Al progredire della notte, la recensione

Al progredire della notte è un film del 2025 scritto e diretto da Davide Montecchi, qui alla sua seconda opera di genere thriller/horror dopo In A Lonely Place del 2016. Il film è disponibile sul canale CG TV Streaming e sulle principali piattaforme a partire dal 17 luglio, ed è una piccola gemma che merita un’occhiata dagli appassionati.

Claudia è un’aspirante attrice di 25 anni, affetta da grandi insicurezze e problemi di autostima. La ragazza si reca da sola in un paesino vicino Ferrara per tenere un corso di sopravvivenza in mezzo al bosco, consigliatole dal suo compagno Ludovico. Arrivata in stazione, Claudia non trova nessun taxi, così contatta Letizia, l’anziana proprietaria della casa dove ha trovato alloggio, che la recupera e la conduce presso l’appartamento. Letizia si dimostra cordiale, anche se un po’ strana e invadente. Nel corso della serata, Letizia decide di mostrare a Claudia una particolare radio con cui, a detta della signora, da anni pratica la metafonia, un fenomeno che le permette di comunicare con i morti. Claudia ne rimane dapprima stranita, poi affascinata e infine impaurita. Credendo che Letizia sia solo un po’ matta, Claudia si dovrà ricredere quando, scavando a fondo nel passato della misteriosa signora, scoprirà un oscuro segreto che metterà in serio pericolo la sua sopravvivenza.

Mescolando diverse influenze dal cinema di genere nostrano (su tutti, Dario Argento, Mario Bava e Pupi Avati), con un pizzico di Rosemary’s Baby e The Elephant Man, Montecchi firma un’affascinante fiaba dark dalle tinte horror e grottesche, che guarda al passato per raccontare tematiche contemporanee.

La prima parte del film (che ricorda, come premessa, il Suspiria argentiano) è quella più lenta e macchinosa, e bisogna stringere un po’ i denti per arrivare al succo del racconto. L’introduzione è caratterizzata da dialoghi volutamente artefatti e didascalici, che servono a far entrare lo spettatore nella psicologia dei personaggi, ma che spesso risultano forzati e innaturali. La recitazione stessa è convincente solo a tratti, nonostante Lilly Englert nei panni di Claudia e Lucia Vasini in quelli di Letizia si impegnino entrambe tantissimo.

Superato questo “scoglio”, il film diventa molto godibile e Montecchi regala un’esperienza visivamente accattivante e che sa inquietare a più riprese. Il regista costruisce un’atmosfera lugubre e malinconica, grazie ad un uso sapiente delle scenografie (che guardano al mondo dell’infanzia, contraltare del genere horror per eccellenza) e di una fotografia suggestiva, curata da Fabrizio Pasqualetto, che riesce a creare bellissimi giochi di luci e ombre restituendo vita propria agli oggetti che addobbano l’inquietante casa di Letizia. Molto buone anche le musiche di Enrico Zavatta e interessanti alcune soluzioni di montaggio, che integrano sequenze in stile “found footage” ad altre più oniriche e surreali.

Il film parla di indipendenza, della capacità di vincere le proprie insicurezze e rompere quelle catene che spesso ci tengono ancorati ad una realtà che ci fa soffrire, ma che non riusciamo ad abbandonare per paura di ferire gli altri o per scarsa autostima. Si parla di maternità e di come questa influenzi le vite di tutti noi, nel bene e nel male, e di come l’identità di ogni individuo abbia bisogno di “sbocciare” e prendere la propria strada durante la crescita. I fantasmi e la metafonia, in questo film, sono lo specchio delle nostre insicurezze, voci chiassose dell’inconscio che da un lato ci tengono ancorate al nostro passato, ma dall’altro ci chiedono di fare un passo in più per conquistare maggiore sicurezza e libertà.

Azzeccatissimo e particolarmente tragico è il personaggio di Clara, interpretata da Ioana Laura Jitariuc (davvero ottimo e convincente il suo make-up), simbolo di un’identità tenuta prigioniera che ha bisogno di conoscere il mondo e se stessa per non perdersi nei meandri dell’oscurità perenne.

Un piccolo film che sa ricreare le atmosfere di un cinema passato senza mai esserne una semplice imitazione e che, nonostante qualche ingenuità, ha moltissimo cuore e rispetto per il genere e per le tematiche affrontate.

Riccardo Farina

PRO CONTRO
  • Visivamente è un film molto curato.
  • Gli omaggi al cinema nostrano passato.
  • Le tematiche affrontate.
  • Il personaggio di Clara.
  • Nella prima parte i dialoghi e la recitazione sono un po’ troppo artefatti e impostati.
  • C’è qualche didascalismo di troppo.
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Valutazione: 7.0/10 (su un totale di 1 voto)
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Al progredire della notte, la recensione, 7.0 out of 10 based on 1 rating

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