VITTIMA DEGLI EVENTI o del perché è meglio se lasciate in pace Dylan Dog

Da un po’ di mesi a questa parte si fa un gran parlare di Dylan Dog, soprattutto se si bazzica la “nicchia” del fumetto italiano. Si deve tutto all’intelligente scelta di rilanciare uno dei fumetti simbolo della Sergio Bonelli Editore con un tentativo di svecchiamento iniziato con un cambio gestionale della testata, affidata un anno fa a Roberto Recchioni e Franco Busatta. Lodi e critiche si sono susseguite nei mesi scorsi e hanno potuto avere un’attinenza con la realtà solo questo mese, dopo il passaggio di testimone avvenuto con l’albo di rottura, il 337 Spazio profondo, e la vera introduzione al nuovo corso con il 338 Mai più, Ispettore Bloch.

Ma questo interesse rinnovato verso l’Indagatore dell’Incubo sembrava già rinvigorito prima che Dylan tornasse a far parlare di se perché negli Stati Uniti, già nel 2011, un branco di scellerati portarono sul grande schermo Dylan Dog – Il film (Dead of Night, in originale), travisando in toto tutto quello che l’Indagatore dell’Incubo cartaceo rappresentava. Ma vabbè, so ammerigani, che ci volete fare?

Poi, nel mondo dell’indie audiovisivo italiano, dal 2012 comincia a muoversi qualche cosa e fioccano fan-film sul personaggio, come se si trattasse di una indignata risposta di paternità nazionale al film diretto da Kevin Munroe. Il primo è il fluviale lungometraggio (ben 130 minuti!) di Denis Frison La morte puttana, a cui segue Dylan Dog – Il trillo del Diavolo di Roberto D’Antona. In entrambi i casi si tratta di opere ultra indipendenti in cui è lo stesso regista a interpretare anche il ruolo di protagonista, mostrando tutti i limiti del caso pur facendo percepire una certa passione per il tema trattato.

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Ma il fan-film su Dylan Dog che per forza di cose più ha fatto e sta facendo parlare di se è Vittima degli eventi, risultato di una massiccia operazione di crowdfunding su Indiegogo e presentato sia durante il nono Festival Internazionale del Film di Roma nello spazio Wired, sia all’ultimo Lucca Comics & Games.

Vittima degli eventi, a differenza dei suoi predecessori, è un mediometraggio della durata di 50 minuti e ha una veste decisamente professionale che ne conferisce un’aria accattivante non troppo dissimile dalle produzioni mainstream del panorama italiano. Però Vittima degli eventi è anche un fan-film che lascia destabilizzati i lettori della testata Bonelli perché è disorientato e disorientante, un film che nell’idea di dare un colpo al cerchio e l’altro alla botte, dà in primis un doloroso colpo alla nuca di chi con Dylan Dog c’è cresciuto e l’ha amato.

Scritto e interpretato (nella parte di Groucho) dal più iconico membro del team di youtubers The Pills, Luca Vecchi, diretto da uno dei più “anziani” youbers italiani, Claudio Di Biagio, e presentato/supportato da uno dei più noti e longevi gruppi di youtubers del nostro Paese, i The Jackal, Vittima degli eventi è chiaramente un film realizzato a uso e consumo del popolo di internet e forse per questo non si è preoccupato più di tanto di risultare accondiscendente verso chi Dylan Dog lo segue dagli anni ’80, ma si è accontento di risultare figo per chi conosce a menadito le gag delle personalità coinvolte. Così facendo, Vittima degli eventi è principalmente una vittima del suo status di prodotto modaiolo, di “evento” di cui e attorno a cui molto si parla, così da destare la curiosità anche da chi potrebbe pensare che Dylan Dog sia il nome di una marca di cibo per cani.

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Il problema fondamentale di questo mediometraggio sta nella scrittura e si sviluppa su un doppio binario. Da una parte, Vittima degli eventi è narrativamente irrilevante per lo spettatore generico per il semplice motivo che ha un soggetto poco interessante e si sviluppa in maniera fiacca su uno script che si affida a dialoghi banalotti e didascalici. Dall’altra, è un pesante pugno in un occhio a chi si aspettava un film fedele alle atmosfere e ai personaggi creati da Tiziano Sclavi.

La storia si ambienta a Roma, quindi Dylan ha nella Città Eterna la sua Craven Road n.7, ha una parcella di 100 euro al giorno più le spese e va a far conquiste nel cortile dell’Università La Sapienza.

