Venezia77. Mandibules, la recensione

Mandibules

Presentato fuori concorso alla 77esima edizione della Mostra dell’Arte Cinematografica di Venezia, Mandibules di Quentin Dupieux, si rivela una parentesi piacevole e divertente, in un festival altrimenti contrassegnato da titoli interessanti ma con contenuti tutt’altro che leggeri.

Jean Gab (David Marsais) e Manu (Grégoire Ludig) conducono due vite sgangherate e alla giornata, raccogliendo quello che riescono dove possono. Un giorno Manu coinvolge Jean Gab in un “lavoretto facile” che necessita solo di “un’auto con un bagagliaio vuoto”, peccato che nel bagagliaio dell’auto che decide di rubare si scopre essere intrappolata una mosca gigante.

Senza porsi troppe domande sulle dimensioni spropositate dell’animale, i due decidono invece di addestrarla allo scopo di rapinare le banche “come fosse un drone”. La follia è assicurata.

Mandibules

Dupieux non è nuovo a trovate grottesche al limite del nonsense, basti pensare al delirante Doppia pelle dove una giacca di daino “unica” spinge alla follia il proprietario fino a desiderare di uccidere chiunque indossi una giacca, in quanto “volgare imitazione” della sua. Nel caso di Mandibules tuttavia, ci troviamo di fronte ad un film con un tono molto diverso, intriso di una leggerezza a suo modo unica e dove gli “eventuali incidenti” che capitano ad alcuni dei personaggi non sono che meri… “effetti collaterali”.

Jean Gab e Manu sono due personaggi al limite dell’assurdo, che sembrano vivere in un mondo sospeso con un linguaggio tutto loro, rappresentato simbolicamente dall’iconico saluto “toro” (le mani con le dita messe a corna che si incrociano) che i due si scambiano più volte, declinandolo a seconda delle circostanze. A tratti non sembrano avere un vero e proprio collante con la realtà, ma appare chiaro fin da subito che la loro è un’amicizia forte e sincera e che, a modo loro, sono due “brave persone”.

Mandibules

Il desiderio di addestrare Dominique (così Jean Gab chiama la mosca), ma l’assenza di uno spazio fisico di loro proprietà in cui farlo, è il motore che innesca una serie di vicende assurde e demenziali che si dipanano lungo tutto il film, tra il tentativo di nascondere il loro nuovo “amico” e quello di riuscire a loro volta a sopravvivere.

È davvero difficile parlare di Mandibules senza fare spoiler, la bellezza del film risiede proprio nell’escalation di vicende sempre più al limite, mescolate a dinamiche proprie della commedia degli equivoci. Una menzione d’onore in tal senso va sicuramente al personaggio di Agnes (Adéle Exarchopoulos), che in seguito a un incidente che le ha causato un danno cerebrale, è costretta a parlare solo a voce molto alta. La ragazza da subito non prende in simpatia i due amici e nel tentativo di sabotarli darà vita ad alcuni dei passaggi più divertenti della storia.

Mandibules

Mandibules è un film che, nonostante l’evidente bizzarria dei fatti narrati, può arrivare a divertire e intrattenere un pubblico molto ampio, grazie al tono ironico e alla simpatia dei suoi due protagonisti.

Susanna Norbiato

PRO CONTRO
  • I due protagonisti, perfetti per il ruolo e coinvolgenti, per i quali finisci per parteggiare “costi quel che costi”.
  • L’isteria di Adéle.
  • Vorrai un Dominque anche tu!
  • Non adatto a chi prende tutto sul serio o cerca il film impegnato (ma allora, il problema sei tu che hai sbagliato film!)
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Valutazione: 7.0/10 (su un totale di 1 voto)
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