Alpha, la recensione del film di Julia Ducournau
Alpha ha 13 anni e vive in un quartiere periferico di Parigi. La sua è un’adolescenza abbastanza difficile e sulla strada dell’autodistruzione, un déjà-vu per sua madre, che l’ha cresciuta da sola, e rivive con le sue bravate la tragica odissea di suo fratello tossicodipendente Amin. Quando Alpha torna a casa, ubriaca fradicia e con un tatuaggio amatoriale sul braccio, sua madre inizia seriamente a spaventarsi perché quel tatuaggio può voler dire contagio.
Il mondo, infatti, è sconvolto da una malattia venerea che trasforma progressivamente chi la contrae in statue di marmo. Non c’è ancora una cura e i malati sono inevitabilmente osteggiati dalla società.
Alpha inizia un percorso per accertarsi di non aver contratto la malattia attraverso l’ago con cui le hanno fatto il tatuaggio, nel frattempo diventa bersaglio dei suoi coetanei e solo il rapporto con il ritrovato zio sembra darle consapevolezza di cosa voglia dire essere emarginati.
Nel 2016, la parigina Julia Ducournau faceva il suo ingresso nel mondo del cinema lungometraggio con Raw – Una cruda verità, horror cannibalico, intimista e immerso nel sociale che fece guadagnare alla giovane regista il premio FIPRESCI alla Settimana Internazionale della Critica del 69° Festival di Cannes. Un importante biglietto da visita che ha permesso alla Ducournau non solo di partecipare in concorso a Cannes 74 con la sua opera seconda, il body-horror Titane, ma di vincere anche l’ambita Palma d’Oro.
Alpha, terzo lungometraggio da regista e sceneggiatrice, ha solcato anch’esso il concorso della Croisette, ma l’edizione 2025 non ha portato i risultati sperati perché non solo Alpha è rimasto a bocca asciutta, ma si è trascinato uno stuolo di feroci stroncature che ci dicono quanto certa critica abbia serie difficoltà a leggere i film. Perché non basta guardare un film, ma si deve anche saperlo vedere e il terzo bellissimo “horror” di Julia Ducournau chiede allo spettatore un minimo di predisposizione a saper andare oltre la superficie filmica.
In perfetta continuità con Raw e Titane, Alpha racconta la giovinezza femminile e la fragilità che si porta dietro la formazione psicologica di una ragazza. Anche Alpha parla del corpo in maniera estrema, confermando la palese influenza che il cinema di questa autrice ha da quello di David Cronenberg. Ma se Titane era esplicitamente body-horror nell’affrontare la fluidità di genere e l’ibridazione con la macchina, Alpha gioca più sottilmente con i temi legati alla mutazione.
Tutto inizia dalla pratica più comune e socialmente accettata di modificazione corporea: il tatuaggio. Però siamo nel 1990, in una società distopica che al posto dell’HIV (o parallelamente, questo non è spiegato) ha visto la diffusione di un’altra malattia venerea che trasforma il corpo in marmo. L’ago contaminato di una macchinetta rudimentale per tatuaggi può essere fatale, così come può esserlo un rapporto sessuale non protetto o una siringa sporca. Quindi, un piccolo gesto di ribellione o incoscienza come un tatuaggio fatto da un coetaneo a una festa può innescare una delle mutazioni corporee più estreme e letali.
Una stramba “A”, che somiglia al simbolo dell’Enterprise, da inizio a una serie di eventi che portano l’insofferente Alpha a sbattere la testa contro l’ottusità della società che la circonda e la cattiveria (stupidità) dei suoi coetanei, ma anche a riscoprire il rapporto con sua madre e, soprattutto, con suo zio, che aveva completamente dimenticato. Quest’ultimo, interpretato da un magnifico Tahar Rahim (Il profeta, Madame Web) che ha perso ben 20 chili per questo ruolo, è la figura emblematica nel percorso di crescita della ragazza perché la mette faccia a faccia con il suo passato, un passato rimosso che sembrava completamente perduto, e col suo presente, fatto di emarginazione e auto-distruzione.
Zio Amin è il deus-ex-machina di tutta la vicenda, una luce in fondo al tunnel non solo per Alpha, ma anche per sua madre interpretata da Golshifteh Farahani (Tyler Rake, Leggere Lolita a Teheran, Guglielmo Tell), costantemente messa alla prova nel salvare vite, che sia per professione (è medico) o solo per preservare i suoi affetti.
Ma per comprendere a fondo il senso del film bisogna prestare attenzione alla lezione del professore di Alpha interpretato da Finnegan Oldfield (Cut! Zombi contro zombi, Vermin) quando chiede ai suoi studenti il vero significato della poesia di Edgar Allan Poe Un sogno dentro un sogno, un significato che proprio Alpha riesce a cogliere perché, come l’autore americano, sta attraversando un periodo di disagio vicino al baratro della disperazione. La stessa cosa, però, vale anche per la mamma di Alpha che, come Poe, si è “persa” nel “Vento Rosso” e si è rifugiata nell’illusione, trascinando con se la figlia.
Julia Ducournau non prende la strada più semplice per condurre lo spettatore nel percorso di crescita di un’adolescente e nell’elaborazione del lutto di sua madre, anzi ci sbatte in faccia proprio il percorso più tortuoso, quello fatto di ostacoli e tanta buona volontà nel superarli. Inoltre, esattamente come accadeva in Titane, l’autrice gode nel confezionare un cinema respingente e ostico, che crea domande invece di dare risposte. Quindi non aspettatevi una visione leggere, Alpha non lo è, e soprattutto sappiate che quando inizieranno a scorrere i titoli di coda, non tutti i nodi saranno venuti al pettine. Ma la delicatezza e la credibilità con i quali viene affrontato questo coming of age sono esemplari, così come il volto incredibilmente espressivo della giovane Mélissa Boros che veste i panni della protagonista.
Inoltre, Julia Ducournau conferma un talento incredibile nel trovare il punto giusto in cui posizionare la macchina da presa, lo stesso talento che ha nel raccontare l’universo femminile borderline e nel dirigere i suoi attori. Se in Titane era Vincent Lindon a risultare particolarmente magnetico, qui è Tahar Rahim a offrire un’interpretazione meritevole di qualsiasi premio.
Alpha non è un film facile, dunque, sicuramente chiede una particolare predisposizione dello spettatore alla ricezione, come del resto i precedenti film dell’autrice, ma se si riesce a cogliere il senso dell’operazione (meno ostico di quello che qualcuno vi potrebbe dire), allora si tratta di un bellissimo viaggio emotivo nella vita turbolenta di una madre e una figlia.
Alpha arriva nei cinema italiani dal 18 settembre 2025 distribuito da I Wonder Pictures.
Roberto Giacomelli
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