X-Men: Dark Phoenix, la recensione

Il dodicesimo film della saga Fox sugli X-Men si lascia guardare con un pizzico di nostalgia crepuscolare perché ha il sapore dell’addio forzato.

X-Men: Dark Phoenix è l’ultimo film della saga dei mutanti Marvel, l’ultimo letteralmente, almeno della gestione 20th Century Fox. Ma, allo stesso tempo, non è un film pronto a dar l’addio ai sui personaggi, non lo è come lo è stato, ad esempio, in maniera intelligente e struggente Logan per quanto riguarda il personaggio di Wolverine. Dark Phoenix, invece, nonostante una chiusura dalla saga a costruzione circolare, è palesemente incline a proseguire le storie dei suoi splendidi personaggi, ad aggiungere dettagli alla mitologia, a sviluppare e argomentare la sempre complessa e complicata convivenza tra umani e mutanti.

Ma, col senno di poi, sappiamo che il film scritto e diretto da Simon Kinberg è un punto di arrivo, seppur forzato, e i magnifici personaggi creati da Stan Lee sicuramente avranno una nuova vita cinematografica in seno ai Marvel Studios. Questo è un dato che da una parte ci rassicura – qualunque fan dell’MCU ha sempre sognato di vedere Wolverine, Magneto & co. agire nello stesso universo dei loro beniamini – ma dall’altra rattrista perché un’epoca iniziata ben 19 anni fa, che di fatto è stata apripista dell’odierno trend cine-superoistico, si conclude “prematuramente”.

x-men: dark phoenix

Ma questo “finale” ci soddisfa?

La risposta è “ni”. X-Men: Dark Phoenix è chiaramente un film che ne ha passate molte e un po’ accusa le problematiche post-produttive di cui si è fatto carico, ma è anche un film molto compatto, orchestrato con la giusta enfasi nei momenti che la richiedono, con personaggi che abbiamo imparato ad amare e che comunque non deludono. Sicuramente un deciso passo avanti in confronto a X-Men: Apocalisse, ma comunque lontano da quell’armonia e freschezza che caratterizzavano X-Men: L’inizio.

Siamo nel 1992, quindi 9 anni dopo i cataclismi causati da Apocalisse; ora la convivenza tra umani e mutanti sembra sulla buona strada grazie alla costante collaborazione tra Charles Xavier e il governo americano, dal momento che gli studenti più dotati della Xavier School, guidati da Mystica, vengono impiegati per pericolose missioni di soccorso internazionale. L’ultima di queste vede il tentativo di salvataggio di un equipaggio di una navicella in orbita terrestre che sta per essere risucchiata da una misteriosa tempesta spaziale. Mystica e il suo team partono in soccorso e durante la missione Jean Grey viene risucchiata da quell’energia spaziale ma sopravvive assorbendola nel suo corpo. Tornati con successo sulla Terra, gli X-Men sono ancora una volta gli eroi di uomini e mutanti, ma Jean sta progressivamente cambiando: l’energia che ha assorbito sta lentamente prendendo il controllo su di lei, trasformandola in un’arma potentissima. Allo stesso tempo, una forma vivente extraterrestre è arrivata sulla Terra e ha preso sembianze umane, interessata proprio all’energia che possiede Jean, e per impossessarsene non si fermerà dinnanzi a nulla!

x-men: dark phoenix

Come di diceva, X-Men: Dark Phoenix è stato vittima di alcuni problemi di post-produzione che ne hanno visto un continuo rinvio sull’uscita a causa della necessità di rigirare buona parte del terzo atto del film che, stando alle dichiarazioni ufficiali, non aveva soddisfatto gli stessi realizzatori. Così, inizialmente previsto per una release internazionale nel novembre 2018, il film diretto da Simon Kinberg è stato prima spostato a febbraio 2019 e poi a giugno 2019, ad acquisizione di Fox da parte di Disney ormai avvenuta.