Adele, una ragazza sulla ventina, mentre una notte passeggia su Ponte Sant’Angelo con il fratello, vede un’inquietante figura dinnanzi a se che si stacca la testa e causa al ragazzo un violento attacco epilettico che lo porta alla morte. Adele si rivolge così a Dylan Dog, il celebre Indagatore dell’Incubo, che, senza battere ciglio, accetta subito il caso e comincia a indagare con l’aiuto dell’amica medium Madame Trelkovski e del paterno Ispettore Bloch, fino a risolvere il mistero con disarmante facilità.

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Il soggetto in se è sicuramente adatto ai tempi stretti di un mediometraggio, ma risulta così povero di spunti e di idee da poterlo immaginare difficilmente anche in uno dei meno riusciti albi delle serie collaterali da edicola. L’entrata in scena di Dylan, che si nasconde in penombra tra i banchi dell’università e si palesa rispondendo a una domanda del professore che sta facendo lezione, è una cosa assolutamente non in sintonia con il personaggio, che da questo momento in poi si mostra sempre più spesso saccente e antipatico. Inoltre, il film a tratti è estremamente didascalico nel voler accompagnare per mano lo spettatore nelle spiegazioni più ovvie tanto che, in alcuni punti, dà l’impressione che i personaggi leggano intere definizioni da manuali o enciclopedie. Poi, cosa gravissima per una storia di Dylan Dog, Vittima degli eventi manca totalmente di suspense e/o violenza grafica (parliamo pur sempre di un horror!) e di ironia, caratteristica che da sempre caratterizza i personaggi e le storie della testata. E mi riferisco in particolare al personaggio di Groucho che noi tutti sappiamo essere la spalla comica e fraterno amico di Dylan, qui “promosso” in più occasioni a protagonista della scena. Luca Vecchi, che lo interpreta con un riuscito piglio mimetico, gli conferisce un’antipatia assoluta evitando inspiegabilmente di farlo esprimere con le sue consuete e caratteristiche freddure demenziali ma rendendolo un dispotico e francamente insopportabile “maestrino” che rimprovera e bacchetta di continuo il suo capo, alitandogli il fumo del suo sigaro in faccia. Ma anche lo stesso Dylan non funziona affatto e se la faccia alla Riccardo Scamarcio dell’interprete di Spaghetti Story Valerio Di Benedetto non disturba più di tanto, dando comunque una pista a qualsiasi Dylan visto fino ad oggi in un fan-movie, è la sua recitazione che lascia a desiderare, troppo enfatica, troppo romanesca nel suo volerlo mascherare: troppo da caratterista, insomma. Così come è accaduto per Groucho, semplicemente questo non è il personaggio che il lettore conosce, manca di carisma ed è abbandonato a ciò che gli accade attorno piuttosto che cercare di prenderne il controllo.

Convincono, invece, a livello di recitativo due personaggi di contorno che sono Madame Trelkovski e Bloch, che hanno il volto della magnifica Milena Vukotic di fantozziana memoria e di Alessandro Haber.

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In generale si ha la sensazione che Vittima degli eventi sia stato realizzato in fretta da persone che hanno i mezzi e le capacità tecniche (lodevole tutto il comparto tecnico, compresi alcuni movimenti di macchina) ma non conoscono la materia trattata. In Vittima degli eventi c’è un po’ tutto di Dylan Dog, dal clarinetto al galeone, dal poster di The Rocky Horror Picture Show al Giuda Ballerino e perfino una citazione finale all’albo numero 41 Golconda, ma pare quasi che si tratti di appunti presi un sabato pomeriggio scorrendo la pagina dedicata su Wikipedia.

Recentemente Dylan Dog è protagonista anche di un altro fan-film, House of Shells, diretto da Domiziano Cristopharo e sceneggiato addirittura da Andrea Cavaletto, che è una firma di talento del fumetto. Si tratta di un cortometraggio e, per il momento, ha avuto una proiezione a Lucca Comics & Games in accoppiata proprio con Vittima degli eventi, pur non essendo ancora approdato sul web. Vedremo lì come è andata, ma per il momento l’unico vero e magnifico Dylan Dog comparso in video è l’unico che non si chiama Dylan Dog ma Francesco Dellamorte, interpretato da Rupert Everett (che poi non è altro che il modello in carne e ossa a cui il disegnatore Angelo Stano si ispirò per dar corpo al personaggio su carta nel lontano 1986) e diretto da Michele Soavi per il capolavoro Dellamorte Dellamore, datato 1994 e ispirato all’omonimo romanzo del papà di Dylan, Tiziano Sclavi.

Roberto Giacomelli

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