Zombie contro zombie – One Cut of the Dead, la recensione

Che lo stato in cui versa il cinema degli zombi sia stanco, ciondolante e putrescente come i suoi protagonisti non è di certo una novità! A testimoniarlo, in primis, il trascinarsi ormai esamine della serie The Walking Dead, giunta alla nona stagione tra clamorosi cali d’ascolto e giudizi negativi di critica e fan: proprio quella serie che aveva donato “nuova vita” ai morti viventi. Ma si sa, lo zombi è una delle creature che più rispecchia l’andamento del mercato cinematografico orrorifico e la sovraesposizione è praticamente sempre destinata a generare una fase successiva di declino. In quella fase siamo proprio ora e lo testimoniano anche il correre ai ripari del mercato mainstream con vecchie glorie come Michale Myers, Pennywise e Predator, che hanno tanto il retrogusto del giocare in territori sicuri.

In un panorama di questo tipo fa la sua comparsa One Cut of the Dead (in Italia disastrosamente titolato Zombie contro zombie), che raccoglie la lezione dello zombie movie classico, la accartoccia, la getta via e reinventa tutto da zero dando “vita” a un qualche cosa di sorprendente e innovativo.

Ma attenzione horrorofili e zombie-fan, One Cut of the Dead non è assolutamente un film horror e neanche un film sugli zombi… o almeno, non solo! One Cut of the Dead è un film sulla realizzazione di un film sugli zombi. Che detta così potrebbe anche suonare come una descrizione poco invitante, ma l’energia e l’inventiva con cui il regista (quello reale) Shinichiro Ueda ha confezionato One Cut of the Dead lo rende un film irresistibile, oltre che unico nel suo genere.

In Giappone sta per nascere Zombie Channel e il produttore, tra i progetti iniziali, commissiona a un giovane team di filmakers la realizzazione di uno show in diretta, un film a tematica morti viventi da realizzare tutto in pianosequenza! Il regista Takayuki Higurashi accetta la sfida e il film si girerà in una centrale idrica abbandonata alle porte di Tokyo. Ma una leggenda metropolitana racconta che, in passato, il governo ha avviato degli esperimenti in quella zona, che sono andati a contaminare le acque della centrale con l’effetto collaterale di trasformare in mostri assetati di sangue chi le beve…

La premessa, ovviamente, è da film horror ed è proprio a un horror (molto ironico) che assistiamo nella prima mezz’ora di visione di One Cut of the Dead. Ma sappiate che la restante ora – senza anticipare troppo – è altro: altro genere, altro linguaggio, altre idee che trascendono l’horror per riflettere sul cinema e sul modo di fare cinema indipendente. Il giovanissimo Shinichiro Ueda, al suo primo lungometraggio dopo una gavetta con corti e l’episodio di un film collettivo (Neko Bunnoyon), si diverte a portare in scena una satira dell’entertainment che ha tanto un sapore autobiografico, ma lo fa con tale vitalità, ottimismo e senso dell’intrattenimento da vincere su tutto il fronte.

Con un cast di perfetti sconosciuti, tutti dannatamente in parte e con personaggi scritti con intelligenza, One Cut of the Dead mescola stili e si riempie di idee al punto tale da dar vita a un film completamente folle, per certi versi anarchico, a cui è impossibile non voler bene.

Presentato al Far East Film Festival 2018, dove ha vinto il premio del pubblico, e al TOHorror 2018, dove si è aggiudicato sia il premio della giuria che quello del pubblico, One Cut of the Dead è il perfetto esempio di piccolo film (costato solo 3 milioni di yen), realizzato come esame finale di un workshop di una scuola di cinema giapponese, ma ricco di idee e di entusiasmo.

In Italia vedremo One Cut of the Dead – Zombie contro zombie al cinema solo nei giorni 7-8-9 novembre distribuito come evento da Tucker Film. Da non perdere!

Roberto Giacomelli

PRO CONTRO
  • Ricco di idee e con più stili di regia frullati a dovere.
  • Divertente e divertito.
  • Il solito fare sopra le righe della cinematografia nipponica… a qualcuno può non piacere.
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