nel 2018, una storia come quella di The Post? La libertà di stampa è nuovamente minacciata? Con questa domanda inizia l’interessante conferenza stampa di The Post, a cui il regista Steven Spielberg prontamente risponde.

Credo che la libertà di stampa sia un diritto che concede ai giornalisti di essere i guardiani della democrazia. Se guardiamo a quei fatti, quando Nixon ha negato questa libertà e c’è voluta addirittura una sentenza, quello è stato un atto inaudito, la prima volta che accadeva dai tempi della Guerra Civile americana. Oggi siamo di nuovo in pericolo e quindi quella raccontata in The Post è una storia molto attuale.

Poi Spielberg si spinge sul raccontare in che modo The Post ha avuto impatto sulla stampa americana.

Abbiamo avuto molto sostegno dalla stampa, che quasi quotidianamente respinge attacchi dall’amministrazione. Il film ha incontrato consensi anche al di là dal messaggio politico, è piaciuto molto il personaggio interpretato dalla Streep, che ha saputo farsi valere in un modo governato dagli uomini. Il fulcro del mio film è proprio questa figura di donna. Per la prima volta mi sono trovato a dirigere un rapporto così complesso come quello che intercorre tra Kay Graham e Ben Bradlee e sono grato di aver avuto due grandi interpreti con me.

Dopo di che la parola passa a Meryl Streep, che spiega cosa può insegnare la figura di Katharine Graham alle donne di oggi.

La prima versione della sceneggiatura è stata acquistata sei giorni prima delle elezioni presidenziali del 2017 e tutti noi pensavamo fosse uno sguardo nostalgico in previsione di un presidente donna, che noi davamo per scontato, invece abbiamo assistito una serie di attacchi alle donne e questo film è stata una riflessione su quanta strada non abbiamo fatto.

Poi Tom Hanks, che nel film interpreta il direttore del Washington Post Ben Bradlee, racconta il suo personaggio.

Il vero Bradlee era una bestia, voleva non una storia ma LA storia. Il Post all’epoca era in competizione con il New York Times e l’idea che il New York Times potesse avere una storia forte teneva sveglio Bradlee di notte e lo faceva impazzire. In una delle scene più divertenti del film, Bradlee si infuria perchè pensa di essere secondo a casa propria. Li c’era la percezione della sfida che comunque è al centro del film, per la quale non si può mai arrivare secondi!

E Meryl Streep aggiunge:

Il coraggio di cui parliamo in questo film è dimostrato da Dan Ellsberg, che era un soldato e ha deciso di sfidare una legge contro lo spionaggio rischiando tantissimo, così come dalla stessa Graham che fa fatto rischiare molto ai suoi direttori e redattori. Per quattro amministrazioni si era mentito agli americani e alla quinta, con Nixon, si stava facendo saltare la libertà di stampa. Le redazioni giornalistiche in questo film sono state realizzate molto bene, non c’erano donne o se c’erano erano solo segretarie, poi non c’erano neri… quindi la posizione di Graham, anche se inconsapevole, è fondamentale. È stata la prima donna a diventare capo in una società così importante e in seguito ha vinto un premio Pulitzer con la sua autobiografia.

Spielberg cerca di fare chiarezza sul contesto storico che accoglie il suo film.

Il Post nel 1971 era un giornale di second’ordine ma Bradlee aveva una tale fama che il suo appetito lo ha spinto a sfidare il New York Times che era il più grande quotidiano degli Stati Uniti. In pratica lui immaginava un giornale all’altezza di avere se stesso come direttore. Durante lo scandalo del Watergate ha tolto tutti i freni e ha spinto il suo editore a guardare in grande e immaginare che il Washington Post potesse diventare il più grande quotidiano, inoltre è anche grazie al suo lavoro che Nixon è arrivato alle dimissioni.

Per concludere cambiamo argomento e si finisce, inevitabilmente a parlare di molestie. Perché c’è voluto tutto questo tempo prima che la storia delle molestie a Hollywood venisse fuori? Ovviamente è la Streep a prendere per prima la parola:

Gli esseri umani imparano molto lentamente, ma non è una battaglia nuova quella che le donne stanno conducendo contro queste umiliazioni e prese di potere. Adesso però l’aria sta cambiando e questo sta succedendo in tanti settori e lavori, non solo Hollywood. Le donne hanno sempre combattuto per queste cose, ma ora sta venendo fuori perchè sono coinvolti grossi nomi che affollano a caratteri cubitali i titoli dei giornali. Prevedo che verrà fatto qualche passo indietro nei prossimi mesi, ma poi si continuerà.

Anche Spielberg dice la sua a tal proposito, essendosi anche schierato, di recente, contro le affermazioni di Catherine Deneuve, che descriva questa tendenza alle denunce tardive una “caccia alle streghe”.

La domanda sulla battaglia dei sessi non ha ancora trovato una risposta definitiva, le donne hanno dimostrato più volte di essere all’altezza, lo hanno dimostrato durante la Seconda Guerra Mondiale, per esempio, quando gli uomini erano a combattere al fronte e le donne hanno preso in mano le posizioni di leadership, solo che quando gli uomini sono tornati le donne non hanno saputo tenere le loro posiziono e sono tornate nelle cucine. Il problema è principalmente che gli uomini non hanno ancora mostrato la volontà di sapersi controllare e accettare un “no” come risposta da parte di una donna. Fino a quel momento le donne non potranno prendere un posto di potere.

Roberto Giacomelli

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