The Society: la critica o il mistery?

Il 10 maggio è uscita su Netflix una nuova serie classificabile nella categoria dei teen-drama: The Society. Ispirandosi al classico Il Signore delle mosche di William Golding e forse in un certo senso alla fiaba tedesca de Il pifferaio di Heimelin, questa serie punta sicuramente ad una costruzione narrativa ambiziosa.

Ci vengono presentati un gruppo di studenti pronti alla fine dell’anno scolastico, eccitati per l’ultima gita che potranno fare tutti insieme. Quelle che si potrebbero identificare come le principali protagoniste sono Cassandra, interpretata da Rachel Keller (Legion), e sua sorella minore Allie, interpretata da Kathryn Newton (Lady Bird, Ben is Back). Le due sorelle insieme a tutti i compagni, partono per la gita, ma dopo un breve viaggio interrotto da una strada chiusa vengono riportati nella loro cittadina che – e questo è il punto di tutta la storia – è completamente deserta.

I genitori e chiunque altro a parte i ragazzi sono scomparsi e la città è circondata da una fittissima vegetazione che impedisce il passaggio delle automobili. I ragazzi sono in trappola, con limitate risorse a loro disposizione, privi di qualsivoglia autorità che possa governare la situazione. È Cassandra quindi, grazie al suo forte carisma, a farsi carico della responsabilità di organizzare gli altri per stabilire un piano che garantisca la sopravvivenza.

The Society

Contemporaneamente alla questione sociale del potere, che andrà evolvendosi durante il corso delle puntate, creando una chiarissima metafora della società moderna e di come funzioni in effetti l’organizzazione di uno Stato (l’ispirazione al Signore delle mosche), abbiamo il mistero di come i ragazzi siano rimasti intrappolati in questa sorta di dimensione alternativa. Questa parte della trama viene accennata all’inizio, parlando di un certo cattivo odore che si sente in città e di come qualcuno sia stato incaricato di rimuoverlo, per poi essere riportato fuori solo negli ultimi episodi. Questa parte di trama (con ispirazione al Pifferaio di Heimlein, che rapisce i bambini per vendicarsi contro gli adulti) viene chiaramente usata per lasciare un cliffhanger alla fine della stagione, ma non viene mai davvero approfondita.

A fare da contorno a questi due temi ci sono le varie relazioni romantiche e non dei ragazzi che, come in ogni teen-drama che si rispetti, non si comportano affatto come degli adolescenti e anche in una situazione spaventosamente drammatica riescono a creare intrecci amorosi degni di una telenovela. Ma purtroppo è il genere che chiama questo cliché.

The Society è sicuramente una serie fortemente strutturata, c’è chiaramente un messaggio dietro, e di questi tre filoni (la critica sociale, il mistery e la commedia romantica) quello meglio riuscito è quello a cui è stato dato più spazio, la riflessione sul potere. Ciò che però lascia un po’ interdetti, proprio a causa di questa compresenza, è capire quale sia lo scopo della serie. Forse con la prossima stagione ci sarà dato un quadro più chiaro, ma la sensazione che rimane è che queste due anime, della critica e del mistery, facciano fatica a convivere senza rovinarsi a vicenda.

Speriamo che The Society non sprechi il suo potenziale.

Silvia Biagini

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