Widows – Eredità criminale, la recensione

Per la quarta prova dietro la macchina da presa di un lungometraggio, l’inglese Steve McQueen si cimenta con un singolare heist movie, Widows – Eredità criminale, che trova nella denuncia politica e in un sottotesto sociale la giusta amalgama tra il cinema di genere e uno sguardo più autoriale.

Siamo a Chicago e il criminale Henry Rawlings rimane vittima di una retata della polizia mentre fugge insieme alla sua banda in seguito a un colpo milionario ai danni del gangster e aspirante politico Jamal Mannings. La vedova di Henry, Veronica, riceve in eredità l’agenda del marito in cui è descritto nei minimi particolari il prossimo colpo della banda, ma si fa carico anche dei debiti dell’uomo, tra cui i due milioni di dollari sottratti a Mannings e andati in fumo durante la retata. Messa con le spalle al muro, Veronica decide di mettere a segno proprio il colpo che stava preparando il marito ma per far ciò ha bisogno di aiuto e coinvolge Linda e Alice, vedove dei complici di Henry e anche loro messe alle strette dai debiti economici dei defunti consorti.

L’avvincente plot di Widows è il puntuale adattamento dell’omonima miniserie inglese creata da Lynda La Plante nel 1983, che sposta l’azione da Londra alla Chicago dei giorni nostri e dona un aspetto multirazziale al cast. A buttar giù questa trasposizione è lo stesso McQueen affiancato dalla talentuosa scrittrice Gillian Flynn, autrice del libro da cui era tratto Gone Girl – L’amore bugiardo e la serie HBO Sharp Objects.

La prima cosa che balza all’occhio dello spettatore che sceglie di vedere Widows è che non si tratta del canonico crime a cui Hollywood ci ha abituato. Nonostante alcune dinamiche siano chiaramente una scelta commerciale per il pubblico dei multisala – si vedano i colpi di scena e un cast di sicuro richiamo – a McQueen non interessa fare un ennesimo e stanco Ocean’s qualcosa. Widows va oltre il discorso rapine, criminali e ritorsioni e trova una dimensione personale nel descrivere una società multietnica popolata da uomini e donne che non riescono ad integrarsi. Il crimine ne è una conseguenza? Può darsi, ma perfino gli esponenti di una politica corrotta, bianca e razzista come i Mulligan hanno le mani in pasto nella peggior criminalità e si fanno la guerra con un gangster che manda a pestare e uccidere chi lo ostacola.

È un mondo oscuro e pessimista quello descritto da McQueen, che fonda le basi per il futuro sull’azione di un quartetto di donne disperate e combattive che prendono alla lettera la massima homo homini lupus.

Le oltre due ore di durata di Widows, sicuramente necessarie (e forse anche limitanti) per espandere la complessa rete di interazioni, volano letteralmente, supportate da un gran ritmo capace di alternare l’azione (verbale e fisica) con un’avvincente costruzione degli eventi. Passiamo dalla bellissima scena d’apertura, con rapina e fuga di Henry con la sua banda e il conseguente incidente in cui perdono la vita, alla sagace costruzione di tutti i personaggi, ognuno dei quali trova il giusto spazio, anche i più marginali, come l’autista dei Rawlings, interpretato da Garret Dillhaunt, o il vecchio Mannings, che ha il volto di Robert Duvall.

Ma il cast è proprio tra i punti forti di Widows – Eredità criminale. La scelta di Viola Davis nel ruolo di Veronica Rawlings sulla carta potrebbe apparire azzardata: attrice di grande talento ma con poco collante per certo cinema di genere (si veda la sua imbarazzante partecipazione nell’altrettanto imbarazzante Suicide Squad). Invece la fragilità mista a supponenza che dona alla protagonista di Widows da la perfetta quadratura del cerchio in un film che vuole essere sostanza prima che forma. Ma se la cavano bene anche le sue “colleghe” Michelle Rodriguez, che ossimoricamente è la vedova del gruppo che non sa sparare e ha difficoltà a guidare, e soprattutto Elizabeth Debicki, fragile neo-escort immigrata dalla Polonia che mostra il migliore (e maggiore) arco di crescita caratteriale in tutta la vicenda. Un po’ sacrificata Cynthia Erivo (7 sconosciuti a El Royale) che entra in scena troppo tardi, ma fornisce comunque gran personalità alla sua parrucchiera Belle. I ruoli maschili sono affidati al sempre grande Liam Neeson, che è un ambiguo Henry Rawlings, Colin Farrell nel ruolo del viscido politico Jack Mulligan, il bravissimo Brian Tyree Henry che è il temibile gangster Jamal Mannings e il Daniel Kaluuya di Get Out e Black Panther che fa suo cugino e braccio destro Jatemme.

Widows – Eredità criminale funziona in ogni sua componente, un crime di scrittura e recitazione che riesce a trovare il giusto compromesso tra cinema di genere e dramma d’autore. Al momento è l’opera di McQueen che meglio sintetizza la sua personalità applicata a ciò che il pubblico chiede.

Roberto Giacomelli

PRO CONTRO
  • Una storia avvincente e ben scritta.
  • Ottimi attori.
  • Nulla da obiettare.
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Valutazione: 8.0/10 (su un totale di 1 voto)
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Widows - Eredità criminale, la recensione, 8.0 out of 10 based on 1 rating
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