A Bigger Splash, la recensione

Negli ultimi tempi sembra che le rock star vadano di gran moda sul grande schermo, basti guardare all’imminente Dove eravamo rimasti di Jonathan Demme dove Meryl Streep interpreta un’attempata e frizzantissima rocker da locali out. Ma la Streep non è l’unica, anche l’algida Tilda Swinton ci mette il suo e in A Bigger Splash di Luca Guadagnino, con cui torna a lavorare dopo l’apprezzatissimo Io sono l’amore, veste i panni di una rock star a riposo sull’isola di Pantelleria dopo che un’operazione alle corde vocali l’ha resa quasi muta.

A Bigger Splash, che figura come secondo film italiano in concorso alla 72° Mostra d’Arte internazionale di Venezia, è un piccolo film con una grande sceneggiatura, una di quelle opere che ti catturano dalla prima all’ultima scena perché si prova gusto ad ascoltare i dialoghi e a scoprire come si concluda ogni singola scena.

La storia ruota attorno alla “vacanza” di Marianne e del suo giovane compagno Paul, sull’isola sicula di Pantelleria, in seguito all’operazione che la donna, celebre rocker alla David Bowie, ha subito alle corde vocali. La tranquillità della coppia viene però scossa dall’arrivo di Harry, ex di Marianne e suo storico produttore discografico, e sua figlia Penelope, che con il suo fare passivo ma ammiccante, sembra voler mettere zizzania tra i presenti.

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Come si diceva, A Bigger Splash funziona a meraviglia per singoli momenti più che nel suo insieme, frammenti di vita vacanziera in cui si assapora l’annoiata routine di persone che sembrano aver già vissuto ogni istante della loro vita. Il tono oscilla costantemente tra commedia (preponderante) e dramma, con un sapore finale che vira decisamente verso la farsa. Un film beffardo che gioca con le sorti dei personaggi e con lo spettatore che le sta seguendo, offrendoci un quadro decadente (aggettivo ricorrente quando la Swinton è nel cast!) e allo stesso tempo incredibilmente divertente. Guadagnino viaggia costantemente su questo percorso ossimorico in cui il personaggio interpretato da Ralph Fiennes rappresenta la joie de vivre, la positività, l’allegria travolgente che aggiunge un po’ di colore al riposo e alla rilassatezza generale che aleggia sulla vicenda. Ma una sfumatura nera come la pece è dietro l’angolo e se il personaggio interpretato da Dakota Johnson è fondamentale alla svolta, il susseguirsi degli eventi è comunque destinato a un evolversi poco felice. Ma è proprio seguendo questo prevedibile percorso che il film riesce a stupire e trovare una strada verso l’imprevedibilità, con una chiusa che si potrebbe definire geniale.

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Sullo sfondo c’è anche la triste e attuale vicenda dei barconi di clandestini, o meglio, rifugiati politici, e delle decine di decessi che avvengono in mare all’ordine del giorno. Intelligentemente, questo particolare si fonde a un certo punto con la storia e il cerchio quadra.

Attori perfettamente nelle loro parti, con Ralph Fiennes a fare da mattatore.

Unico vero grande neo in A Bigger Splash è l’eccessiva durata: due ore piene che si percepiscono esagerate per quello che si sta raccontando.

Roberto Giacomelli

PRO CONTRO
  • La sceneggiatura è fondamentale e non delude.
  • Attori in ottima forma, con Ralph Fiennes in primis.
  • Dura troppo per l’argomento trattato.
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Valutazione: 7.0/10 (su un totale di 1 voto)
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Valutazione: +1 (da 1 voto)
A Bigger Splash, la recensione, 7.0 out of 10 based on 1 rating
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