Anomalisa, la recensione

L’animazione in stop-motion approda al lido con Anomalisa, pellicola scritta e diretta dal geniale Charlie Kaufman e presentata in concorso alla kermesse veneziana. Sceneggiatore eclettico e fuori dagli schemi, Kaufman dirige con Duke Johnson una delicata poesia che ha la levità di un sogno ma la concretezza della quotidianità e della confusione esistenziale. Tratto da una piéce di Kaufman messa in scena a Los Angeles e finanziato grazie allo strepitoso successo del crowdfounding, il film racconta meno di ventiquattr’ore della vita di Michael Stone (che ha la voce di David Thewlis), eminente teorico del customer service afflitto da una profonda e disperata solitudine interiore.
Michael raggiunge Cincinnati per tenere, l’indomani, un’importante conferenza; nel prestigioso hotel in cui pernotta, fatto di volti e voci letteralmente indistinguibili, incontra la sensibile e svampita Lisa (Jennifer Jason Leigh), che agli occhi del protagonista è inspiegabilmente diversa da chiunque altro. La notte che i due passeranno insieme potrebbe fare la differenza nella vita di Michael e scuoterlo finalmente dal suo disincantato sconforto… ma cosa accadrà quando il buio cederà il posto alla luce del giorno?

La complessità del labirintico immaginario kaufmaniano, sciolta dai dettami degli studios, esplode dolcemente in incantevole assurdità ed efficace ironia. La penna dietro lo script di Essere John Malkovich sublima nello stop-motion ossessioni, immagini e tematiche epidermicamente insite nella sua impeccabile impronta autoriale. La metafora della voce come dardo vettoriale capace di raggiungere e trafiggere le più intime stanze del cuore è uno spunto che dipinge vividamente l’inappagabile fame di autentico contatto umano del protagonista. Ogni personaggio, infatti, al di fuori di Michael e Lisa, è doppiato dall’attore Tom Noonan, che adotta sempre e di proposito il medesimo tono di voce. E’ per concentrarsi approfonditamente su questa componente che Kaufman mette da parte gli ipertrofici eccessi delle sue opere precedenti e regala ampio spazio alla dimensione umana e, soprattutto. linguistica. Il risultato è una perla tenera e pungente, un impagabile compendio di ineffabile romanticismo e uno schietto apologo sulla volubilità dell’animo umano.

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L’animazione, tradizionalmente associata a prodotti orientati verso l’infanzia, conferisce ad Anomalisa trasognata leggerezza e accattivante spessore. Malgrado non siano attori in carne e ossa a muoversi sulla scena, risulta altrettanto preciso lo sviluppo di tematiche quali la caducità dei sentimenti o l’indagine sui dilemmi e i disagi più profondi dell’identità umana. Come si accennava, l’impalcatura di Kaufman poggia in massima parte su effervescenti scambi linguistici. Questi, se da una parte sottolineano l’uniforme mediocrità del mondo attorno a noi, dall’altra enfatizzano lo straniamento di Michael e Lisa, la loro peculiarità di esseri eccezionali e, come da titolo, anomali. Tale obiettivo viene spesso perseguito attraverso deliziosi momenti di comicità nonsense: all’apparenza, buffi siparetti fini a se stessi; di fatto, impietose spie della malinconica amarezza consustanziale alla realtà.

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Spiazzante e fascinoso nella sua esibita artificiosità – sempre sul punto di sgretolarsi, proprio come i volti dei suoi personaggi – Anomalisa è ricco di momenti che lasciano il segno. Un esempio su tutti è l’amplesso tra Michael e Lisa, più emozionante e verosimile di quanto non si potrebbe immaginare. O, ancora, Lisa che canta una goffa versione italiana della hit Girls just wanna have fun di Cindy Lauper. Il commosso coinvolgimento e l’appassionata empatia che suscitano queste (e altre) sequenze sono indice di come Kaufman sia riuscito a dimostrare che, se davvero la vita non è altro che una folle e patetica farsa, vale la pena prendervi parte in nome di quei rari momenti in cui si attinge alla travolgente limpidezza dell’amore. Un messaggio che arriva tanto più forte in quanto stravolge dalle fondamenta la tradizionale funzione del cinema d’animazione.

ANOMALISA

Anomalisa, perfetto meccanismo disfunzionale, è il tipo di storia in cui ciascuno sogna di imbattersi sullo schermo. Il film, destreggiandosi tra scivoloni faccia a terra, mutande introvabili e angosciante onirismo, si astiene da qualsiasi giudizio morale o retorica, senza temere l’accusa di cinismo. Spietatamente onesta, implacabilmente cupa, la parabola discendente di Michael Stone – consapevole prigioniero di se stesso – non si lascerà dimenticare facilmente.

Chiara Carnà

PRO CONTRO
  • Riscrive dalle fondamenta il cinema d’animazione.
  • La poesia delle immagini e di alcune sequenze chiave.
  • Ha la sincerità e la verosimiglianza di un film in live-action, e forse di più.
  • Nessuna controindicazione particolare.
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Valutazione: 8.0/10 (su un totale di 1 voto)
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Anomalisa, la recensione, 8.0 out of 10 based on 1 rating
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