Velvet Buzzsaw, la recensione

Per “piatto svuota-frigo” si intende una pietanza ottenuta mischiando gli avanzi commestibili presenti nel frigorifero, dopo che non si è riusciti a fare la spesa (esempi tipici sono la frittata con la lattuga cotta o la pasta sfoglia con sopra rape e formaggio spalmabile, abominio agli occhi del Signore); codeste ricette spesso vengono in seguito celebrate come frutto di geniale creatività nei migliori blog di cucina.

Il concetto alla base dei piatti svuota-frigo, quello del “disperato” lampo di creatività,  è lo stesso degli “horror da magazzino”: ovvero film confezionati da una casa di produzione annoiata che shakera vecchi canovacci con un cast di tutto rispetto per produrre un’opera che, se commercializzata, finirà nelle svendite 3×2 di qualche supermercato, o, alla peggio, nei magazzini e sarà rispolverata, appunto, solo per gli appassionati ammiratori degli attori protagonisti (della serie: “Avete quel film con questo attore?”, “Sì, ne dovrei avere una copia in magazzino”.)

Velvet Buzzsaw non fa eccezioni: innanzitutto abbiamo come regista Dan Gilroy (Nightcrawler – Lo sciacallo), a cui la produzione ha tarpato le ali, il sempre più camaleontico Jake Gyllenhaal (I segreti di Brokeback Mountain, Lo sciacallo, Animali notturni) nei panni del protagonista, accompagnato da Rene Russo (Arma letale, Thor, Lo sciacallo), Toni Collette (Little Miss Sunshine, Hereditary – le radici del male, Krampus) e John Malkovich (Un tè nel deserto, Essere John Malkovich, La maschera di ferro).

Questo cast eccellente viene imprigionato in una trama banale che farebbe storcere il naso anche a chi da bambino aveva fatto gli incubi dopo aver visto Ghostbusters 2 e Pagemaster ma, dato che abbiamo a che fare col colosso commerciale che per antonomasia punta al mercato dell’home video, potremmo giustificare la semplicità della storyline col fatto che Netflix cercasse un prodotto fruibile a una larga fetta di pubblico.

Nella città di Miami, Morf Vandewalt (Jake Gyllenhaal) segna l’ascesa e la caduta di tutti gli artisti della città scrivendo ciniche recensioni di opere d’arte, la sua altrettanto temibile collega è  Rhodora Haze (Rene Russo) che si occupa di allestire gallerie d’arte e scoprire giovani talenti; l’assistente di quest’ultima è la giovane e arrivista Josephina (Zawe Ashton) che dopo aver iniziato una relazione con Morf, trova nell’ appartamento di un suo vicino di casa defunto, una serie di dipinti inquietanti e allo stesso tempo bellissimi. Con l’appoggio di Morf e Rhodora, Josephine diventa la famosa scopritrice di questo sconosciuto talento e comincia a vendere tantissimi quadri, ma tutto a un tratto cominciano ad avvenire strane morti all’interno del patinato mondo dell’arte.

Il problema principale di questo film è che le atmosfere inquietanti sono troppo funzionali alla trama da drama “manageriale”: per tutta la durata si assiste a una sfilata di eccentrici personaggi dalla dubbia moralità e lo spettatore aspetta con ansia il momento in cui ciascuno di essi “morirà male”, trasformando il fantasma del pittore dannato in un deus ex machina, ma anche in questo caso i veri amanti del genere non proveranno alcun gusto perché gli espedienti narrativi sulle punizioni divine sono di livello base.

La pellicola sembra quasi propedeutica per un pubblico giovane che vuole essere iniziato al cinema del brivido, ma l’unica cosa a cui potrebbe essere iniziato al massimo è alla teoria della recitazione dato che abbiamo un Gyllenhaal in stato di grazia che ha saputo nascondere la sua comprovata virilità (Southpaw, Prince of Persia) dietro le studiatissime movenze di un personaggio dalla sessualità fluida e lo sguardo spietato; un plauso ex aequo anche agli spregiudicati personaggi di Rhodora Haze e Gretchen – dopo l’interpretazione di Meryl Streep in Il Diavolo veste Prada è difficile dare vita a delle taglia-teste senza cuore – che hanno affossato il passaggio al Lato Oscuro della giovanissima protagonista.

A fine visione lo spettatore si ricorderà che il film è prodotto dal colosso di Netflix solo per la dispendiosa scenografia, che merita comunque una standing ovation, e per il cachet degli attori, che sarebbe potuto essere decimato pagando uno sceneggiatore più navigato.

Ilaria Condemi de Felice

PRO CONTRO
  • Recitazione  ottima.
  • Scenografia dettagliatissima.
  • Trama banalissima.
  • Le atmosfere horror in secondo piano.
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Valutazione: 7.0/10 (su un totale di 1 voto)
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Velvet Buzzsaw, la recensione, 7.0 out of 10 based on 1 rating
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    One Response to Velvet Buzzsaw, la recensione

    1. Sebastiano ha detto:

      Non conosco il film e non credo che lo vedrò ma mi gusto la tua bellissima prosa. la tua recensione vale una sceneggiatura.

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