Il gioco delle coppie (Non-Fiction), la recensione

Olivier Assayas è un regista notoriamente poliedrico e ambizioso. Dopo averlo visto giocare con la ghost-story per raccontare lo sbriciolamento dell’identità nell’odierna società crossmediale (Personal Shopper), forse potrà stupire vederlo cimentarsi in una commedia poco sorprendente ma frizzante e godibilissima.

In effetti a prima vista potremmo persino pensare di essere di fronte ad una tappa non troppo rilevante nel suo variegato percorso cienematografico. Eppure Non-Fiction (Doubles vies) conquista con quella sua strizzata d’occhio al cinema più recente di Woody Allen (e fa venire in mente soprattutto Incontrerai l’uomo dei tuoi sogni), sebbene le situazioni che mette sul grande schermo sembrino forse più figlie di una certa Nouvelle Vague.

Al centro del film c’è di Leonard, uno scrittore corpulento e tutt’altro che affascinante, pronto a porsi come un anti-Hank Moody. Le sue giornate si dividono tra le discussioni con la sua fidanzata Valérie, coraggiosa e – al contrario di lui – con le idee sempre chiare, gli incontri appassionati con la sua splendida e matura amante Selena e le sue insicurezze di scrittore. Parallelamente alla storia di Leonard seguiamo anche le giornate del suo editore di fiducia Alain, attraente e colto compagno di Selena che ha a sua volta una relazione con la giovane Laure.

In questo continuo susseguirsi di avventure galanti e conversazioni squisitamente intellettuali c’è un interrogativo che sembra costituire il filo conduttore del discorso filmico: l’e-book soppianterà la carta? Il punto di vista più interessante sembra essere quello di Alain che, pur consapevole dei meccanismi dell’editoria moderna, non sembra disposto a rinunciare al libro stampato. Non c’è una risposta univoca al quesito posto dal regista, affrontato civilmente e in maniera del tutto goliardica, ma è appassionante il modo in cui i personaggi non sembrano voler abbandonare i rispettivi punti di vista. Eppure le loro prese di posizione non finiscono per  influenzare le rispettive relazioni: si discute, si beve, si fa l’amore, ci si riveste e si torna alla querelle originale. In questo intrecciarsi di tradimenti senza urla né pianti nessuno sembra farsi veramente male.

Con Non-Fiction Assayas traccia un ritratto senza (pre)giudizio di una borghesia intellettualoide e oziosa, lontana dai tradizionali e nevrotici eroi antonioniani. Non che in questo film manchino personaggi insoddisfatti (come ad esempio Selena, attrice inappagata dal proprio successo televisivo), ma questo non diviene per Assayas motivo d’infelicità. Non c’è nulla che viene portato all’estremo in questa rappresentazione sempre così fedele ai suoi eroi, verso i quali il regista non assume affatto uno sguardo critico. Anzi, sembra prendersi gioco piuttosto di sé stesso, talvolta persino ridicolizzando amabilmente alcune delle sue precedenti scelte autoriali (una battuta nella scena finale risulta a questo proposito particolarmente lampante). E in effetti Non-Fiction è un film che sprizza di auto-ironia da tutti i pori, senza però cadere in un eccesso anti-professionale.

Una bellissima sorpresa.

Claudio Rugiero

PRO CONTRO
  • Una sceneggiatura coraggiosa e accattivante che osa un piccolo grande film.
  • Tre interpreti adorabili come tutti i loro personaggi (Vincent Macaigne, Guillaume Canet e Juliette Binoche).
  • Narrativamente è un film in cui non succede nulla: la trama centrale viene infatti presto abbandonata per lasciare più posto all’esplorazione dei personaggi
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Valutazione: 7.0/10 (su un totale di 1 voto)
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