A opera ultimata si possono innanzitutto notare due cose fondamentali: il terzo atto, quello dunque rimaneggiato, è il più riuscito, con una lunghissima scena d’azione prima metropolitana e poi su un treno in corsa che lascia davvero il segno. Dunque, la produzione ha sicuramente agito per avere il risultato migliore possibile. L’altro dato, invece, riguarda lo sviluppo della Fenice Nera che dà titolo al film. La saga degli X-Men aveva già trattato l’arco narrativo della Fenice Nera nel fallimentare X-Men: Conflitto finale (2006), ad oggi il capitolo meno riuscito dell’intera saga cinematografica, che gli stessi realizzatori hanno voluto idealmente cancellare con X-Men: Giorni di un futuro passato. Se lì si era voluto semplicemente strafare trattando Fenice alla stregua di Venom in Spider-Man 3, quindi un elemento fondamentale che si perdeva nel mare magnum degli eventi, in X-Men: Dark Phoenix diventa il cuore pulsante di tutta la narrazione. Ma così come avvenuto in X-Men: Apocalisse, ci si rende conto che le potenzialità di eventi e personaggi sono troppo ampie per essere sviluppate in un solo film di appena 120 minuti. Forse ormai viziati dalla bontà narrativa dei film del Marvel Cinematic Universe, ci rendiamo conto che la narrazione su lungo periodo, con personaggi che si sviluppano nell’arco di più film, è il tipo di racconto più adatto e naturale per render giustizia ai fumetti al cinema. E Fenice, con il suo arco di trasformazione graduale che la porta ad essere la letale Fenice Nera, avrebbe senza dubbio meritato un più ampio margine narrativo.

x-men: dark phoenix

In Dark Phoenix è stato fatto senza dubbio un buon lavoro di sottrazione per imbrigliare il racconto nella durata (esigua) del film, ma si ha comunque la percezione della semplificazione con troppe sfumature e troppi elementi che rimangono inespressi. Lo stesso inserimento della razza aliena D’Bari è palesemente in funzione delle fasi di trasformazione di Jean Grey, risultando a conti fatti un pretesto per far si che il proverbiale fucile di Checov spari un colpo.

Simon Kinberg, sceneggiatore e produttore di grande esperienza, esordisce qui alla regia dimostrando una conoscenza dei personaggi che sicuramente gli gioca a vantaggio. Molto bravo nelle scene d’azione, muove bene le pedine della storia per far si che ognuno abbia il giusto spessore e una parte nell’azione con la già citata scena madre finale in cui c’è un esempio magistrale di gioco di squadra dei personaggi. Non mancano comunque personaggi sottoutilizzati come Quicksilver/Pietro Maximoff interpretato ancora da Evan Peters, che purtroppo fa pochissimo, e ci si chiede perché non inserire Psylocke, sopravvissuta in Apocalisse, che qui sarebbe stata perfetta ad affiancare Magneto, soprattutto se poi quest’ultimo è accompagnato da mutanti inventati appositamente per il film e francamente poco memorabili.

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Con un tono più intimista, dark e malinconico dei precedenti film, X-Men: Dark Phoenix ha sicuramente il pregio di un cast gigantesco formato da grandi attori: James McAvoy, Michael Fassbender, Jennifer Lawrence, Jessica Chastain, Nicholas Hoult, Evan Peters e poi i più giovani (ma talentuosi) Sophie Turner, Ty Sheridan e Kodi Smit-McPhee. Una sinergia di professionalità che ovviamente offre il meglio di se per dar vita a personaggi sfaccettati e memorabili.

Torniamo dunque a riflettere sulla fine prematura di un franchise che era rinato con successo nel 2011 e che forse avrebbe meritato una chiusura più pregnante e conclusiva. Ci auguriamo ora che gli X-Men, tra i personaggi più interessanti mai creati dalla Casa delle Idee, possano rinascere dalle loro ceneri proprio come una Fenice, più imponenti e brillanti che mai. Lo meritano.

Roberto Giacomelli

PRO CONTRO
  • Un film più intimista e contenuto che sa dare il giusto spazio a ogni personaggio.
  • Ottime scene d’azione.
  • Il cast è sempre stato un grande punto a favore degli X-men, in entrambe le incarnazioni generazionali di cui hanno goduto.
  • La saga della Fenice Nera avrebbe meritato più tempo per essere sviluppata a dovere.
  • Perché non c’è Psylock? Dai, apriamo una petizione si change.org per far rigirare scene con Olivia Munn! [ovviamente sono ironico]
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