Roma, la recensione

L’ultima fatica del messicano Alfonso Cuarón non ha nulla a che vedere con il precedente Gravity, per il quale il regista si era visto nel 2014 consegnare l’Oscar per la migliore regia.

Con Roma Cuarón torna infatti nella sua terra natia, a sette anni di distanza da Y tu mamá también, con un lungometraggio personalissimo e ispirato ai suoi ricordi d’infanzia. Forse proprio per questo il film è interamente in bianco e nero, come per ribadire la scelta di uno sguardo sbiadito dal tempo trascorso.

Siamo infatti negli anni ‘70 e ci troviamo nel quartiere di Roma a Città del Messico, dove ogni giorno Cleo, fedele domestica di una famiglia della classe media, lava i pavimenti dalle feci dei cani e richiama in bambini dai giochi in giardino sotto la pioggia battente.

Fin dall’apertura del film, emerge chiaramente uno degli elementi più interessanti e dominanti del lavoro di Cuarón: una narrazione routinaria e tendente spesso alla ripetizione, attenta quindi a delineare un ritratto. Quello di Cuarón sembrerebbe quasi un disegno a matita i cui contorni acquisiscono spessore proprio grazie alla materia audiovisiva da cui si viene subito stregati.

In questi centotrentacinque minuti si intrecciano quindi le storie di due donne che dividono non troppo equamente lo stesso spazio scenico: quella di Cleo e della sua improvvisa gravidanza e quella della sua padrona Sofia, alle prese con una non semplice separazione dal consorte.

La differente estrazione sociale non delimita però una barriera divisoria che allontana questi due personaggi. Al contrario, il focolare domestico diventa in Roma il luogo dove prevale l’affetto, dove la solidarietà può ancora offrire una speranza.

Dopo una prima parte non proprio eclatante, lo sguardo del regista sembra avvicinarsi un po’ di più ai suoi personaggi, sebbene la narrazione proceda senza molti picchi. Ma la scelta di una trama dichiaratamente semplice e domestica (ma non priva di riferimenti al clima politico imperante in quegli anni) è vissuta da Cuarón in maniera tutt’altro che negativa. Anzi, proprio quest’ultima ha il pregio di liberare la fantasia di un autore che ci ha finora abituati ad opere di stampo completamente diverso.

Tuttavia, non tutto finisce per funzionare in Roma e il risultato finale risulta ben poco soddisfacente. In particolare, il regista non riesce a farci sentire la vividezza di questa particolare impresa di ispirazione auto-biografica e, sebbene non manchino nel film momenti che mostrano tutta la fragilità dei personaggi, questi ultimi appaiono sempre restii a qualsiasi contatto empatico con lo spettatore.

Eppure non si possono non notare nel film certi lampi temerari, soprattutto per quel che concerne la rappresentazione della realtà scelta dal regista, e si potrebbe perfino azzardare che Cuarón stia tentando con Roma il suo The Woman Who Left (il lungometraggio diretto nel 2016 da Lav Diaz).

A non convincere è infine una risoluzione così banalmente appagante da risultare persino stucchevole, seppur preceduta da una sequenza infiammante e magistralmente girata.

A visione ultimata rimane comunque quella sensazione di sicurezza regalata forse da uno sguardo disteso capace di smorzare qualsiasi giudizio ostile.

Roma ha vinto il Leone d’Oro alla 75esima Mostra d’Arte Cinematografica di Venezia e, con non poche polemiche, sarà distribuito nei cinema italiani dalla Cineteca di Bologna nei giorni 3-4-5 dicembre, prima di approdare sulla piattaforma di streaming che l’ha prodotto, Netflix, dal 14 dicembre.

Claudio Rugiero

PRO CONTRO
  • Una narrazione visiva praticamente perfetta sotto ogni punto di vista in cui al suono è affidato un compito davvero sensazionale.
  • Una scrittura coinvolgente che corregge le sue imperfezioni grazie ad una mise en scène distesa e risoluta.
  • Troppe velleità autoriali e intenti un po’ più scarni non sembrano rappresentare proprio il cocktail perfetto.
  • Un lavoro troppo imprigionato in sé stesso, che non riesce a slittare perfino quando il regista libera la sua creatività.
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Valutazione: 6.8/10 (su un totale di 4 voti)
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