Venezia 76. Gloria Mundi

Gloria Mundi di Robert Guédiguian è un film che balbetta e zoppica eppure è nel concorso per il Leone D’Oro. Non ci è permesso di conoscere la motivazione di questa scelta ma dobbiamo prenderne atto.

La primissima inquadratura ci mostra la nascita di Gloria, una bella bambina attorno la quale ruota una famiglia complicata. Poco alla volta vengono chiariti i complessi legami parentali tra tutti i personaggi, almeno all’apparenza.

Dopo un inizio quasi didascalico gli eventi si scatenano portando scompiglio e guai per tutti.

I dettagli stonati sono molti ma non li sveleremo per lasciare almeno il gusto della sorpresa. Il plot che segue è irricevibile e, a volte, anche irritante. Una miscela eterogenea di registri che parte dalle Relazioni Pericolose per arrivare al Delitto e Castigo. Un pot-pourri variegato che porta fuori strada non solo lo sguardo dello spettatore ma anche i personaggi stessi. Un “così è (se vi pare)” che di Pirandelliano non ha nulla.

La trama diventa un pasticcio immangiabile e rimane ferma nello stomaco per lungo tempo. A nulla valgono gli interpreti di esperienza quando si ritrovano davanti ad una sceneggiatura lacunosa come questa.

Il dichiarato intento del regista è quello di mostrare il mondo così come è veramente e non come lo vorremmo. Il problema, aggiungiamo noi, è quello che lo sceneggiatore (parliamo sempre di Guédiguian) si è lasciato prendere la mano ed ha sconfinato clamorosamente.

Ogni famiglia nasconde qualche scheletro nell’armadio ma non così tanto.

Marcello Regnani

PRO CONTRO
Difficile trovarne. Racconto lacunoso.
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Valutazione: 4.0/10 (su un totale di 1 voto)
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Valutazione: +3 (da 3 voti)
Venezia 76. Gloria Mundi, 4.0 out of 10 based on 1 rating

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