Venezia77. Nuevo Orden (New Order), la recensione

New Order

Michel Franco, dopo aver conquistato Cannes con Despues de Lucia (vincitore di Un Certain Regard nel 2012) e Chronic (Prix du Scenario nel 2015), sbarca alla Mostra del Cinema di Venezia con una distopia davvero interessante.

Ambientato nel suo Messico, Nuevo Orden (film in concorso per vincere il Leone d’Oro) è la storia di un’ipotetica insurrezione popolare in cui membri dell’esercito e della classe più povera  sequestrano giovani abbienti per chiedere il riscatto alle rispettive famiglie.

In particolare Franco decide di narrare la storia di una giovane venticinquenne che viene sequestrata dopo essersene andata dalla sua festa di matrimonio per dare dei soldi a un ex dipendente di casa sua, che ha la moglie malata e necessita di cure. Dal momento che le cure sono necessarie perché la signora è stata evacuata dall’ospedale per fare spazio alle vittime della guerriglia urbana, il punto di vista del regista si colloca subito come oggettivo, e quindi non schierato né con i rivoluzionari, né con l’establishment messicano.

New Order

In un Paese dove il salario minimo è di 300 euro al mese e la vita è così costosa che tanti lavoratori non si presentano in azienda per portare gli zaini di droga al di là del confine statunitense, la soluzione presentata in questa pellicola non sembra così irrealizzabile. Se non siete mai stati in Messico e non avete mai avuto degli amici che vengono da lì, vi basterebbe aprire un qualsiasi libro di Bolano per capire di che pasta sono fatti i messicani. È gente dal sangue caldo, che crede nell’identità del popolo e che non vuole vedere i propri diritti calpestati da chi ha più potere. È un popolo che ha fatto la Rivoluzione, che è legato a una cultura fondata sulla famiglia, il rispetto, l’affermazione delle proprie libertà.

Questo mi porta a dire che la scelta di ambientazione per un simile scenario distopico non potrebbe essere più reale e vicino a una realtà possibile.

New Order

Per il resto le musiche sono particolarmente azzeccate in Nuevo Orden, la lunghezza della pellicola (appena 80’) è essenziale e per questo non ridondante, eccessiva; le luci non uniformi sono capaci di dettare le emozioni di una scena prima che alcuna azione possa avvenire, il montaggio a tratti sincopato ci tiene incollati allo schermo con una tensione quasi da thriller, gli attori sono validi, in particolare la protagonista Naian González Norvind, che  potrebbe sorprenderci vincendo un premio.

Roberto Zagarese

PRO CONTRO
  • Sceneggiatura.
  • Regia.
  • Fotografia.
  • Effetti speciali.
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Valutazione: 8.0/10 (su un totale di 1 voto)
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Venezia77. Nuevo Orden (New Order), la recensione, 8.0 out of 10 based on 1 rating

One Response to Venezia77. Nuevo Orden (New Order), la recensione

  1. […] di #MichelFranco.” (“Un des films les plus surprenants de la 77ème Mostra de Venise”) ( @Darkside Cinema sur […]

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