The Predator, la recensione

Il Cacciatore spaziale più famoso del cinema è tornato e lo fa in grande stile, abbracciando l’ottica del blockbuster. Infatti The Predator, quarto capitolo “ufficiale” della saga iniziata nel 1987 da John McTiernan, nasce con l’idea di trasformare mainstream un franchise che fino ad ora aveva sempre navigato nel sottobosco del b-movie, pur portandosi dietro un’aura da cult alimentata anche dall’incontro/scontro con la saga di Alien. A prendere in mano il timone di The Predator è Shane Black, che lo scrive (insieme all’amico Fred Dekker) e lo dirige… un destino curioso, dal momento che Black aveva contribuito allo script e aveva recitato proprio nel mitico Predator con Arnold Schwarzenegger.

Siamo in Messico, quando il tiratore scelto Quinn McKenna (Boyd Holbrook) ha un incontro ravvicinato con un Predator nel bel mezzo di una missione per sgominare un cartello. L’alieno si schianta con la sua navicella e rimane svenuto il tempo necessario che serve a Quinn per impossessarsi del casco e del copri braccio del mostro, che riesce a nascondere e a spedire al suo indirizzo di casa negli Stati Uniti. Ad aprire il pacco è Rory, il figlio autistico di Quinn, che attiva il localizzatore nel bracciolo chiamando sulla terra un altro Predator. Nel frattempo, Quinn è stato messo sotto custodia dai vertici del Ministero della Difesa e condotto in un penitenziario militare…

Questo è solo l’incipit di The Predator, coriaceo action-splatter che non smette mai di sorprendere, interessato principalmente a svecchiare la formula della saga portandola in una dimensione più grande. Con un budget maggiorato in confronto al precedente Predators, questo quarto capitolo punta sulla spettacolarità e sulla ricchezza di situazioni che vedono coinvolti in prima persona proprio i mostruosi cacciatori alieni che qui vengono, appunto, chiamati per la prima volta “scientificamente” Predator.

Nella costruzione narrativa, The Predator ricorda un po’ Aliens vs Predator 2 in cui un gruppo di umani finisce vittima degli alieni quasi involontariamente, trovandosi in mezzo a una faida interstellare. Infatti, qui lo scontro primario coinvolge proprio i predator e vede un “traditore” alieno in fuga dai suoi simili e caduto sulla Terra, che diventa teatro della battaglia extraterrestre. Ovviamente ci sono tanti risvolti a questo preambolo, tra cui la storia dell’evoluzione aliena che ha portato a una nuova generazione di predator geneticamente modificati, più grandi, feroci e quasi indistruttibili. Testimoni di tutto ciò sono una fauna di esseri umani molto sopra le righe, un gruppo di folli (letteralmente) ex militari che fa team per difendere la Terra (quindi l’America) da una possibile invasione aliena.

Il gruppo di “eroi” funziona decisamente molto bene, è l’anima del film, aggiunge quel tocco di ironia necessaria a un prodotto che comunque evita di prendersi troppo sul serio e crea il giusto contraltare all’altro protagonista umano di The Predator, ovvero il piccolo figlio autistico di Quinn, interpretato da un sempre dannatamente bravo Jacob Tremblay, forse l’unico attore della sua età capace di supportare un ruolo di questo tipo con tale credibilità. Un parco di personaggi, a cui si aggiunge anche la scienziata interpretata dalla bella Olivia Munn, variegato e ben caratterizzato che mai toglie però la scena ai predator.

The Predator, infatti, è essenzialmente un monster-movie più di quanto lo sia stato fino ad ora qualsiasi altro film della saga. Gli alieni si palesano fin da subito in tutta la loro fantastica mostruosità, a volto scoperto e mettendo in atto le tecniche predatorie che ben conosciamo, fino all’entrata in scena dell’Uber-Predator, vera minaccia dell’intero film. Ci sono anche dei cani-predator, diversi da quelli che avevamo visto nel precedente film, di cui uno amichevole e giocherellone. Insomma, da un determinato punto di vista, The Predator è davvero una festa horror che non deluderà gli appassionati, considerando poi la dose massiccia di splatter che ne fa il capitolo più visivamente violento dell’intera saga.

Ricco di scene madri (ma la più bella è quella in laboratorio, con gli esperimenti sul Predator), il film di Shane Black sembra essere una sorta di Jurassic World per adulti, un divertissment ricco di azione e dal ritmo indiavolato, che mira a catturare un pubblico più ampio possibile ma strizza l’occhio al fan di vecchia data, citando in più occasioni il pregresso della saga. Insomma, il modo migliore di innovare rimanendo fedeli a se stessi.

L’unica nota stonata in un film che fa egregiamente il suo lavoro è il finale dopo il finale, che sembra voler aprire prospettive future un po’ troppo esagerate (oserei trash), che potrebbero snaturare lo spirito di Predator.

Roberto Giacomelli

PRO CONTRO
  • Tanti mostri e splatter a volontà… per certi versi è il Predator che tutti avremmo voluto!
  • Un ricco e simpatico gruppo di personaggi umani!
  • C’è ritmo e divertimento a go-go.
  • Quel finalino che strizza l’occhio a un sequel proprio non ci sta…
  • Alcuni effetti visivi non sono proprio di primissimo ordine.
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The Predator, la recensione, 7.0 out of 10 based on 1 rating
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