Wonder, la recensione

È inutile voler sembrare come tutti gli altri se la natura ti ha creato per distinguerti”.

In questa frase pronunciata da Via, la sorella del piccolo protagonista, c’è un po’ tutto il senso di Wonder, il riuscito film che Stephen Chbosky ha tratto dall’omonimo romanzo di R.J. Palacio.

In Wonder si racconta la storia di Auggie Pullman, dieci anni, nato con una malformazione cranio-facciale che non gli consente di vivere una vita come tutti gli altri bambini. Sottoposto a dozzine di delicati interventi, tra cui molti di chirurgia plastica, Auggie è cresciuto in una bolla di vetro, sempre sottoposto alle attenzioni dei suoi genitori. Quando giunge il momento di cominciare la prima media, la mamma di Auggie, che fino ad ora gli ha fatto personalmente lezioni scolastiche, decide di iscriverlo a una scuola pubblica e malgrado la reticenza del bambino, la grande avventura fuori dalle mura domestiche sta per cominciare. Come era facile aspettarsi, per Auggie la scuola è un territorio ostile e malgrado faccia la conoscenza di alcuni coetanei pronti ad accettarlo, ce ne sono altri intenti a fargli pesare il suo aspetto fisico anomalo.

Ma Wonder non è solo la storia del piccolo “elephant man”, ma anche di tutti coloro che lo circondano, delle vite che si incontrano con la sua, in particolare sua sorella – forse il personaggio più sottile e riuscito dell’intero film – interpretata da una bravissima Izabela Vidovic, che deve portare il peso dell’indifferenza in quanto sorella di un bambino speciale su cui si concentrano le attenzioni di tutti, dai genitori agli amici.

Il film ha una costruzione in capitoli, ognuno dei quali ha il nome di un personaggio e anche se tutto ruota attorno ad Auggie, ognuno ha il proprio spazio e viene approfondito in quanto la sua vita in qualche modo sfiora quella del piccolo protagonista.

Wonder è un film furbo, uno di quei successi annunciati (e infatti solo negli USA fino ad oggi ha incassato circa 110 milioni di dollari) che sa giocare bene con le emozioni del pubblico: è tutto ben calibrato perché c’è la componente emozionale mai troppo esagerata fino al patetismo, c’è il senso dell’avventura in quanto Auggie esplora letteralmente il mondo, c’è l’ironia perché di base la cifra predominate è quella della commedia. Furbo si, ma capace di gestire con intelligenza la sua spudorata vena acchiappapubblico.

Molto del merito va comunque attribuito al cast perfettamente assortito che va dagli ottimi genitori Julia Roberts e Owen Wilson all’eccezionale prova d’attore del giovanissimo Jacob Tremblay, che si è fatto conoscere con Room ed è comparso fino ad oggi in molti film (Somnia, Shut In, Il libro di Henry). Il ruolo di Auggie non è affatto facile, soprattutto se affidato a un bambino, e il lavoro svolto da Tremblay con la mimica degli occhi (visto il pesantissimo trucco) e con il corpo è davvero sorprendente.

Chbosky, che si era già cimentato nella regia con il discreto Noi siamo infinito e sceneggiatore del blockbuster disneyano La bella e la bestia, conduce il film con semplicità stilistica dando a Wonder l’aspetto di quelle commedie indie da Sundance. Ma il film ha almeno due momenti che non funzionano: uno è rappresentato dalla breve parentesi del campeggio, troppo frettolosa e palesemente inserita solamente per far progredire la trama senza aggiungere realmente nulla al film, l’altra la scena finale con le premiazioni scolastiche, che ha un sapore retorico e anche un (bel) po’ ipocrita nel modo che non avremmo voluto vedere in un film altrimenti perfettamente equilibrato e generalmente ben riuscito.

Wonder sarà nei cinema italiani dal 21 dicembre distribuito da 01 Distribution e Leone Film Group.

Roberto Giacomelli

PRO CONTRO
  • Un cast ben assortito e con attori di gran qualità.
  • Perfetto equilibro tra cifre narrative.
  • Una buona caratterizzazione di tutti i personaggi, anche quelli secondari.
  • La scena finale eccede in buonismo e ipocrisia.

Intervista a Julia Roberts

Making of del film Wonder

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Wonder, la recensione, 7.0 out of 10 based on 1 rating
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