Un minuto a mezzanotte, la recensione

Thomas è un bambino di nove anni, orfano di padre vive con la madre e il nonno in una grande casa nella periferia di Parigi. Durante la vigilia di Natale, il ragazzino è intenzionato a filmare Babbo Natale per provarne l’esistenza, istalla quindi una serie di videocamere a circuito chiuso dentro casa e si prepara alla venuta del “porta doni”. Nel frattempo, in città, la madre di Thomas, che dirige un centro commerciale, licenzia uno dei Babbo Natale perché ha picchiato una bambina, ma questo è in realtà un pazzo psicopatico che, con indosso il vestito da Babbo Natale, si dirige proprio verso la casa di Thomas.

Negli anni in cui Luc Besson si stava affermando verso il grande pubblico con un modello di cinema che si rifaceva chiaramente al panorama statunitense, René Manzor faceva altrettanto e restituiva al pubblico francese un piccolo thriller per ragazzi (abbastanza cresciuti) destinato a diventare di culto per quella generazione. È inevitabile che guardando Un minuto a mezzanotte (in originale 36-15 Code Père Noël) non venga in mente il classico per famiglie di Chris Columbus Mamma ho perso l’aereo… vuoi per l’ambientazione natalizia, vuoi per il vispo protagonista, vuoi per la sua predisposizione a vender cara la pelle e, non ultimo, per gli “intrusi” che vogliono violare la sua proprietà privata. Il film di Columbus esce nei cinema l’anno successivo a quello di Manzor, dunque non c’è alcun intento imitativo, anche perché Un minuto a mezzanotte immerge l’atmosfera natalizia e l’avventura notturna del ragazzino in un contesto da horror che poco ha a che fare con il successo di Macaulay Culkin.

un minuto a mezzanotte

Nella moderata ondata di horror natalizi che sono approdati nei cinema durante gli anni ’80, Un minuto a mezzanotte tenta la carta del Babbo Natale assassino, reso famoso dai primi capitoli della saga di Silent Night, Deadly Night ma sdoganato già negli anni ’70 da un celebre episodio del film Racconti dalla tomba di Freddie Francis.

Nel film di Manzor, come da tradizione, a vestire i panni rossi e bianchi di Santa Claus è un criminale psicopatico che, a differenza di altri esempi del genere, rimane nel mistero fino alla fine ma viene descritto efficacemente da piccoli gesti che lo mostrano come un uomo dal comportamento compulsivo-ossessivo e con un innato odio verso i bambini (esemplare il suo gesto contro la bambina nel centro commerciale). Dipintosi barba e capelli di bianco con la neve spray, diventa uno dei più credibili e temibili tra i Babbo Natale killer della storia del cinema, interpretato da un convincente Patrick Floersheim. Da questo personaggio e dalle sue temibili irruzioni, scaturisce la parte horror/thriller del film, senza le quali sarebbe stato una commedia d’avventura per ragazzi come andava molto di moda nella seconda metà degli anni ’80.

Un minuto a mezzanotte

A Manzor però riesce decisamente meglio la componente thriller dal momento che ha dall’altra a disposizione un personaggio antipatico e poco credibile come pochi. Il piccolo Thomas, interpretato da Alain Lalanne (che in seguito avrà un ruolo soprattutto nella produzione di effetti visivi per blockbuster come Avatar e Il cavaliere oscuro), è lo stereotipo dello stereotipo del ragazzino in gamba. Lo vedremo quindi da subito vestito da Rambo impegnato a fare la “guerra” al suo cane, già alle prese con trabocchetti e diavolerie varie di cui ha seminato casa, inoltre intuiamo la sua predisposizione per la tecnologia e per i computer in particolare, che ben presto si trasforma in assurdi dialoghi o monologhi in cui Thomas parla e spiega in un gergo informatico che non esiste, con paroloni messi a caso perché fanno “intelligente”.

Dunque, se da una parte c’è un villain bello tosto e anche spaventoso, dall’altra un protagonista per il quale è davvero difficile tifare, tanto che si viene a creare questo strano corto circuito delle parti che va contro le intenzioni del film stesso.

Un minuto a mezzanotte

Ad eccezione di una ripetitività nella seconda parte, dove viene portato un po’ troppo per le lunghe lo scontro tra Babbo Natale e Thomas, Un minuto a mezzanotte risulta un film piuttosto godibile e divertente, uno di quei prodotti che visti in età adolescenziale riescono a incidere in modo più pregnante. Ovviamente visto con gli occhi adulti, Un minuto a mezzanotte è un buon prodotto d’intrattenimento che mostra tanti limiti ma che di certo non ha pretese.

Roberto Giacomelli

PRO CONTRO
  • Un villain molto incisivo.
  • È la versione horror di Mamma ho perso l’aereo, ma realizzato prima di Mamma ho perso l’aereo!
  • Il bambino protagonista è proprio insopportabile!
  • Alcuni dialoghi “informatici” fanno sorridere per l’ingenuità.
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